Arrivati alla dogana, con una certa apprensione, ci rivolgiamo al finanziere per fargli la fatidica domanda. Lui, sentite poche parole, fa “Anche voi de Borzano eh?!”. “Bella, fratè! Semo romani!”. “Certo che bbasta la carta d’identità…e chi cce ferma a noi?!”. Arrivati, dicevo, a Fiume ci precipitiamo a cercare un ristorante. È tardi, pensiamo che non sarà facile mangiare. Adocchiata una scritta, entriamo. Ristorante esclusivo, pieno di velluti e maggiordomi. “Hyc, mi sa che qua ci spennano”. “Eh, vabbè io c’ho fame”. In realtà il cambio euro/kuna ci è molto favorevole. A questo proposito altra digressione. (In realtà i post di ALB-um saranno solo digressioni!). Rientrando in Italia, cambiammo le kune rimasteci in monete slovene (tolar?), con un cambio ancora più favorevole. Quando ci fermammo a far benzina all’ultimo distributore sloveno disponibile, chiedemmo al simpatico gestore, un vecchietto, di imbucarci le cartoline. In cambio del servizio gli demmo delle banconote a mo’ di mancia. Il vecchietto, facendo tanto d’occhi, ci ringraziò con un calore che giudicammo eccessivo. Facendo poi i conti, scoprimmo che gli avevamo dato l’equivalente, per lui, di circa 25 euro! Che per un paio di cartoline non è malaccio. Il nostro viaggio croato è stato contrassegnato dall’improvvisazione più assoluta. Niente prenotazioni, niente itinerari fissati, se non di massima. Ci eravamo portati dietro una canadese…bionda (anzi rossa), occhi verdi…bè, no, era semplicemente una tenda! La prima tappa che avevamo scelto era il Parco dei Laghi di Plitvica Jezera. Uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto. Si trova all’interno del paese. Ci si arriva percorrendo una serie di strade statali semi deserte, circondati da un panorama di montagne bellissime, poco elevate. Abbiamo notato che in Croazia le donne hanno un forte ruolo sociale. Sono loro a gestire l’affitto delle locande o camere, sono loro a tenere banchetti lungo le strade dove vendono ogni sorta di squisitezza (miele, formaggi, ricotta…), e altro ancora. I nostri soggiorni sono stati in parte in queste camere affittate all’interno di fattorie, in parte in tenda. Campeggio libero, non in camping. Ci siamo accampati nei posti più improbabili, sempre in riva al mare comunque -una volta lasciato l’interno e direttici sulla costa e poi nell’isola di Krk. Ci sarebbero mille episodi da raccontare ma andrei troppo per le lunghe, mentre io preferisco le corte. La seconda sera croata avevamo comprato due bottiglie di vino. Una da due litri rosso, una da un litro bianco. Pochi metri dopo essere saliti in macchina, la bottiglia (da due litri ovviamente) cozza contro un ferro della carrozzeria e si sfascia. Premetto che la macchina era comprata da poco, ancora con quell’odore di nuovo… Risultato: abbiamo fatto tutta la vacanza con un perenne stato di ubriachezza indotto dai residui aromatici enologici. Quella sera, complice il plenilunio, ci fermammo su un campo a cenare e…bere. Ci ubriacammo di brutto e cominciammo a litigare! Ahahah. Naturalmente i litigi con Hyc durano lo spazio di qualche ora, tanto più se dovuti all’alcol. Un’altra volta abbiamo affittato una camera in una fattoria, passando poi quasi tutta la notte sdraiati su un prato con un piumone a guardare la luna e il cielo e a sentir grilli cantare, davanti a una chiesa sconsacrata! Carina la scenetta precedente. Arriviamo a questo casale, la signora ci conduce a visitare le due camere per poter scegliere in quale alloggiare. La prima è carina e siamo tentati di prenderla, ma per scrupolo decidiamo di guardare anche l’altra. Appena entrati notiamo che dalla finestra aperta, un raggio di luna, da poco calante, cade proprio sul letto matrimoniale (mentre l’altra camera aveva due singoli). Per due lunofili come noi, non poteva esserci richiamo più efficace. Scegliamo quella! La signora, con uno sguardo furbetto, ci squadra annuendo con l’aria di chi pensa “Eh, l’ho capite io, le vostre tendenze sessuali!”