MENTE LOCALE.
A Cristina.

Hans riprese il cammino. Con occhi mutati, ora, guardava la strada che gli si apriva innanzi. Aveva saggiato tutto l'amaro della caduta, e quella sensazione acre di sentirsi solo a procedere, senza poter contare su nessuno. Non perché nessuno ci fosse, ma perché nessuno lui voleva. Almeno fin che era nel fango. Ora rialzava la testa.
Quando si accorse che la sua mente spaziava di nuovo nei "cieli" in cui era abituato a volare, un senso di rivincita e di benessere si impadronì di lui, e quasi spiccò il volo!
Mente locale. Un'espressione che ho sempre amato. Mi rende l'idea del fare della propria mente un locale; spazioso, pieno di aria, accogliente. Capace di ospitare in sé miriadi di pensieri, emozioni, ricordi, brividi.....Sì, Hans tornava a volare, facendo....mente locale!
Nel locale di quel giorno entrò lei, con il carico di ricordi di quei brevi incontri dell'anno trascorso. Il sorriso tra i tavoli di una biblioteca. L'e-mail e un invito a sorpresa. La fuga da un banchetto di matrimonio e un incontro quasi clandestino nella periferia di Roma, dove nuovi palazzi aggrediscono i pascoli di un tempo...
In quel momento "mente locale" ispirava immagini in cui si intrecciano acqua, nuvole, sole, rocce. Camminare nel fango: sapeva bene cosa significasse questo. Sporcarsi le mani, sporcarsi l'anima. Un volo a capofitto, vertigini, paura e adrenalina. Precipitato giù, nell'abisso del proprio cuore, stordito dalla nausea del vivere....e di nuovo risalire. Vertigine di un'altitudine nuovamente riconquistata. Spaziare. Eccitazione dei sensi, brivido. Non fermarti, Hans. Il gabbiano per questo è nato, per questo conosce i confini del cielo; anzi, sa che il cielo non ha confini e il suo destino è segnarli provvisoriamente. Per dare un senso alla sua vita. E procedere oltre.
- Caro Hans, ma è davvero così importante che ci sia sempre qualcuno che ti sorrida?
- Sì, è molto importante.
- E quando smetterai di guardare i gabbiani volare?
- Dovrei smettere?
- Ti fai del male, così...
- Perché mai?!
- Punti sempre a qualcosa che rischia di essere troppo distante da te.
- Guarderò ancora me stesso, allora. Io sono un gabbiano.
Hans
ALBATROS.
"Sta con l'uragano"
"Spesso per divertirsi i marinai
prendono degli albatri, grandi uccelli dei mari,
indolenti compagni di viaggio delle navi
in lieve corsa sugli abissi amari.
L'hanno appena posato sulla tolda
e già il re dell'azzurro, maldestro e vergognoso,
pietosamente accanto a sé trascina
come fossero remi le grandi ali bianche.
Com'è fiacco e sinistro il viaggiatore alato!
E comico e brutto, lui prima così bello!
Chi gli mette una pipa sotto il becco,
chi imita, zoppicando, lo storpio che volava!
Il poeta è come lui, principe delle nubi
che sta con l'uragano e ride degli arcieri;
esule qui sta tra gli scherni, non lo lasciano
camminare le sue ali di gigante."
(Charles Baudelaire, 2 agosto 1861)
ABSYNTHE.

"Or dal cielo tu, artista giocondo,
alle tele incompiute sorridi,
e dell'arte, degli uomini ridi,
dipingendo coi raggi del Sol"
(Emilio Praga, morto la notte di Natale del 1875, all'alba del suo 36.mo compleanno, per gli effetti della dipendenza dall'alcol e dall'assenzio).
Essere sospesi nel vuoto pneumatico della realtà, e cercare talvolta un aggancio con il reale tramite la poesia, l'arte in genere. Ma potrebbe, questo, trasformarsi pericolosamente in un'ulteriore esilio dalla realtà. Esilio dolce, certo, carezzevole anche, ma pur sempre esilio. Il mondo circostante, invece, ci vuole qui, ben presenti, ognuno al suo posto.
Galleggiare sull'acqua come Ofelia, tra l'estasi e l'abbandono di sé (forse le due cose coincidono).
