venerdì, 28 aprile 2006

don_chisciotte"Non ci sono piccoli ruoli, ci sono solo piccoli attori" (Konstantin Sergeevic Stanislavskij).

Viva la follia del cavaliere della Mancha, le sue lotte "assurde" e "inutili".

I corretti, precisi, borghesi, equilibrati benpensanti, le chiamerebbero "paranoie" (se il termine non suonasse loro troppo giovanile), non battaglie.

E viva Sancho, l'amico fedele che non ha vergogna della "follia" del suo compagno....

A tutti i miei amici....

albatros900
Permalink ¦ commenti (7)¦ commenti (7)(popup)
temi :

mercoledì, 26 aprile 2006

Keine Metaphisik mehr.

metafisica

"Niente più metafisica", era il grido dei positivisti ottocenteschi, usciti dalla sbornia di idealismo romantico.

Io, invece, in questo anno sesto del terzo millennio, dico "Un po' più di metafisica"! E lo dico in senso etimologico: metà-tà-physica, oltre le cose fisiche, la mera materia.

Guardandomi intorno, mi accorgo che manca spesso uno sguardo rivolto a ciò che non sia semplicemente materia, immagine, apparenza. Non vuole essere il solito discorso moralistico sulla società dell'immagine! Niente morale, qui si parla di cose concrete, almeno quanto lo sono le immagini. Parlo delle emozioni, della condivisione di stati d'animo, dell'attenzione per le "cose piccole", per i dettagli, laddove spesso si tende a giudicare dalle cose grandi e "chiassose", dai gesti magniloquenti. Parlo anche, però, di ciò che pure è materia. Parlo del cielo, delle nuvole, del tramonto, della luna (ci fa compagnia ogni giorno, meglio ogni notte, lassù....perchè non lanciare mai un'occhiata verso di lei? E non è che fare questo debba significare necessariamente avere un animo "leopardiano"!).

Perche' guardare un prato solo come un supporto su cui fare il pic-nic o come un campo di calcio, e non vederlo anche come un "regno" dove vivono mille vite, e magari andarle a scovare, a osservare?

Perchè vivere la spiaggia d'estate solo fin che c'è qualche belloccia o belloccio da rimorchiare, e non fermarsi fin dopo il tramonto, quando non c'è più nessuno? (Chi mi conosce sa che questa del tramonto in spiaggia è una mia autentica ossessione!)

Perchè non entrare in un castello e sfiorare le mura che secoli di mani hanno sfiorato prima di noi, anzichè vivere quel posto solo come una visita turistica da aggiungere al proprio carnet culturale, con un occhio sempre all'orologio?

Anni fa andai con un mio carissimo amico in una vecchia fabbrica abbandonata, vicino Monterotondo, dove un tempo si producevano laterizi. L'edificio, mastodontico, era stato dismesso da almeno una ventina di anni, e portava tutte le tracce di tale abbandono. Polvere, resti di vita che fu,  attrezzi di lavoro arruginiti, e quant'altro si possa trovare in un posto simile. Ricordo ancora nitidamente le emozioni di trovarmi in quel luogo (certo non turistico!), di girare per gli immensi spazi e immaginarvi al suo interno le vite, il sudore, la fatica, le gioie, le lotte (sindacali?), la vita e forse la morte di tante esistenze passate per di là. Evocarle era un modo per riportarle in vita, e sentire che in fondo quel luogo non era ancora morto. Il mio amico faceva bozzetti per un esame dell'Accademia di Belle Arti (era lo scopo primario per cui eravamo in quel posto), io vagavo alla ricerca di qualche traccia ancora...

E' metafisica, tutto questo? Non credo. In fondo sto parlando di cose ben concrete. O meglio, sto parlando di sensazioni che scaturiscono da cose concrete. Dunque è metafisica (nel senso che dicevo all'inizio) e fisica al tempo stesso.

Voglio guardare la materia e ciò che le si nasconde dietro, e voglio dare materia alle emozioni. Forse per questo amo scrivere. Anzi, sicuramente. Saranno i miei compagni di viaggio a dirmi se qualche volta ci sarò riuscito...

Voglio che i miei occhi siano sempre pronti alla meraviglia e alla sorpresa: sono loro, e non i piedi, quelli che davvero mi conducono.

albatros900
Permalink ¦ commenti (7)¦ commenti (7)(popup)
temi :

lunedì, 24 aprile 2006

Camporsevolim'è cara la Toscana, e i suoi castelli, boschi, campi, casali, fili spinati abbattuti dal vento della Val d'Orcia, i ricordi legati ad essa, zolle, calanchi "incendiati" dal sole d'Agosto, tratturi, terra e aria, il sommo Poeta....