. Naturalmente non aveva capito nulla; ma che risate ci siamo fatte, io e Hyc. Come detto, pur avendo pagato la camera, abbiamo praticamente dormito sul prato fuori del casale. La nostra storditezza ha avuto il picco più alto quando, dopo aver fatto una cinquantina di foto artistiche durante il viaggio, Hyc si è accorto di un’anomalia della macchina. Zero foto! Abbiamo fatto una vita piuttosto selvaggia e solitaria per tutto il viaggio; l’unica sera in cui avevamo deciso di darci alla conoscenza delle “realtà” locali…si è scatenato un diluvio semi-universale. Quella sera è stata molto avventurosa perché ci eravamo accampati dentro una grottina in riva al mare, arrivandoci attraverso un bosco intricato. Dopo aver cucinato sul fornelletto a gas (spaghetti con sugo di patelle opportunamente prese dagli scogli la mattina), abbiamo notato in lontananza degli strani lampi nel cielo. Io sostenevo fossero i fuochi artificiali di ferragosto; Hyc sosteneva fossero lampi. Tra le due posizioni ha, fortunatamente, prevalso la sua, così ci siamo spostati in cima all’altura che dominava la grotta. Ma riattraversare quel boschetto è stato un po’ da thriller perché circolavano, nel buio, strane creature che la nostra fantasia associava a lupi famelici vogliosi di sbranarci. In realtà erano capre, che in Croazia girano allo stato brado. Una volta riusciti a montare la tenda, si è scatenata una tempesta vera e propria. Il giorno dopo, tornando nella grottina, abbiamo verificato che la spiaggetta non esisteva praticamente più. Se fossimo rimasti lì, ci sarebbe toccata la stessa sorte. Un’altra notte, che ci eravamo attendati in riva al mare in mezzo a un campo di ulivi (eravamo in fase mistico-quaresimale), siamo stati svegliati da uno strano rumore di sonagli. Attimi di panico, durante i quali abbiamo immaginato di essere circondati da una banda di maniaci croati, cultori di Kusturica e della musica etnica. Invece erano le solite capre. La Croazia è una terra bellissima. Il mare è splendido e cristallino. I suoi abitanti, per i pochi contatti avuti, mi sono sembrati simpatici. Ricordo con grande entusiasmo che quando stavamo rientrando in Italia, abbiamo fermato la macchina ai bordi di un campo e, alzando il volume dell’autoradio, ci siamo prodotti in una folle danza sulle note marleyane di “Punky reggae party”. E’ stato un viaggio fantastico, nel nome dell’avventura, della curiosità, della gioia e dell’amicizia. Tutte cose, per me, intimamente connesse tra loro.
Forse troppo.
L'emozione è una boccata d'ossigeno quando non hai più aria.
L'emozione è un navigatore sentimentale nella nebbia.
L'emozione è un temporale che ti sorprende e lasci chiuso l'ombrello.
L'emozione è un macigno sgretolato da uno sguardo.
L'emozione è una mano che ferma le tue lacrime.
L'emozione è un cuore che ti spinge alle lacrime.
L'emozione è una canzone nella notte.
L'emozione è il freddo sulla riva di un fiume.
L'emozione è una mano che ti trattiene.
L'emozione è una catena che non ti trattiene più.
L'emozione è qualcosa che non puoi dire.
L'emozione è qualcosa che forse darà voce, di nuovo, al tuo canto.
Bramo e pavento
Torquato Tasso
(Re Torrismondo)
Catena cinefila!
L'amico Cosimopiovasco mi invita a nozze...no, non pensate male! Non ho improvvisamente cambiato i miei gusti sessuali, voglio dire metaforicamente che mi invita a proseguire una catena “cinefila” che naturalmente accetto ben volentieri. Il piovasco consiglia di concentrarsi su film poco noti. Premettendo che per un cinefilo è quasi impossibile “scegliere” dei film del cuore, tuttavia provo a buttare nel mucchio qualche titolo, magari per suscitare curiosità -o orrore, a seconda dei casi
. A differenza dell'amico Cosimo, sarò molto stringato nella descrizione, ma tanto c'è internet o il Mereghetti per soddisfare ogni curiosità!
