mercoledì, 28 giugno 2006

Uno spostamento di sguardo.

L'uomo, nonostante il cinismo, il materialismo, crede nell'infinito e nell'immortalità. Ditegli che non nascerà più un solo uomo sulla terra e si sparerà un colpo di pistola in testa. Hanno convinto l'uomo che è un essere mortale, ma di fronte alla minaccia che lo privino del suo diritto all'immortalità, insorgerebbe come se minacciassero di ucciderlo su due piedi. L'uomo è stato semplicemente corrotto. O meglio ci siamo tutti corrotti l'un l'altro. E coloro che pensavano all'anima, nel corso dei secoli sino ai nostri giorni, sono stati sterminati fisicamente e continuano ad esserlo. L'unica cosa che ci può salvare è una nuova eresia che rovesci tutte le istituzioni ideologiche di questo nostro infelice, barbaro mondo. La grandezza dell'uomo contemporaneo sta nella protesta. Gloria a colui che si dà fuoco per protesta davanti alla folla ottusa e priva di occhi, a colui che protesta sulle piazze, affrontando l'inevitabile repressione e a tutti coloro che dicono no agli approfittatori e ai senzadio. Elevarsi al di sopra della semplice attitudine a vivere, prendere coscienza praticamente della corruttibilità della nostra carne in nome del futuro, in nome dell'immortalità. Se l'umanità è capace di questo, allora non tutto è perduto, c'è ancora una possibilità. L'umanità ha sofferto troppo e la sensibilità alla sofferenza, un po' alla volta, in lei, si è atrofizzata. Questo è pericoloso.

(A. Tarkovskij, 9.IX.1970)

Da qualche giorno mi sto dedicando alla lettura di autori e testi orientali (dal più vicino Oriente "sovietico" a quello estremo, cinese e giapponese), che sono per me fonte di riflessione e di continuo stimolo. Sia per quanto riguarda l'aspetto più propriamente "emozionale" con la poesia, sia per quanto riguarda un modo di vita e di pensiero, con testi di filosofia o di edificazione in generale. E noto che, al di là dei luoghi comuni, davvero la sensibilità orientale rappresenta un'isola quieta, o quantomeno che mi spinge alla quiete. E tanto più me ne accorgo concretamente leggendo liriche orientali, nelle quali peraltro mi rendo conto di poter penetrare solo superficialmente, essendo "ontologicamente" occidentale! E' come un mare di cui riesco a lambire solo le onde che arrivano sulla battigia...ma quanta acqua c'è ancora, al di là di essa! Però, con rispetto e partecipazione, mi lascio coinvolgere da mondi diversi dal mio, da approcci diversi dal mio, da scritture diverse dalla mia. Mi arricchisco, e i miei orizzonti si allargano indefinitamente. Non è un inno al new age, di cui, in generale, non ho un'opinione positiva; è, invece, uno spostamento di sguardo.

albatros900
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martedì, 27 giugno 2006

La follia del pensatore-scrittore!

"Quando sei annoiato, seduto tutto il giorno davanti al tuo calamaio, annotando a casaccio le cose più disparate che ti vengono in mente, scopri che ciò che hai scritto è sufficiente a farti impazzire"

(Kenko Hoshi, poeta giapponese del XIV secolo che, per obbedire al suo destino, abbandona la tradizione religiosa di famiglia, la carriera di comando, ogni possesso e ogni potere conseguiti, la dignità del suo stesso nome, per diventare un monaco buddhista eremita)

albatros900
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sabato, 24 giugno 2006

"La grandezza di un'anima in parte si misura anche da quanto e di fronte a cosa è capace di inchinarsi rispettosamente e con devozione (e tenerezza)"

Andrej Andreevic Tarkovskij, 18 agosto 1976

(corsivo mio)

albatros900
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sabato, 24 giugno 2006

Visi-bilio.

la pace dei campi

"Ma, diradato il bosco, a me la verde

fiamma dell'erba illuminata un balzo

dava dai prati in pieno sole, un lampo

di fluente smeraldo. E dalla riva

scura dell'ombra mi credei mirare

masse di luce l'una in altra sciolte

come marosi e gurgiti di suono

che agli umani è silenzio.

