Kiss, bang! Fiorenza parte 2.
“Quando l’Aurora dalle dita di rosa imparte i suoi colori al giorno che nasce”, “mentre il suo cuore dormiva”, “i suoi occhi precedono la veglia”, Albion nel silenzio del mattino si desta e con fare circospetto e discreto sveglia Para per la sua incombenza automobilistica: deve andare a donare il sangu…ehm…146 euro per riavere indietro il suo fiammante SUV. Inizialmente restìa ad alzarsi, dopo aver sentito le urla degli americani che occupano le stanze limitrofe nella casa, decide che è meglio uscire. Albion, intanto, attende fiducioso. Nel frattempo, Aiace e Crudelia consumano due paia di scarpe girando per il centro città nell’attesa dei compagni di gita. Quando infine, al chiarore dell’alba, verso le 11,30, ci si ritrova per la colazione, Aiace novello Gorgone fulmina Albion per il suo evidente ritardo, mentre Crudelia manifesta adesso la sua vera sotterranea natura di donna mite e caritatevole, difendendo il prode pennuto. Si va al Teatro del Sale. Splendido luogo, stile un po’ inglese, dove Para è solita colazionare nei giorni di riposo dal lavoro. Noi tre dobbiamo fare la tessera, che costa 5,00 per i non residenti…”Allora –dice la tipa dell’ingresso- sono dieci euro”. “Come, scusa –fa Aiace- ma non è 5 per i non residenti?”. “No, per i non residenti italiani sono 10 (+5 per il fiero pasto)”. Rimpiangiamo che non ci sia un leghista al bancone, sicuramente disposto a considerare tre romani degli stranieri a tutti gli effetti! La colazione e il luogo valgono comunque la spesa. Aiace, osservando Albion aggirarsi preoccupato tra i tavoli del buffet, e sicuro di una sicura (assonanza) gaffe, medita di tendergli un agguato. Indica, infatti, il contenitore dell’acqua calda per il tè laddove Albion cercava il latte. Lesto come un koala, però, il pennuto fiuta la trappola e si dirige deciso verso la giusta caraffa. Recuperata la sua testa dispersa tra le nuvole, Albion e i suoi compagni rendono onore al Teatro, dove tra l’altro Para medita di portare in scena una riduzione della Commedia di Dante con un unico monologo di quattro ore: ciò le darebbe la tessera vitalizia. Aiace rischia l’arresto per un tentativo di fotografare l’interno del Teatro, senza che Para sia ancora sul palco. La mattinata prosegue con un lungo giro per il Centro, lungo l’Arno, fino alla chiesa di San Miniato al Monte. L’arrivo alla ridente abbazia, costato un fegato, un rene, un polmone e due bombole di ossigeno per la respirazione artificiale, offre un panorama mozzafiato (è proprio il caso di dire) sulla tosca città. C’è anche un piccolo cimiterino, dove “riposano” alcuni famosi italiani, tra cui Pratolini e Spadolini. L’omoteleuto crea un equivoco tra Albion -sul terrazzo che si affaccia sul camposanto- ed Aiace che si trova all’interno. Aiace: “qui c’è la tomba di ….olini”. Albion: “ah, Pratolini…fai una foto dai”. Quando Albion scende, scopre che il guerriero ellenico aveva fotografato la tomba di [Spad]olini…’azz, ma che me frega della tomba di S., io volevo quella di Pratolini. Per cavarsi d’impaccio, Crudelia propone di immortalare la lapide di Cecchi Gori. Requiescant in pace. Il pranzo è davvero degno di memoria, per la qualità dei piatti e per l’economicità della spesa. Aiace approfitta per divorare sette etti di fiorentina (praticamente un neonato di tre mesi), sotto gli occhi allarmati di Crudelia, tornata per l’occasione “nomen-omen”. Al tavolo accanto al nostro, un simpaticone fiorentino sta dilapidando i suoi averi nel tentativo di rimorchiare almeno una di cinque biondine scandinave. Ciò gli costa nell’ordine: tre antipasti a testa, cinque fiorentine (nel senso della bistecca), cinque pasticci di caviale e tartufo di Acqualagna, tre bottiglie di Moet Chandon, due di Veuve Cliquot, due bancomat, una carta di credito e un paio di corde vocali. Ormai è pomeriggio inoltrato. Para propone una siesta. Albion la guarda inorridito. Si decide di andare a Fiesole, per ammirare l’omonima sera dannunziana. Effettivamente, il luogo merita una sosta prolungata. Crudelia, còlta da una rarissima forma di raptus photographicus nipponicus, scatta istantanee a ripetizione; Albion invia il suo saluto all’amico Wil, presente in spirito (Santo); Aiace prova nuove tecniche di aikido; Para spiega ad Albion i rudimenti della lingua inglese e spagnola; un micio osserva il tutto, sorridendo. I quattro eroi, dopo la faticosa giornata, si separano per la sera. Aiace, con abile stratagemma, fingendo di dover fare la spesa, rapisce Crudelia conducendola in un casolare isolato del Chianti. Quello che avvenne poi, “non posso dirlo per intero”. Albion e Para optano per un dvd, la cui scelta è affidata (ovviamente) alla donna. Date le ridottissime capacità neuroniche, si stabiliscono dei criteri discriminanti nella scelta, vòlti ad escludere: film della cinematografia orientale; film della durata superiore alle due ore; film horror, porno, documentari sulle condizioni di vita nel Maghreb, film con Hugh Grant. La scelta cade su “Kiss kiss bang bang”…ora, questa pellicola, che probabilmente non hanno mai visto neppure i parenti degli attori, non comporta dispendi neuronici rilevanti, bensì un notevole sforzo affinché “il dio non scuota sulle tempie il ramo bagnato nel Lete, carico del sonno potente dello Stige”. Impavidi, i due resistono fino al termine della proiezione. Ma nella notte, Albion si interroga se in quel titolo non si dovesse per caso nascondere un qualche messaggio profetico cifrato! Nella prossima puntata sapremo se il pennuto sia sopravvissuto.
(Le citazioni nascoste qua e là sono tratte da: Queneau, Dante, D’Annunzio, il Libro dei Salmi, De André, il Cantico dei Cantici, Virgilio. In ordine sparso).