Albatros vola sulla tosca terra!

albatros900
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
temi :

lunedì, 24 aprile 2006

Davanti ai miei sensi.

"Mangio un poco di cena alla chiara finestra.

Nella stanza è già buio e si vede il cielo.

A uscir fuori, le vie tranquille conducono

dopo un poco, in aperta campagna.

Mangio e guardo nel cielo - chi sa quante donne

stan mangiando a quest'ora - il mio corpo è tranquillo;

il lavoro stordisce il mio corpo e ogni donna.

Fuori, dopo la cena, verranno le stelle a toccare

sulla larga pianura la terra. Le stelle sono vive,

ma non valgono queste ciliegie, che mangio da solo.

Vedo il cielo, ma so che tra i tetti di ruggine

qualche lume già brilla e che, sotto, si fanno rumori.

Un gran sorso e il mio corpo assapora la vita

delle piante, dei fiumi, e si sente staccato da tutto.

Basta un po' di silenzio e ogni cosa si ferma

nel suo luogo reale, così com'è fermo il mio corpo.

Ogni cosa è isolata davanti ai miei sensi,

che l'accettano senza scomporsi: un brusìo di silenzio.

Ogni cosa nel buio la posso sapere

come so che il mio sangue trascorre le vene.

La pianura è un gran scorrere d'acque tra l'erbe,

una cena di tutte le cose. Ascolto i miei cibi nutrirmi le vene

di ogni cosa che vive su questa pianura. Non importa la notte.

Il quadrato di cielo

mi sussurra di tutti i fragori, e una stella minuta

si dibatte nel vuoto, lontana dai cibi, dalle case, diversa.

Non basta a se stessa, e ha bisogno di troppe compagne. Qui al buio,

da solo,

il mio corpo è tranquillo e si sente padrone".

(Cesare Pavese)

Quando si è pronti a rinunciare a tutto, si è pronti a tutto guadagnare....

albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :

sabato, 22 aprile 2006

QUIETE PAPERA.

quiete papera

Ecco un'immagine che mi da' una calma, meglio...una quiete papera! Cio' che ho sempre amato dei fumetti di Paperino, e' il fatto che riescono a "trasportarmi" in una sorta di realta' parallela, dove ogni contrasto sembra appianarsi (o non esistere affatto), dove regna un senso di relax così difficile da raggiungere nella vita "reale". E' vero, la vita e' (anche) una battaglia...ma talvolta c'e' bisogno di riposare per tornare più carichi. A volte c'e' bisogno di un'amaca, una bibita, un buon libro, un albero sotto cui stare....non fare nulla! Forse leggere, o parlare con qualcuno....ma anche semplicemente non fare nulla. Assolutamente nulla! Paperino e' uno strumento efficace a questo scopo! La cosa strana e' che, anche da piccolo, non ne sono mai stato un assiduo lettore, non so perche', eppure l'ho sempre amato come personaggio, e tuttora lo amo. Perche' appunto il "suo" mondo e' bello, serenamente malinconico a volte (come me). Lui non molla mai, eppure non e' un vincente; non vince quasi mai, eppure non e' un perdente; non e' ricco, eppure lo si puo' invidiare; non ne azzecca mai una, eppure....se penso ad una possibile immagine della felicità, Paperino potrebbe impersonarla.

Buona quiete papera!

albatros900
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
temi :

venerdì, 21 aprile 2006

..."se vuoi diventare folgore, dovrai restare a lungo nube"...

(me l'ha detto una mia cara amica, nicla)

albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :

venerdì, 21 aprile 2006

dickens

...d'altri tempi...

albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :

giovedì, 20 aprile 2006

SEGNALI DI VITA. SEGNALI DI MORTE.

segnali di vita:

un abbraccio forte, energico, sincero.

colleghi superiori di grado che ti trattano come fossi pari a loro, pur non essendolo.

una persona che si arrabbia con te perche' vuole un rapporto autentico, o perche' vuole vederti piu' spesso.

una persona che reagisce ai tuoi comportamenti, giusti o sbagliati, che prende posizione, che non resta indifferente qualsiasi cosa tu faccia.

una persona che non ti condanna e continua ad amarti qualsiasi cosa tu faccia!

i raggi del sole prima del tramonto, su un prato, sulla riva del mare, o sul terrazzo di castel s. angelo.

il sorriso di una ragazza che ti piace, che rivolge solo a te, non a chiunque incontra sulla strada.

chi parla bene alle spalle.

l'unicita'. l'autenticita'. la condivisione

segnali di morte:

i finti sorrisi, l'ipocrisia.

far finta di aver a cuore la vita dell'altro, quando non te ne frega nulla.

l'arroganza di chi si fa forte del suo ruolo o della sua "divisa" (qualunque essa sia) per prevaricare gli altri.

chi si sente protetto da quel ruolo per schiacciare gli altri.

chi e' forte solo se e' in gruppo.

il sentirsi persone di valore in base a quello che si fa, e non in base a quello che si e'. ovvero, sentirsi persone di valore, e non lasciare che siano gli altri a pensarlo, eventualmente.

parlare male alle spalle.