La morte e il sommo piacere a volte non sono separati che da una sottile, quasi impercettibile linea di confine. Quando sento una grande felicità in me, sento anche che accanto c'è una sorta di dolore, che difficilmente si può definire, catturare, razionalizzare. Felicità e dolore insieme: paradossale? Non so se sia qualcosa di ontologico dell'essere umano, o se sia il segno di un'incapacità di godere dell'attimo, prevedendo già il finire di quella sensazione. Non so quale delle due sia. Però se ci si pensa, lo stesso orgasmo, forma suprema e incontrollabile di piacere fisico, è anche una forma di sofferenza (questo -azzardo un'ipotesi- lo possiamo cogliere di più noi uomini). Nel punto sommo del godimento, non è assente un "piacevole" dolore fisico.
E' vero anche il contrario: pur nella più cieca delle sofferenze, una piccola fiammella alimenta il preannuncio di una rinascita. Ogni caduta a picco, rivela la possibilità di una risalita, di un nuovo volo. Non sempre ne siamo coscienti, non sempre ci vogliamo credere, ma appunto credo sia qualcosa di ultra-razionale, una sorta di istinto di sopravvivenza. Il suicidio (che sembrerebbe sconfessare l'impossibilità di un dolore cieco e assoluto) non è che un'altissima forma di amore alla vita, un altissimo sentire, così alto da essere intollerabile per chi lo prova. Non credo affatto che chi compie un gesto così estremo sia un vigliacco o uno che non ami la vita. Forse la ama a tal punto da non poterla vedere sfigurata da una propria ferita che brucia troppo. Certo, gli manca qualcosa, e non sto qui a fare l'apologia del suicida, ma vigliacco no, non lo è.
Molti suicidi hanno capito (e sentito) della vita assai più di molti presunti vivi.
"Viviamo ed amiamoci", non passi il nostro giorno senza che qualcuno abbia cantato con noi, riso, pianto, sperato, urlato e taciuto.
La meraviglia dell'incontro possa sorprenderci ancora una volta, proprio quando più nulla attendevamo; e proprio quando il sole sta tramontando, ancora dei raggi spuntano ad illuminarci, e noi li guarderemo con gli occhi intenti, e lo spirito sveglio.

CINEMATOGRAFO.(LAUDATOR TEMPORIS ACTI).

Amo il cinema muto. Anzi, adoro il cinema muto! Guardare quelle immagini incerte, un po' accelerate, consumate dal tempo, mi da' un'emozione sorprendente. Ricordo il film che mi ha fatto nascere questa passione: "La morte di Sigfrido", primo capitolo della saga dei Nibelunghi di Fritz Lang. Dopo quella visione, sono andato alla ricerca di rassegne, mostre, visioni d'essai, tutto quanto insomma potesse offrirmi l'occasione di altri viaggi in quel tempo passato. Ho seguito non so quante rassegne di cinema, visto non so quanti film (anche perché studiavo cinema all'Università)....ricordo con un po' di nostalgia -oggi il lavoro non mi lascia più certe libertà...- i pomeriggi d'autunno passati nelle salette del festival internazionale del cinema muto (organizzato ogni anno dal M.I.C.S.), a volte completamente solo nella sala! E qui veniamo ad un altro punto: sì, perché condividere questa passione con un altro essere bipede pensante è cosa pressoché impossibile! (A meno di non accontentarsi di uno/a di quegli/lle pseudo-intellettuali spocchiosi/e che lo farebbero magari solo "per darsi un tono"...ma in tal caso mille volte meglio la solitudine, ovviamente). Ho spesso immaginato, in queste mie peregrinazioni cinefile, "che bello sarebbe condividere questo con una ragazza che mi piace!". Ah, che fantasie! Ma dove la trovo una ragazza che viene con me a vedere un film muto... Sì, qualche tempo fa ce ne sarebbe stata una, ma forse sarebbe venuta solo perché le interessavo io, non il cinema muto! (Oddio, se il sentimento fosse ricambiato, potrei anche accettare un simile compromesso....purché la "lei" non si addormenti davanti allo schermo). Non nascondo che la troverei una situazione romantica, che appunto per questo vorrei provare con una donna. Visto che ci sono, mi spingo oltre: se una (ipotetica) ragazza che mi interessa, ricambiato, accetta (desidera) di venire a vedere un film muto, LA SPOSO!!!!!