Una beata

estasi allora m'invadea le membra

e l'irraggiante giubilo dell'erba

mi diventava in cuor lagrime e canto.

Oggi farò quel che vorrà la luce".

(Giorgio Vigolo)

albatros900
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sabato, 24 giugno 2006

Torna a splendere.

un attimo di riposo

grazie.
albatros900
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temi : arte

giovedì, 22 giugno 2006

rabbia

Tu lascerai ogne cosa diletta
 più caramente; e questo è quello strale
 che l'arco de lo essilio pria saetta.
 
 Tu proverai sì come sa di sale
  lo pane altrui, e come è duro calle
  lo scendere e 'l salir per l'altrui scale.
 
  E quel che più ti graverà le spalle,
  sarà la compagnia malvagia e scempia
  con la qual tu cadrai in questa valle;
 
  che tutta ingrata, tutta matta ed empia
  si farà contr'a te; ma, poco appresso,
  ella, non tu, n'avrà rossa la tempia.
Ferito, ma non ucciso.
albatros900
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martedì, 20 giugno 2006

Tracce di un pellegrinaggio. Parte prima.
"Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. Ella era in questa vita già stata tanto, che ne lo suo tempo lo cielo stellato era mosso verso la parte d'oriente de le dodici parti l'una d'un grado, sì che quasi dal principio del suo anno nono apparve a me, ed io la vidi quasi da la fine del mio nono. Apparve vestita di nobilissimo colore, umile e onesto, sanguigno, cinta e ornata a la guisa che a la sua giovanissima etade si convenia. In quello punto dico veracemente che lo spirito de la vita, lo quale dimora ne la secretissima camera de lo cuore, cominciò a tremare sì fortemente, che apparia ne li menimi polsi orribilmente... In quello punto lo spirito animale, lo quale dimora ne l'alta camera ne la quale tutti li spiriti sensitivi portano le loro percezioni, si cominciò a maravigliare molto, e parlando spezialmente a li spiriti del viso, sì disse queste parole: «Apparuit iam beatitudo vestra». In quello punto lo spirito naturale, lo quale dimora in quella parte ove si ministra lo nutrimento nostro, cominciò a piangere, e piangendo disse queste parole: «Heu miser, quia frequenter impeditus ero deinceps!». D'allora innanzi dico che Amore segnoreggiò la mia anima, la quale fu sì tosto a lui disponsata, e cominciò a prendere sopra me tanta sicurtade e tanta signoria per la vertù che li dava la mia imaginazione, che me convenia fare tutti li suoi piaceri compiutamente. Elli mi comandava molte volte che io cercasse per vedere questa angiola giovanissima; onde io ne la mia puerizia molte volte l'andai cercando, e vedeala di sì nobili e laudabili portamenti, che certo di lei si potea dire quella parola del poeta Omero: «Ella non parea figliuola d'uomo mortale, ma di deo». E avvegna che la sua imagine, la quale continuatamente meco stava, fosse baldanza d'Amore a segnoreggiare me, tuttavia era di sì nobilissima vertù, che nulla volta sofferse che Amore mi reggesse sanza lo fedele consiglio de la ragione in quelle cose là ove cotale consiglio fosse utile a udire.
incontro
Poi che furono passati tanti die, che appunto erano compiuti li nove anni appresso l'apparimento soprascritto di questa gentilissima, ne l'ultimo di questi die avvenne che questa mirabile donna apparve a me vestita di colore bianchissimo, in mezzo a due gentili donne, le quali erano di più lunga etade; e passando per una via, volse li occhi verso quella parte ov'io era molto pauroso, e per la sua ineffabile cortesia, la quale è oggi meritata nel grande secolo, mi salutoe molto virtuosamente, tanto che me parve allora vedere tutti li termini de la beatitudine. L'ora che lo suo dolcissimo salutare mi giunse, era fermamente nona di quello giorno; e però che quella fu la prima volta che le sue parole si mossero per venire a li miei orecchi, presi tanta dolcezza, che come inebriato mi partio da le genti, e ricorsi a lo solingo luogo d'una mia camera, e puosimi a pensare di questa cortesissima. E pensando di lei, mi sopragiunse uno soave sonno, ne lo quale m'apparve una maravigliosa visione. E mantenente cominciai a pensare, e trovai che l'ora ne la quale m'era questa visione apparita, era la quarta de la notte stata; sì che appare manifestamente ch'ella fue la prima ora de le nove ultime ore de la notte. Pensando io a ciò che m'era apparuto, propuosi di farlo sentire a molti li quali erano famosi trovatori in quello tempo: e con ciò fosse cosa che io avesse già veduto per me medesimo l'arte del dire parole per rima, propuosi di fare uno sonetto, ne lo quale io salutasse tutti li fedeli d'Amore; e pregandoli che giudicassero la mia visione, scrissi a loro ciò che io aveva nel mio sonno veduto".
Vorrei a volte tornare ai momenti primigeni di incontri con persone che mi hanno, più di altre, segnato nella vita. Le donne amate, l'amico...Rivedere l'impressione che mi fecero al principio, prima che scoccasse la scintilla dell'amore o dell'amicizia. Ripensare alle sensazioni iniziali che mi diedero, quello che pensai tornando a casa dopo quel primo incontro. Il loro volto, il mio volto. Probabilmente per molti di loro, il giudizio si è andato modificando con il tempo, magari inizialmente non era neanche tale da far prevedere che potesse "nascere" qualcosa...
La vita, invece, mi sorprese lungo il cammino, e mi fece dono di tanti incontri rimasti nel tempo. Ma quello che non può rimanere è quell'impressione. Quella è andata per sempre, e la custodisce solo un angolo segreto e insondabile della mente. Del rigoglioso albero della vita trattengo in me quel che le circostanze, la cura, la dedizione, la pazienza (mia e altrui) hanno reso "frutti"; il resto sono foglie, volate via al soffio del tempo...
Hans
(I testi riprodotti all'inizio sono tratti da La vita nuova di Dante Alighieri)
albatros900
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martedì, 20 giugno 2006