IL PIANETA AZZURRO, di Franco Piavoli. Direi che è il “mio” film per eccellenza. Uno splendido ritratto della natura e della vita di campagna attraverso le quattro stagioni e attraverso un'intera giornata. Poetico, sognante, realistico, emozionante. Irripetibile.
LA MORTE DI SIGFRIDO, di Fritz Lang. E' il primo capitolo della saga dei Nibelunghi. La pellicola che mi ha fatto innamorare del cinema muto, quindi ha per me un valore simbolico enorme. Stilisticamente e cinematograficamente si tratta di un capolavoro. Medioevo allo stato puro e artistico. Puro nirvana celluloide!
IL SOSPETTO, di Alfred Hitchcock. Ne conosco ogni fotogramma, per averlo visto non so più quante volte. Su tutta la scena si staglia la figura elegante del mio attore preferito, Cary Grant.
LUCI DELLA CITTA', di Charles Chaplin. Che dire di questo film? Se mai potesse esistere la definizione “il film più bello della storia del cinema”, potrebbe esserlo. Ovvio che si tratterebbe di un'esagerazione. Poesia allo stato puro, serbatoio di lacrime di commozione, e quello sguardo finale di Charlot alla bella fioraia è qualcosa che resta scolpito nel cuore per sempre.
IL SETTIMO SIGILLO, di Ingmar Bergman. Anche questo visto e rivisto, imparato a memoria eppure sempre fonte di emozione ad ogni nuova visione. Anche qui, come in Lang, sapore di Medioevo. Ritratto di una fede inquieta, di un coraggio scoperto autentico solo nello spendere la propria vita per qualcuno di concreto, non per ideali astratti e calati dall'alto. Alla fine chi si salva è il giullare e la sua famiglia “semplice”. Meditare.
ATALANTE, di Jean Vigo. Chi legge le mie pagine sa che ad esso è ispirato il mio racconto omonimo in progress. Basti questo per dire quanto mi sia caro!
UN RAGAZZO E TRE RAGAZZE, di Eric Rohmer. Fa parte della quadrilogia dedicata alle stagioni. Racconto lieve, caldo ed effimero come una giornata d'estate. Che dona tutta la sua luce “finché non muore il giorno” (verso di un grandissimo poeta italiano!!).
LA SPOSA CADAVERE, di Tim Burton. Una bellissima favola a disegni animati sull'amore, il quale -come ricorda il Cantico dei Cantici- è più forte della morte. "Io sarò il vino, quando il tuo calice sarà vuoto".
In fine, chiedo perdono a tutti i film non citati...
Atalante. Sesto sibilo.

-Permetti un ballo, mia regina?
Hans cingeva i suoi fianchi con tenerezza e passione, e quel tanto di vigore perché lei non fuggisse via ancora.
Le banchine lungo
La musica impazzava in armonie di tango sfrenato. Forse non tutti i passi erano azzeccati, ma che importa? Si amavano. I loro corpi, i loro occhi, sprizzavano scintille. Hans di tanto in tanto guardava giù, verso la corrente placida del fiume…e per una volta era felice di essere sceso per un po’ dall’Atalante.
Attorno le genti più disparate facevano da cornice a quel sogno reale. “Ogni cosa che avvenga in questa città –pensava Hans tra sé- ha un alone di magia inenarrabile. E’ come uno stato di ebbrezza perenne. Un rapimento da cui non si voglia mai essere liberati”.
La notte avanzava felpata ed euforica, più tardi li aspettavano le luci del Quartier Latin, pochi passi di danza più in là!
-Stringimi forte, ora, in questo preciso momento. E scordati ogni ansia, ogni passato, ogni futuro, ogni viaggio che ci attende. Soli o insieme, non so. Ora e qui. Non c’è altro adesso. Atalante può attendere. Fedele, come sempre.
La guardò. E tuffò il viso tra i suoi capelli. Respirando profumo. Profumo di vita vera.