Provo a immaginare....tardo pomeriggio, Accademia di Romania (Valle Giulia), saletta cinematografica, io e lei. film: "La morte di Sigfrido", oppure, meglio ancora in questo caso "Addio giovinezza" (dall'opera di Nino Oxilia, profumo primi Novecento). Dopo la proiezione, cena al ristorante L'A**** (dietro Ss. Apostoli), passeggiata per Roma notturna(rigorosamente giorno feriale), varie ed eventuALI.
Mmmmhhh, come al solito sto divagando. Ero partito dall'elogio del cinema muto e finisco nell'elogio del romanticismo da nostalgica assenza!! Cosa direbbe Freud a questo punto?
Dicevo: quando nel buio della sala scorrono le immagini antiche, e dal proiettore proviene il "gracchiare" della pellicola, quel rumore che si sente appunto perchè il film è muto (in alcuni casi infatti non c'è neppure il commento sonoro), e sembra di essere "proiettati" in un'altra epoca, di partecipare ad eventi mai vissuti realmente -quando avviene tutto ciò, mi convinco che davvero l'arte (in questo caso la cosiddetta settima) ha un potere enorme. Liberatorio, propulsivo, stimolante, eccitante, creativo. Non è qualcosa di diverso da quello che può avvenire di fronte a un quadro di Monet, di Van Gogh, un affresco del Quattrocento, e mille altri; di fronte a un'ardita architettura di Borromini e mille altri; ascoltando Chopin, Grieg o i Pink Floyd o mille altri; passeggiando in un campo d'estate; leggendo Dante, Manzoni, Ungaretti, Saint-Exupéry, Kundera o mille altri....insomma tutto ciò che porta il segno di una creazione (umana o divina che sia). (Tenersi per mano con la ragazza di cui sopra...).
L'assenza di colonna sonora nel film muto impone un'assoluta concentrazione sull'immagine, e a ben pensarci sarebbe lo scopo primo del cinematografo, quello che ne permise la nascita dagli esperimenti di fotografia, cinetoscopi e via dicendo. Eppure l'assenza di voci, dialoghi, suoni, fa credere erroneamente che esso sia noioso. E' solo che forse richiede uno sforzo maggiore per comprenderlo ed entrarci dentro.
Certo, ci sono film muti noiosi, esattamente come ci sono film sonori noiosi.
C'è un brevissimo cortometraggio, francese, mi pare della metà degli anni dieci, che si chiama "Amor pedestre" (interpretato dall'allora famoso comico Robinet), in cui tutta la storia è narrata inquadrando solamente i piedi e la parte finale delle gambe dei personaggi. L'effetto è incredibile, nel senso che si riesce a capire esattamente quello che avviene, solo da quei pochi dettagli. A suo modo è un "film" geniale, e geniale è l'interpretazione.
Il gesto, lo sguardo, le movenze, sono ovviamente fondamentali in una cinematografia di questo genere (questo spiega anche una certa teatralità della recitazione, il trucco vistoso, le scenografie evocative, etc.). Questo che dico è lapalissiano, certo. Ma in fondo voglio dire quanto tutto ciò abbia un valore anche simbolico, o almeno lo ha per me: il gesto, lo sguardo, le movenze....quanto sono rivelatori di una persona, e quanto è importante prestar loro attenzione, al di là delle parole che si dicono (troppe spesso; gli sguardi non lo sono quasi mai, a meno che non siano "violenti"). Torno di nuovo su una mia "ossessione": i particolari, che svelano molto più dell'insieme. Anche a livello di rapporti umani, non solo di realtà osservata. In questo senso il cinema muto rivela un'assonanza con il mio modo di guardarmi intorno, di intendere i rapporti, e anche -perché no?- di guardare all'amore uomo-donna.
Ecco anche, probabilmente, il perché di una mai sopita attesa di una ragazza che venga a vedere con me un film muto!
IL PRIMO MESE.
"Infin che 'l mar fu sovra noi richiuso"

Eccomi giunto al mio primo mese!
Per l'occasione voglio offrire, a chi "volerà" con me, qualche frammento di chi ha saputo scrivere delle emozioni meglio di me, qualche traccia che riemerge dal passato....