Spiffero millenario.

un pezzo del mio cuore

Dall'alto della rocca

lo sguardo volgendo

tutto m'infiammo.

Hans

(La rocca di Radicofani, nella Val d'Orcia. Uno dei miei luoghi del cuore. 20 giugno 1992)

albatros900
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sabato, 17 giugno 2006

quiete

...perdersi...

...ritrovarsi...

albatros900
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venerdì, 16 giugno 2006

US AND THEM. STATI D'ANIMO.
Dov'eri quando ero bruciato e spezzato?
Mentre i giorni scivolavano via dalla mia finestra?
Dov'eri quando ero ferito e inerme?
Perché le cose che dici e fai mi circondano
Mentre pendevi dalle labbra di qualcun altro
E morendo dalla voglia di credere in quello che senti
Guardavo fisso nel sole splendente
Perso nei pensieri e nel tempo
Mentre i semi della vita
e i semi del cambiamento venivano piantati
Fuori la pioggia cadeva scura e lenta
Mentre meditavo su questo passatempo pericoloso
ma irresistibile
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che era arrivato il momento
Di uccidere il passato e ritornare a vivere
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che l'attesa era iniziata
E sono andato dritto … nel sole splendente.
 
*********************************************************
 
Mentre ti guardi attorno nella stanza stasera
Siediti al tuo posto ed abbassa la luce
Vuoi il mio sangue? Vuoi le mie lacrime?
Cosa vuoi?
Cosa vuoi da me?
Dovrei cantare fino a non poterne più
Suonare queste corde fino a che le mie dita siano scorticate
Sei così difficile da soddisfare
Cosa vuoi da me?
Pensi che sappia qualcosa che non sai?
Cosa vuoi da me?
Se non ti prometto le risposte te ne andresti?
Cosa vuoi da me?
Dovrei starmene fuori sotto la pioggia
Vuoi fami diventare una ghirlanda di margherite per te?
Non sono quello di cui hai bisogno
Cosa vuoi da me?
Puoi avere tutto ciò che vuoi
Puoi lasciarti trasportare, sognare anche camminare sull'acqua
Tutto ciò che vuoi
Puoi possedere tutto ciò che vedi
Vendere la tua anima per il controllo completo
È veramente ciò di cui hai bisogno?
Puoi perderti questa notte
Guarda dentro non c'è niente da nascondere
Voltati e mostra la luce
Cosa vuoi da me?
 
