
Novalis. IV Inno alla Notte. 1799
Desìo toscano (ciò ch'i' adesso vorrei...)

oppure...

..."Io, vorrei essere là..."(Luigi Tenco)
A se stesso.

Ta voix, étrange
Vision qui dérange
et trouble l'horizon
de ma raison.
(Paul Verlaine)
Tes grandes visions étranglaient ta parole
et l'Infini terrible effara ton oeil bleu!
(Arthur Rimbaud)
una visione dedicata a Lady Dk
E così, riprendi la tua strada, ritorni alla tua vita di sempre
e affievoliscono i ricordi e le imprese del meriggio estivo.
Straziàti lancinanti brandelli offesi di carne
e di cuore
stridono, sfregolano a terra, calpestàti
dalla furia del tuo passo, nuovamente spedito.
Corri, Lola, allontànati da questo paesaggio che
profuma d'estate e passione.
Rivoli di sangue scarlatto, rinsecchito
ti circondano e fendono da ogni lato.
Terra grondante, lacrime inutili
spese per la vanità dei tuoi sensi
e l'incanto di un sogno già svanito,
presto svanito
squallidamente svanito.
Fuochi fatui ti salutano adesso,
Principessa di odiose ipocrisie ed effimeri entusiasmi.
Saggia la spada, adesso, coraggio!
c'è un raggio argentato che splende nel cielo per te.
Suonerebbero violini, in una favola smielata;
ma qui non c'e' miele, qui non c'e' melodia
c'è oscurità e vento e tempesta.
Le rocce ti scrutano ardite, sospese sull'acqua,
ma ancor più ti scruta il Signore Oceano
che aspetta il tuo volo, e paziente sorride di schiuma e frastuono.
Adesso, Principessa, sei pronta per saltare.
L'estate è finita ora mai.
Abbandona ogni resistenza, straccia questo misero corpo mortale
e lascia che i gabbiani accompagnino
il tuo ultimo viaggio levando gioiosi le loro strida.
20.9.2006 congedo di Madonna Estate.
Un'esperienza sensoriale.
Quest'estate ho fatto, con due carissimi amici, un viaggio "on the road" in Bretagna. I kilometri percorsi sono stati tanti -quasi 5500-, e quindi c'è stato modo di ascoltare molto l'autoradio...insomma, non proprio l'autoradio (la quale, per carità, magari qualcosa da dire l'aveva anche, non foss'altro per il tour de force a cui è stata sottoposta, tuttavia nella circostanza non le abbiamo dato la dovuta attenzione), sì, non proprio l'autoradio, quanto i cd che le facevamo inghiottire con avidità. Tra la programmazione musicale, un posto di spicco l'ha avuto il pianista Keith Jarrett, che non ha bisogno di presentazioni. Il mio amico S. (dove S. non sta per santo, per quanto sia ottima persona) è un appassionato del suddetto, e su mio preciso incarico ha portato con sé numerosi suoi cd. Tutti dal vivo, perché come saprete una delle caratteristiche di Jarrett è quella di improvvisare e quindi di pubblicare album registrati nelle sale in cui si esibisce. Già il fatto che siano improvvisazioni, rende queste opere degli unicum. Conoscevo già qualche brano, tra cui quello famosissimo che apre il Koln concert (non Colon, capito S.? ché non sarebbe carino suonare un colon, per di più improvvisando), ripreso da Nanni Moretti nell'episodio numero 1 di "Caro Diario". Ma il viaggio in Bretagna mi ha dato l'occasione di ascoltare per intero vari concerti, con il privilegio di ascoltarli in situazioni assolutamente particolari, e di per sé emozionanti. Ascoltare musica in viaggio è un'esperienza che consente diversi stimoli, legati non solo al viaggio stesso, ma ai panorami che man mano si aprono, e così via. Ora, quello che voglio dire è che Jarrett è considerabile un genio musicale, alla stregua dei grandi musicisti/compositori del passato. Le sue creazioni sono un'autentica "esperienza sensoriale", ti trascinano in mondi incredibili, senza necessità di ricorrere a sostanze allucinogene (vuoi mettere, dunque, il risparmio economico?). I suoi ritmi oscillano spesso per svariati minuti in un'apparente monotonia, nient'affatto noiosa, per poi prendere il largo e distendersi in arpeggi e volute....ah, e come posso descrivere tutto ciò?!
Come pochi altri musicisti (i Pink Floyd, per esempio), i suoi brani hanno un collegamento insito tra di loro, ed è impossibile estrapolarne dei pezzi, senza con questo sottrarre qualcosa del loro valore artistico, e della loro forza evocativa. Viaggiare sulle note di Jarrett avvicinandosi di notte alla meraviglia di Mont S. Michel, lambire il Medioevo vivente in Chartres, guadagnare la periferia di Parigi sotto un diluvio torrenziale, e vedersi poi apparire improvvisa la Tour sfavillante, accostarsi alle punte protese nell'Oceano sulla costa bretone, vagare senza mèta tra strade circondate da boschi (la grandeur francese le chiama foreste), resi oscuri dalla notte, accompagnare l'inizio di una nuova tappa, magari di 800 km, -fare tutto questo, e molto altro, con l'accompagnamento delle note jarrettiane, beh, è stato bellissimo. Un'esperienza sensoriale.
L'Amor che move 'l sole e l'altre stelle.