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa, che la rende così importante...Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
(A. de Saint-Exupery)
"Essere nuovi come l'alba, come la rugiada sul prato al mattino"
(D. M. Turoldo)
"Styska se mi po tobe"
(M. Kundera)
"Qualunque sia la tua sofferenza, la vittoria su di essa risiede nel silenzio"
(Isacco il Siro)
"Lift my soul, don't pull my heart" (Porta in alto la mia anima, ma non strattonare il mio cuore)
(mia)
"Ma se ti svegli ed hai ancora paura, ridammi la mano; cosa importa se sono caduto, se sono lontano?"
(F. De André)
"Come piombo pesa il cielo questa notte, quante pene e inutili dolori"
(F. Battiato)
"Omnia vincit amor, et nos cedamus amori"
(Virgilio)
"Noi e loro, dopotutto siamo uomini normali"
(R. Waters, Pink Floyd)
"Non e' il mondan romore altro ch'un fiato di vento, ch'or vien quinci e or vien quindi, e muta nome perchè muta lato"
(D. Alighieri)
"Torrei le donne giovani e leggiadre, e vecchie e laide lasserei altrui!"
(C. Angiolieri)
....come detto sono solo parzialissimi frammenti. Chissà quanti altri si potrebbero aggiungere!
Se penso che fino a qualche anno fa ero un assoluto antitecnologico, che odiavo i cellulari, i computer, se penso che ho scritto la tesi a mano (salvo poi "copiarla" su file), e via dicendo, e oggi festeggio il primo mese di un blog....ne è passata di acqua sotto i ponti! Beh, semplicemente ho capito che, a parte alcune eccezioni, non ci sono cose "cattive" in sé, molto dipende dall'uso che se ne fa, dalla libertà a cui non si è disposti a rinunciare. Se si domina il mezzo, quello stesso mezzo può diventare prezioso, e può veicolare sentimenti, emozioni, comunicazione, offre un'occasione in più per esprimersi insomma. L'importante è che al centro e al di sopra di tutto ci sia sempre la "persona". Che il mezzo non travalichi il fine!

Amo la notte perchè è silenziosa. Amo la notte perchè rivela solo ciò che occhi attenti vogliono vedere, percepire. Amo la notte perchè è discreta. Amo la notte non inondata di frastuono vano, effimero. Amo la notte di luci lontane, soffuse. Amo i suoni della notte in campagna, le strade deserte di Roma in un giorno feriale, i monumenti illuminati, i palazzi signorili rischiarati dalle luci dei lampioni. Amo la notte di Corso Trieste, di Piazza Verdi, la notte dei "miei luoghi"; ma anche la notte dei quartieri lontani, e le notti di Castelfusano. Amo quelle presenze silenziose che abitano l'oscurità, quel mondo al limite tra la realtà e l'immaginazione. Amo la zona d'ombra tra il silenzio e la parola, tra l'ignoto e il pienamente svelato. Amo il rumore della risacca del mare, mentre l'immensa distesa davanti preannuncia l'emergere di chissà quali mostri marini! Amo la notte che mi ricorda incontri importanti, grandi dialoghi fino al mattino. Amo la notte e la musica in macchina. Amo la strada che mi porta lontano, e domani, al mattino, mi sveglierò chissà dove, chissà con chi...
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Amo la tua bellezza silenziosa. Amo la tua bellezza discreta. Amo i tuoi particolari da scoprire. Amo il modo "circospetto" che hai di muoverti, di parlare, quasi a non far chiasso. Amo il fatto che non hai bisogno di mostrare le mutande dai jeans per farti guardare. Parli piano, sottovoce. Amo il tuo modo speciale di farti conoscere, poco a poco, come un tesoro che non può mostrarsi tutto in una volta. Sei un'anima bella, non puoi concederti a chiunque: chi vuole entrare nel tuo mondo, deve davvero volerlo. Amo la tua discrezione. Sei lontana dai discorsi mondani e pettegoli. Non hai bisogno di urlare, di agitarti, di dire "ehi, guardatemi, io ci sono!". Amo il tuo essere notte, ma notte luminosa, come un raggio di sole in pieno meriggio. Amo sentirti parlare, e poi tacere per lunghi tratti.
Tu, e la notte.
Affréttati, ti sto aspettando. Una notte ancora.