 **************************************************************
 
Ho così paura degli errori che ho commesso
ne ho fatti ogni volta che mi sono steso
mi sento un tipo eccentrico con la mente a pezzi
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
sono rimasto perplesso
sin dalla prima pagina
ho vissuto ogni riga che hai scritto
portami giù, portami giù
dallo scaffale sopra la tua testa
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
vivo dove rimango
sullo scaffale come il resto
e l'epilogo suona come una canzone triste
ti prego, prendi la tua macchina fotografica
e usami ancora
e costruiscimi un tempo
in cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina.
 
 ***************************************************************
 immortali
 
In alto l'albatro sta immobile sospeso nell'aria,
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l'eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie,
ed ogni cosa è verde sotto il sole;
e nessuno ci mostra alla terra,
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all'erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra
Stranieri passano in strada
per caso due sguardi diversi si incontrano,
ed io sono te, e ciò che vedo sono io,
e ti prenderò per mano per guidarti nel paese,
ed aiutami a capire meglio che posso
e nessuno ci chiama a vedere l'alba,
e nessuno ci fa abbassare gli occhi,
e nessuno parla, nessuno cerca,
nessuno vola intorno al sole
Serena, ogni giorno ti mostri
ai miei occhi che si destano,
m'inviti, guardandomi, ad alzarmi,
e dal muro, attraverso la finestra
arrivano ondeggiando su ali di raggi di sole
un milione di ambasciatori splendenti del mattino
e nessuno mi canta ninne nanne
e nessuno mi fa chiudere gli occhi
così spalanco le finestre
e nuoto fino a te, attraverso il cielo.
 
 *********************************************************
 
Ricorda un giorno prima d'oggi
un giorno di quando eri giovane
Libero di giocare insieme col tempo
La sera non arrivava mai
Canta una canzone che non può esser cantata
Senza il bacio del mattino
Regina tu sarai se lo desideri
Cerca il tuo Re
Perché oggi non possiamo giocare?
Perché non possiamo rimanere come allora?
Arrampicati sul tuo melo preferito
Prova ad afferrare il sole
Nasconditi dalla pistola del tuo fratellino
Sognati fantasticando
Perché non possiamo raggiungere il sole?
Perché non possiamo soffiare via gli anni?
Soffiarli via…
Un soffio ancora...
Hans
albatros900
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giovedì, 15 giugno 2006

In (dis)ordine sparso.

"Solo una lacrima, forse una sola,

dal mio ricordo germoglierà"

(Fabrizio De André)

conto alla rovescia!

Avete mai notato che, nella maggior parte dei computer, i tempi di attesa di caricamento di un'immagine, di un sito, di un collegamento telematico insomma, vengono scanditi da una piccola clessidra che compare accanto alla freccetta? Certamente sì! Quello, però, che mi faceva riflettere è che venga utilizzato uno dei più antichi sistemi di misurazione del tempo, proprio in uno strumento che è quanto di più moderno si possa conoscere! Insomma, trovo curiosa questa commistione di arcaico e tecnologico; se vogliamo, questa necessità di mantenere sempre un contatto, anche irrisorio, con la realtà che ci ha preceduto. Facendo un parallelo, sarebbe come alimentare una Ferrari a carbone!

Di palo in frasca. Riflettendo sulla realtà "virtuale" dei blog, mi veniva in mente che magari nella vita di tutti i giorni, tra i mille volti che si incrociano nelle nostre giornate, oppure nei nostri viaggi, chissà quanti volti dei blog abbiamo inconsapevolmente incrociato! Che poi un blog diventi un appuntamento frequente (i "linkati"), oppure resti una visita sporadica o unica dispersa nella navigazione internettiana (la maggior parte dei casi, forse), mi piace pensare che ci si veda senza vedersi, ci si incontri senza incontrarsi, ci si conosca senza presentarsi...

...e magari quel volto che ho visto sull'autobus, è quello che ieri sera mi ha lasciato un commento anonimo, o quel saluto ricevuto per strada è quello che io ho "visitato" un mese fa...