....non essendo noi solo bianco o solo nero, ognuno di noi e', o rischia di essere, di volta in volta, segnale di vita e segnale di morte. "verme immondo e angelica farfalla", diceva Arrigo Boito.

la sfida e' cercare di essere segnale di vita quando chi ci circonda lo e' di morte, e viceversa credere che ci sia sempre qualcuno che possa "redimerci" quando siamo noi segnale di morte.

albatros900
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
temi :

mercoledì, 19 aprile 2006

Verso la terraferma. Liberi prigionieri.

"Ho una frase da pronunciare;

breve, forse, ma ripiena della mia vita"

(Michel Quoist)

Ho sollevato lo sguardo e ho visto un'immagine che mi ha spiegato il senso del nostro incontrarci...

Una spiaggia assolata, la cui sabbia giaceva, inerte, a ricevere gli schiaffi del mare, e su di essa -incastonata tra i granelli quasi fosse un prigioniero troppo debole per ribellarsi alle catene- la vecchia carcassa di una barca di pescatori.

Consumata e rosicchiata dal tempo, dall'acqua, dalla fatica, lo scafo era lì, apparentemente impassibile e forse quasi felice di poter finalmente riposare; la sua prua, però, si protendeva verso la terraferma con un'espressione (se così posso dire d'una barca!) di tenace ostinazione. Sembrava quasi che volesse mangiare a brano a brano quel tanto di sabbia che la separava da una nuova vita, lontana ormai dai pericoli e dalle incertezze dei flutti.

Quella barca mi commosse, e pensai quanto formidabile dev'essere l'impeto di chi si affaccia con speranza ad un nuovo approdo, dopo aver tanto, troppo tempo patito la precarietà dell'esistenza precedente! Quanto formidabile e luminoso il sorriso rivolto da costui al primo essere incontrato sul suo nuovo, misterioso cammino!

Allora ho visto in quella barca, e in quella sabbia che l'accoglieva, tutti gli sguardi, tutti gli abbracci, tutte le interminabili carezze e i sospiri dei nostri incontri; di noi, affamati di relazioni, di parole da scambiare, e di silenzi da condividere, e di lezioni di imparare (non sui libri, no!), e di perdoni da ricevere, e di grazie da donare. Ho visto in quella barca l'incontro di vite che le avversità non fiaccano, che le tempeste non sedano, che le acque non bagnano e il sole non asciuga.

Noi tutti veniamo da luoghi differenti, pensando sempre di dirigerci altrove da dove in realtà siamo o arriviamo, e lungo il percorso incrociamo i nostri passi, fermandoci a guardarci. Noi siamo quella barca (logora e provata certo, non doma) che tanto fratelli circondano, come i granelli di sabbia; in apparenza essi sembrano rallentare la nostra affannata corsa verso la terraferma, e quasi come fossero catene cerchiamo di liberarcene per proseguire soli il nostro viaggio. Ma dove mai dovrebbe portarci quel viaggio, se non proprio a lambire quella sabbia, e da essa farci sporcare?

Adesso volgiamo lo sguardo al mare dietro di noi, i suoi flutti appaiono qualcosa di lontano, i suoi perigli distanti, e l'angoscia che avemmo nel cuore, forse, dileguata; ora la sabbia ci accoglie, ci frena, ci imprigiona, ma è proprio essa a salvarci, a indicarci la direzione della terra. Di una vita piena.

Eccoti, amico mio, ti ho trovato infine!

Tu sei i volti che ho sognato,

Tu sei le mani che non ho stretto tra le mie,

Tu sei le lacrime che ho pianto,

Tu sei le parole che non ho detto,

Tu sei il silenzio che mi atterrì,

Tu sei il buio in cui sognai,

Tu sei l'acqua che non mi bagnò,

Tu sei il cibo che non mi saziò.

Ma ora sei qui, respiro vivente

Non ombra o fantasma,

Ma sangue, e vene, e nervi, e pulsazioni.

L'immensa mia vita passata, come un'indecifrabile distesa d'oceano, m'ha portato a questo incontro. Ecco il senso di tante paure, di tante solitudini, della speranza disillusa, del rabbioso brontolio di quel mare in tempesta che diceva "è la fine!", sempre, sempre, sempre. Desolatamente.