"O montanina mia canzon, tu vai:
forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
che fuor di sé mi serra,
vota d'amor e nuda di pietate;
se dentro v'entri, va dicendo: Omai
non vi può far lo mio fattore più guerra:
là ond'io vegno una catena il serra
tal, che se piega vostra crudeltate,
non ha di ritornar qui libertate"
(Dante Alighieri,dal Casentino, dopo il 1306.
Rime sparse LIII, 76-84)
Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, stroncato da febbri malariche, moriva il più grande poeta di tutti i tempi. Esiliato dalla sua città, non poté più farvi ritorno. In tante pagine ha cantato il dolore di quel distacco, e la lucida consapevolezza che non avrebbe più rivisto la sua terra natìa.
La sua anima vaga, immortale, attraverso i secoli.
Tracce di un pellegrinaggio. Parte terza.
Sono solito "romanzare" un po' le storie o le bagatelle che inserisco in questo spazio creativo, cercando di dare una veste diversa, lievemente trasfigurata, agli accadimenti dell'esistenza. Questa volta darò conto di un piccolo episodio, che nella sua piccolezza mi ha profondamente colpito, e lo farò senza "romanzarlo".
Qualche giorno fa mi ha telefonato dal Piemonte un mio carissimo amico monaco, chiedendomi una cortesia: mi ha parlato di un suo amico, anziano pittore che ha insegnato all'Accademia di Belle Arti di Via Ripetta (la storica Accademia di Roma), il quale da qualche mese si trovava ricoverato in ospedale in gravi condizioni. "E' una persona, ancor prima che un artista, di profondissima sensibilità e umanità, caduto (proprio per questo, ha aggiunto lui; ed io ho dentro di me annuito sorridendo alla sua affermazione) in uno stato depressivo", al quale si è aggiunta una non meglio precisata malattia. La cortesia che L. mi chiedeva era semplicemente quella di andare a fare una visita a questa persona, con l'occasione di portargli i suoi saluti. Mi ha dato il telefono della moglie allo scopo di accordarmi per questo incontro. La sera stessa ho chiamato questa anziana signora. E siamo rimasti per vederci davanti all'ospedale due giorni dopo. "Risentiamoci, però, domani per la conferma", mi ha poi precisato. La sera successiva mi telefona M.G. per dirmi che il marito si è aggravato, e che quindi la mia visita sarebbe stata, in quel frangente, inopportuna. L'avremmo rimandata ad altra data. Nel frattempo, cioè il giorno in cui L. mi aveva chiamato, ero andato a riguardare a casa la mia rubrica e alla lettera Z, con mia sorpresa, avevo trovato il numero di casa e la via di questo pittore...Ho ricordato, infatti, che quel recapito il mio amico monaco me lo lasciò qualche anno prima, con queste parole "Guarda, vai a trovarlo nel suo studio, è un pittore straordinario, fagli leggere i tuoi racconti, parla con lui, vedrai che avrai molto da impararne, a livello artistico e umano". Ma, forse perché abitava fuori Roma, forse per mille altri motivi, quel recapito era rimasto lì, nella rubrica, inutilizzato, fino a quel giorno in cui la contingenza l'ha riportato alla mia mente. Adesso avevo finalmente l'occasione per realizzare quell'incontro così a lungo rimandato...
Ieri mattina, una telefonata del monaco mi annunciava che M. Z. era morto la notte tra domenica e lunedì, per l'aggravarsi delle sue condizioni.
Ecco, una grande amarezza ho provato nell'apprendere questa notizia. La morte era arrivata prima di me, dettando la sua tempistica in anticipo sulla mia volontà. Quel mancato incontro di anni fa, era dunque destinato a rimanere tale per sempre. Ma la cosa particolare è che ho sentito un'illogica vicinanza con quella persona mai incontrata; illogica perché mi era sconosciuto. O forse sconosciuto non lo era del tutto, considerando la "mediazione" del mio amico monaco. E spesso accade (non sempre, ma spesso) che le persone amate e stimate da chi amiamo e stimiamo, diventino da noi stessi -per una sorta di induzione affettiva- amate e stimate, quasi per riflesso. Così quell'artista che non potei mai conoscere, adesso che vive un'altra realtà, forse mi guarderà come qualcuno che in fondo ha condiviso un tratto, brevissimo e quasi impercettibile, del suo cammino terreno. "Hai contribuito anche tu -mi ha detto L.- ad asciugare le lacrime di un volto, semplicemente con la disponibilità di una visita, seppure mai avvenuta e solo preannunciata". Forse sarà così; certo ho sentito che qualcosa di incompiuto avevo lasciato in quel giorno. C'era ancora, forse, una mano da stringere, un sorriso da offrire, una parola da spendere, un barlume di luce da portare a un corpo avviato verso la fine.
Non dubito del fatto che tutto questo si possa compire in ciò che mi (ci) attende dopo questo percorso terreno. Ne sono certo. Così come sono certo che in quella inconosciuta, misteriosa eppure sicura realtà, troveremo migliaia di volti, di mani, di occhi (di anime e corpi, insomma) che non abbiamo potuto incontrare. E allora avremo tempo a sufficienza per ognuno di essi.
IL MOLTO E IL POCO.
Poi, seduto di fronte al tesoro, [Gesù] osservava come la folla gettasse denaro nel tesoro. Molti ricchi ne gettavano molto, ma, giunta una povera vedova, vi gettò due spiccioli, cioè un quattrino. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: <<in verità, vi dico, che questa povera vedova ha gettato più di tutti quelli che hanno gettato nel tesoro, perché tutti hanno gettato di ciò che era loro superfluo, ma essa, prendendo dalla sua povertà, ha gettato tutto quanto aveva>>.
(Vangelo di Marco XII, 41-44)