Belle queste inafferrabili trame dell'esistenza! Come pulviscolo ci sovrapponiamo l'uno all'altro, non basterebbe una vita per raccontare di tutte queste vite! E se anche se ne scrivesse, non basterebbe una vita per leggerle!

Salute a voi, sconosciuti e conosciuti compagni di viaggio!

Hans

E quando sarà il momento

di voltare la clessidra?

Quando mi chiamerai fra mille moltitudini?

Sarò pronto allora?

Come risuonerà allora il mio nome?

Saprò riconoscerti, mia ora?

Saprò accoglierti?

Quando l'angelo volterà la clessidra

voi, miei compagni, mi sarete accanto

e accompagnerete il mio volo.

Le nostre mani si stringeranno ancora una volta,

i nostri sguardi si abbracceranno,

oltre il confine di questo tempo

non più effimero.

albatros900
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mercoledì, 14 giugno 2006

"Tempus ager meus"

(J. W. Goethe)

Ci sono momenti in cui il sangue, che sembrava essersi fermato nelle vene, ricomincia a scorrere impetuoso, e la vita assume un colore diverso, più splendente. Momenti in cui hai voglia di "aggredire" i tuoi giorni, violentarli fino a farne nascere qualcosa di degno, di memorabile (...), di indimenticabile. Sono i momenti in cui puoi partire verso qualsiasi destinazione, o semplicemente, restando, creare grandi cose. Dare grandi gioie a chi hai accanto. Dare, insomma, un senso pieno e convinto alla tua giornata.

Mi piace vedere ogni giorno della mia vita come un campo da coltivare. Il tempo e' il mio campo, dice Goethe. Il tempo: il solo possedimento che ho, nel quale scorro, ma nel quale posso lasciare una traccia. Il solo possedimento, ma quello che permette di poter avere tutti gli altri.

Quante volte lascio che quel campo resti incolto, abbandonato, spoglio. Quante volte invece con cura lo seguo, lo innaffio, spargo su di esso i semi e per esso spendo le mie potenzialità e le mie energie. Qualcosa ne nasce talvolta!

Il tempo è il nostro fertile campo, a prescindere dal fatto che ci sia luce, buio, neve, caldo, nebbia o nitidezza...

Sottraendosi alla stretta dei suoi pensieri incalzanti, Hans uscì alla luce del meriggio a seminare. Strana ora, quella, per seminare; più favorevole il mattino. Ma prima che il buio calasse su tutte le cose, Hans doveva agire. Il suo campo era lì ad aspettarlo. Dopo ore e ore di fatica -il sole già stava abbandonando la linea dell'orizzonte-, Hans cessò dalla sua attività. Guadagnò il limite del campo, e si incamminò per la strada. Guardò alle sue scarpe da contadino. Il fango le ricopriva quasi per intero, facendone quasi una corazza. Aveva speso bene la sua giornata.

tempus ager meus

albatros900
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venerdì, 09 giugno 2006

Autenticità e parvenza.

"Tirar fuori l'uomo dalla parvenza,

a costo di qualsiasi pericolo"

Noi che ci mettiamo in strada verso là dove la vita procede come un ebbro corteo mascherato. Questo ostinato distogliersi dagli spettacoli tristi, e questo epicureismo volontario del cuore che adora la maschera come la sua ultima divinità e redentrice. Sembra che temiamo, da questa mano della vita, che ci debba infrangere, e ci rifugiamo nella parvenza della vita, nella sua falsità; sembra che siamo giocondi perché siamo immensamente tristi. Noi siamo seri, conosciamo l'abisso, e per questo ci difendiamo da ogni serietà: non vogliamo prenderci a cuore più nulla, vogliamo pregare dinanzi alla maschera.

Il sole è sotto da un pezzo, il prato è umido

dalle foreste viene il freddo: qualcosa di ignoto

mi avvolge e guarda pensoso a me. Come, tu vivi

ancora! Perché vivi ancora?

Bramoso fissamente guarda l'abisso - l'abisso che

in giù si inanella in profondità sempre più fonde.

Se tu scruterai a lungo in un abisso, anche

l'abisso scruterà dentro di te.