Tutto doveva portarmi all'incontro. Unico, emozionante, irripetibile, eppure così inaspettato e vivificante da rinnovarsi ogni volta che due creature entrano in relazione tra loro.

Forse che la tua vita mi sarà d'inciampo?

No, dico, la tua vita darà senso alla mia; la tua lotta darà forze alla mia.

Nell'eterno svolgersi di una vita d'incontro...

albatros900
Permalink ¦ commenti (1)¦ commenti (1)(popup)
temi :

martedì, 18 aprile 2006

prigioniero

prigioniero libero...

albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :

martedì, 18 aprile 2006

Frammenti di una notte d’estate

 

Stanotte ti ho vista

Addormentarti

Vicina a me

E il Sonno posarsi morbido sui tuoi

Occhi

E cullarti nei sogni

Di una vita appena sbocciata.

Stanotte ho sognato

Di occupare

Quello spazio tra le parole e il silenzio,

quando le nostre anime si guardano negli

occhi

e si librano alte a cercare una

stella

nel cielo!

 

 

Stanotte ti ho sentita

Respirare piano,

ho guardato i tuoi

occhi

dolcemente chiudersi

mentre il Sonno,

placido conquistatore,

si impossessava del tuo corpo,

con notturna tenerezza.

Stanotte tra i tuoi capelli

Spettinati dal vento

Ho visto volare un pensiero

Che ha preso la via del cielo

Per perdersi poi chissà dove…

Era la felicità.

Che accarezza

con prepotente dolcezza

Le anime belle.

Per poi fuggirne via.

 

 

albatros900
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
temi : emozioni

mercoledì, 12 aprile 2006

COMINCIO DA UNA FERITA.

"In questo presente che sanguina ancora"

(Mallarmé)

Sembra quasi inevitabile che tutto debba cominciare sempre da una donna: la vita, e anche un semplice blog.

In questi giorni sul mio braccio destro fa bella (bella? mmmhhh) mostra di sé una ferita, a dir il vero non troppo estesa ma molto narcisista!

Me la sono procurata "lottando" (per gioco, naturalmente) con una ragazza, sulla panchina di una (bellissima) villa romana, di quelle che abbondano nella mia città. Ormai la piccola "sbucciatura" è quasi del tutto rimarginata, eppure nei giorni scorsi, strofinando continuamente sulla camicia, mi provocava un certo bruciore.

Ogni volta che avverto quel bruciore mi viene in mente la ragazza. Quella piccola ferita, dunque, mi ha fatto pensare a quante forme e modi troviamo noi uomini per evocare alla nostra mente persone che hanno attraversato la nostra strada, per un tempo piu o meno lungo, e tanto piu se quella nostra strada l'hanno segnata con il marchio dell'amore.

Lei mi ha dato gli spiccioli di una sua giornata, sul far del tramonto, scomparendo poi nella sua vita, nella quale io ho una parte marginale; ha respirato per qualche attimo quel vento che entrambi accarezzava sulla panchina, per poi riprendere la strada di casa, della sua vita. Quel bruciore e' il segno che lei e' passata dalle mie parti; ora che se n'e' andata avverto il vuoto che ha lasciato: per questo mi e' caro sentire quel bruciore, e vorrei che ancora per un po' quella ferita restasse sulla mia pelle, per trattenere ancora chi in realta' vuole andar via. Anzi, e' gia' andato via.

Ora si apre un nuovo lungo viale, come quello di una villa, ed io sono intento a percorrerlo, con l'emozione di chi va spedito verso nuove scoperte.

Fin che una nuova ferita segnera' un nuovo incontro.

albatros900
Permalink ¦ commenti (8)¦ commenti (8)(popup)
temi :

mercoledì, 12 aprile 2006

lungo il viale...
albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :

martedì, 11 aprile 2006

on a trip to cirrus minor, 1969

on a trip to cirrus minor, 1969

albatros900
Permalink ¦ commenti (4)¦ commenti (4)(popup)
temi :

martedì, 11 aprile 2006

PROLOGO.

"Un cimitero presso un fiume, oziare nell'afa meridiana,

ridere tra ciuffi d'erba e tombe.

giallo uccellino, non sei solo se canti e voli via

se ridi e ti allontani.

un salice piange nell'acqua, saluta le figlie

del fiume che giocano sulle rive frondose.

In un viaggio a CIRRUS MINOR ho visto un cratere nel sole,

dopo mille miglia di luce lunare"

(pink floyd, 1969)

albatros900
Permalink ¦ commenti ¦ commenti (popup)
temi :