Antefatto terzo. La televisione.
E’ iniziato tutto “per caso”, anche stavolta. Un mio amico lavorava come pubblico in una trasmissione televisiva satellitare, così un giorno mi invitò come partecipante ad una sorta di quiz. Mosso da curiosità, più che dal modesto guadagno, mi recai negli studi televisivi che si trovavano nell’estrema periferia romana. Mi divertii, e pensai chiusa lì la cosa. L’anno successivo, quando stavano facendo il “cast” del pubblico per la nuova trasmissione, una sorta di talk show dei poveri, venni ricontattato per prendervi parte. Devo dire che ero un po’ titubante; ma…cercavo lavoro e quello era un lavoro! Voglio precisare che il pubblico di quella trasmissione era parlante, quindi un minimo di interesse poteva suscitarlo. Noi pochi ragazzi e ragazze seduti tra gli ospiti dovevamo di tanto in tanto intervenire ponendo loro delle domande. Spesso, dico la verità, non ce ne fregava niente delle risposte. Lo scopo primario era mantenere il posto; e il posto si manteneva appunto essendo reattivi, stimolanti, curiosi (quantomeno fingendo d’esserlo). Poiché le puntate erano centinaia, i poveri autori del programma dovevano inventarsi praticamente una puntata su qualsiasi argomento possibile, da tematiche letterarie alla storia dell’olio. Ricordo una puntata mitica. Titolo: il vento! Voi capite che intrattenere chiacchiere per un’ora e mezza sul vento, o sulle risoluzioni dell’ONU, o sul ruolo delle penne a sfera nella vita degli studenti, rappresenta un’imperdibile occasione per esercitare la propria creatività. L’aspetto più bello di questa lunga esperienza -sono stato riconfermato per quattro stagioni consecutive, pensate che creatività possiedo!-, è stato la possibilità di incontrare e conoscere scrittori, registi, artisti in genere, con alcuni dei quali sono rimasto poi in contatto (primo fra tutti il mio regista italiano preferito, Franco Piavoli!). Aneddoti divertenti ce ne sono a iosa. Cito qua e là. Nelle ultime edizioni del programma, che nel frattempo aveva cambiato conduttrice, titolo, e, parzialmente, redazione, era previsto una sorta di “Angolo della posta” condotto da una ragazza biondissima. Costei, forse perché mi conosceva, o forse perché io ero tra i maggiori interventisti (senza alcun riferimento a tematiche militari), di solito interpellava me per chiedere l’opinione sulla lettera appena letta. Quel giorno si parlava di “qualcosa di sfizioso che fai di notte”. Sorvolando sugli eventuali impegni intimi, si finì a parlare di cibo…io dissi che mi capitava, la notte, rientrando a casa magari da un’uscita, di mangiarmi una carota cruda…al che, l’assistente di studio, di fronte a noi e ovviamente celato alle telecamere, scrisse sulla sua lavagnetta *** Bugs Bunny *** (gli asterischi stanno per il mio nome). Io scoppiai a ridere. La simpatica conduttrice, allora, per…cavarmi d’impaccio pensò di farmi un invito, dicendo: “Allora, oggi l’indirizzo a cui potete scrivermi ve lo dirà *** direttamente dal mio microfono”, e nel contempo mi porse appunto il microfono che …ehm, come dire…insomma si trovava all’altezza del petto. Superata questa scena hard formato satellitare, ci fu lo stacco della pubblicità durante la quale sentii diverse pacche sulla mia schiena da parte degli altri figuranti. Sempre legato a questa ragazza, c’è un altro episodio, che a dir il vero è a latere del programma, ma è rimasto agli annali delle mie figuracce. Le avevo dato un passaggio in macchina. Quando ero sotto casa e stavo per salutarla, mi chiama un mio amico, che l’aveva in particolare antipatia. “Ciao, G.”, “Ciao, come va, dove sei?”, “Niente sto tornando a casa dalla TV, stavo accompagnando un’amica”, “Ah, che sei con quella merda della ***?” [il mio cellulare aveva un microfono piuttosto alto] “Ehm, ora penso di doverti lasciare”, “Ah, sei con quella stronza della ***, quella rottaBiiiip”, “Allora, G, ti saluto e ci sentiamo sicuramente in un altro momento, eh”. Clic. Lei,visibilmente imbarazzata, mi fa: “Era G?”. “Ehm, sì era G…..ehm, ti saluta tanto”. Un’altra volta, si era sotto Natale, in occasione dell’ultima puntata dell’anno, il direttore di produzione ebbe l’infelice (per lui) idea di andare a pranzo in un vicino ristorante, nella pausa tra una puntata e l’altra. Durante l’allegro convito, si sparse la voce che il direttore avrebbe offerto lui il pranzo. Quando tale voce ebbe fatto il giro della corposa tavolata, ci fu un’improvvisa e inspiegabile impennata delle ordinazioni. I camerieri andavano e venivano dalla cucina, increduli e stupiti di quel fatto così singolare. Probabilmente devono aver pensato che qualcuno dei commensali avesse ricevuto, per speciale grazia divina, un’indiscrezione in merito all’ora esatta della fine del mondo, e che tale ora fosse evidentemente imminente. Fatto sta che, al momento del caffè, con la stessa rapidità con cui si era sparsa la voce della generosità del produttore, se ne diffuse la smentita; e con altrettanta rapidità, si verificò l’uscita dal locale dei commensali. Con grave disappunto del produttore, venutosi a trovare nella condizione di dover dar prova di quella stessa virtù di cui, probabilmente, non era in possesso, non dico in generale, ma quantomeno in quella particolare contingenza. Tacerò della volta in cui uno dei ragazzi del pubblico si addormentò durante la registrazione (no, giuro, non era la puntata sul vento!); o della volta in cui il pianista che eseguiva brevi stacchi musicali si impuntò su un brano, senza riuscire ad eseguirlo per ben 5 volte; o della volta in cui un ospite si addormentò (per sempre) mentre la conduttrice lo intervistava: per ironia della sorte, costui era un ex inviato di guerra in Vietnam. Sopravvissuto a quell’inferno, non poté superare la prova della televisione. Una piccola soddisfazione per me, fu tornare, anni dopo aver lasciato il pubblico, dall’altra parte, come ospite di una puntata. Si parlava di biblioteche. L’affetto della troupe, dei ragazzi e delle ragazze rimasti, della redazione, della conduttrice, fu tale che porterò nel cuore quel ricordo. Così come porterò nel cuore la memoria dell’amico I., uno dei veterani di quel programma; con lui, nelle pause, si discorreva degli ultimi film usciti, e si parlava delle nostre passioni cinefile, la nouvelle vague, il muto, i grandi autori. Un incidente stradale, all’età di 25 anni, spezzò il filo di una luminosa vita che gli si annunciava, alla vigilia della partenza per gli Stati Uniti, dove avrebbe partecipato come aiuto regista ad una produzione americana. A lui è dedicato questo piccolo ricordo di vita.
(Tracce di un pellegrinaggio. Parte settima.)