Un giorno avrò la mia estate: e sarà

un'estate come in alta montagna. Un'estate vicino

alla neve, vicino all'aquila

Friedrich Nietzsche

vento e follia

albatros900
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giovedì, 08 giugno 2006

attesa

Sentinella, quanto manca al termine della notte?

Will the following footsteps catch me, I'm really dying?

Hans.

albatros900
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mercoledì, 07 giugno 2006

Città Eterna. Splendore di bellezza.

"Per il suo meraviglioso aspetto e non so per quale magica seduzione, fui costretto a tornare a guardarla"

(Gregorio Magno)

Urbs quattro

Oggi in biblioteca, mi e' capitato tra le mani....

Urbs due

...il catalogo di una mostra tenutasi recentemente a Roma, dal titolo "Roma imago Urbis"...

Urbs tre

"Su tutto splendevi, tu luna orbitante

e spandevi un'ampia tenera luce

che addolciva la veneranda asuterità

aspra di desolazione, e colmavi

cancellandole le crepe dei secoli;

lasciando bello ciò che più non era

finché il luogo si fece religione

e si gonfiò il cuore in muta adorazione

dei grandi del passato"

(Lord Byron)

Urbs cinque

...guardando quelle immagini, quale nostalgia della città che fu...quella città che non vidi mai, ma che immagino presente e viva quando passeggio e mi guardo intorno. Quella Roma che vorrei tornasse ancora, almeno un giorno, un giorno lunghissimo da poter assaporare fino all'ultimo minuto.

E intanto si agita questo presente chiassoso e m'incalza. E l'amo tuttavia, anche se di un amore necessariamente meno romantico.

Urbs uno

Hans.

Post illa. A chi ama Roma, e vorrebbe sentirne il respiro del tempo che fu (che queste immagini un poco rimandano), consiglio vivamente la lettura di un bellissimo libro diaristico, "Addio del passato" di Renzo Rossellini (il fratello del famoso regista). Se non lo trovate in libreria, cosa altamente probabile, venite alla Biblioteca Nazionale. Troverete lui, e me!

albatros900
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martedì, 06 giugno 2006

Passi notturni.

Una sala grande, uno scantinato per essere più precisi, dalle parti di piazza Vittorio, quartiere che di per sé evoca negozi cinesi, visi orientali ovunque e qualche "straniero" italiano che porta a spasso il cane dopo cena. Proprio mentre camminavo per la piazza cercando il luogo dell'incontro, non sapendo esattamente dove si trovasse, mi guardavo intorno alla ricerca di qualcuno a cui chiedere informazioni....Era appunto l'ora di cena...non c'era quasi nessuno in giro, solo qualche viso orientale. Sulle prime ho pensato "Ma come faccio, io romano, a chiedere dove si trova una strada della mia città a uno straniero?"....Poi ho riflettuto meglio e ho convenuto sul fatto che il vero straniero in quella circostanza ero io, perché piazza Vittorio è come China Town (non c'è nulla di offensivo in ciò, ribadisce Hans; è una semplice constatazione).

Alla buon'ora, però, da un portone sbuca il famoso "padrone" che porta il cane a spasso dopo cena. E' lui a indicarmi la via.

Adesso inizia il vero viaggio (come detto altrove, sono piuttosto gli occhi a portare Hans, che non i piedi).

Lo scantinato ha un aspetto che sulle prime potrebbe evocare immagini di sporcizia, abbandono, trascuratezza. Ma uno sguardo più attento rivela tutt'altro: una parete è interamente occupata da una immensa lavagna, sulla quale sono scarabocchiate note musicali, scalette di futuri concerti, indicazioni di autori....Brahms, Do Passos, Mozart...

Le altre pareti sono mezze ammuffite, scrostate, dipinte qua e là con mani di vernice date evidentemente in momenti diversi, da persone diverse, con umori diversi!

Al centro della sala, un piccolo palco rialzato ospita il poeta americano Mark Strand, che legge poesie. Le sue poesie. Non capisco un h di quanto legge (qualcuno si preoccupa poi di tradurre), eppure quelle parole mi danno delle emozioni inaspettate. La sua voce è incredibilmente calda e coinvolgente, il ritmo perfetto, il suo aspetto di distinto anziano, un po' distaccato, ben si addice a quel calore, a quella partecipazione emotiva.

Le sue parole scorrono come un fiume di cui non puoi controllare la corrente, ma che vedi e senti scorrere, scorrere, scorrere, gorgogliare, fuggire via, ma essere poi sempre lì. Ogni tanto, a schermirsi, dice "Basta?", l'unica parola che pronunci nella nostra lingua.

Davanti a me (sono seduto dietro, essendo arrivato in ritardo: non mi fossi attardato ad aspettare il padrone del cane al portone...), tre file di sedie, messe un po' a caso. Non potrebbe essere altrimenti, non trovate?

In quella davanti a me siede una ragazza bionda, con lunghi capelli fluenti, di cui posso solo indovinare il viso dal profilo, ma che immagino molto ammaliante. Alla sua sinistra il suo partner (che brutta parola). Lui ogni tanto infila la mano avida e un po' volgare dentro i suoi (di lei) pantaloni eleganti, e lì la trattiene per lunghi, interminabili minuti, mentre i versi scorrono nell'aria stantia dello stanzone. Immagino (e dico immagino perché la giacca sullo schienale copre appunto la sua schiena) non esservi grandi quantità di centimetri di tessuto sotto quei pantaloni, a separarli dalla sua pelle levigata. Lei poggia una mano sulla sua (di lui) gamba. (Le donne sono sempre più discrete).

In fondo alla sala, tutta sulla destra, una biondina molto interessante, ma non altrettanto interessata, siede accanto all'ennesimo partner (ci risiamo!). Quasi alla fine della serata entra un personaggio sulla cinquantina, un po' eccentrico, che non fa mistero della sua presenza e, incurante del poeta leggente, si agita prima di sedersi su un tavolo alla meglio. Ha segnato il territorio: "Ehi, sono un poeta anche io, per questa sera, tuttavia, perdonatemi, ma non mi concedo". Scopro dopo che è un (presunto) poeta anche lui; e si sa, è sempre difficile farsi rubare la scena da un collega, senza colpo ferire.

Ci sono altre persone nella sala? Certamente!

Dopo aver letto le sue poesie, Strand si concede con generosità alle domande dei presenti. I quali, come spesso avviene in questi casi, sono preoccupati di affermare la propria (presunta) grandezza, piuttosto che cercare di capire quella altrui. Infatti le domande constano di un'introduzione di qualche minuto, mentre la domanda vera e propria risiede nello spazio di qualche secondo. Alla domanda ci si aspetta che segua, da parte del poeta, una risposta che ne confermi l'assunto.

L'artista in questione è un pretesto per affermare il proprio ego, tanto più se la ghiotta occasione permette di farlo in albionico idioma (tanto poi c'e' il giornalista che traduce).

Sopra il poeta che legge, si stende una lunga trave di legno -molto consumato, ma non tanto da farne temere una rovinosa caduta sugli astanti- alla quale sono attaccate delle lampadine che avrebbero la pretesa di illuminare la stanza. Sopra le lampadine, dei vecchi generatori di corrente, evidentemente fuori uso. Quanti particolari, quanta "usura", quante vite trascorse per di là....

E la forza della poesia, evocatrice di mille immagini, sensazioni, creazioni...dovrei fuggire a casa a fissare tutto questo, prima che il tempo e altre emozioni sovrapposte le scaccino via. Non è così.

Tornando a casa a piedi (ma prima c'era stata una parentesi mondana), passeggio lungo il viale dell'Università. I passi notturni risuonano nell'aria, solcata talvolta da qualche auto sfrecciante. In generale, però, la città mi permette di essere sufficientemente solo con i miei pensieri.

A metà del viale, passo accanto alla "Clinica delle malattie nervose e mentali".

"Chissà quante risposte ai miei perché si nascondono là dentro", pensa Hans.

albatros900
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lunedì, 05 giugno 2006

SILENZIO.

alla memoria di

Francesca B. V.

Ci sono molte cose che avrei da scrivere, ma poco fa ho saputo che nella notte è morta la moglie di una persona con cui ho collaborato per tanti anni, e alla quale mi sentivo indirettamente legato...dunque, tacerò, in omaggio al momento presente.

A presto.

La morte non è un addio,ma un temporaneo (doloroso) distacco.

Hans

albatros900
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