Plus encore.
"La durée de nos passions ne dépend pas plus de nous que la durée de notre vie"
(La Rochefoucauld)

Non sempre sappiamo dove portano le nostre tortuose strade intraprese.

Un giro di chiave.
Domenica. Mattino presto, molto presto. Ho passeggiato chilometri per il Centro. Una visione quasi surreale della città, senza macchine per via della Maratona, che sarebbe partita di lì a poco. Amo la mia città. La amo anche quando è caotica, frenetica (mai troppo, in fondo), confusionaria. Quando sembra toglierti il respiro. Ma la amo lo stesso. Perché è un po’ come la donna amata: la ami solo quando è esattamente come la vorresti tu? O non è forse come la vuoi tu proprio perché la ami? Una passeggiata rigenerante. Nel cuore avevo la vertiginosa sensazione di un carcerato a cui qualcuno avesse dato un giro di chiave alla cella, socchiudendo la porta. La libertà è là fuori: prendila!
Mi tornano in mente i versi della splendida canzone di Gaber:
E’ come un’illogica allegria, di cui non so il motivo
Non so che cosa sia
E’ come se
improvvisamente
mi fossi preso il diritto
Di vivere il presente…
8 marzo, la festa della Dama.
Non capita tutti i giorni di festeggiare il compleanno di un’amica lontana stando con lei. Bene che vada….una volta l’anno!
Con Wil partiamo da Roma nel primo pomeriggio, dopo un fugace incontro con Okkirossi che ha approfittato dell’occasione per sottoporre il coyote (“Santo subito!”) a un fittissimo interrogatorio informatico per spremere al massimo tutte le potenzialità di splinder (tipo: come ottenere indirizzi e cellulari di giovani blogger; come ricavarne lo status civile; come attirare nuove lettrici senza lo scopo di far leggere il blog; eccetera). Il viaggio verso Napoli scorre veloce, il treno ferma in tutte le stazioni. Mentre Wil manda sms alla Benfa dal cellulare di Albatros –tipico esempio di comunismo applicato alla vita quotidiana-, il pennuto scambia occhiate con la moretta seduta accanto al coyote, il quale ovviamente non si accorge di nulla (della moretta, intendo, non delle occhiate). Arrivati nei pressi della città partenopea, cerchiamo invano con lo sguardo il Partenone, mentre proviamo qualche difficoltà nell’identificare il Vesuvio. Alb: “Wil, quello secondo te è il Vesuvio?”. Wil: “Mah, dalla forma geometrica e considerando le coordinate astrali disposte in allineamento sinaptico, mi sembrerebbe più l’Etna…”.
Prima di scendere dal vagone, una fanciulla davanti a noi avverte via cellulare un parente che “il treno ha appena imboccato le rotaie”: per nostra fortuna, invece, le rotaie le aveva imboccate fin da Roma!
La nostra Daminadelsole, fresca venticinquenne, ci accoglie con il suo solito calore (ha gli ormoni esaltati) al binario e ci propone una visita in una famosa pasticceria locale, favorendo l’entusiasmo incontenibile di Cip&Ciop. Dopo l’abbraccio con Giù, ci tuffiamo nella sbornia dolciaria.
La casa degli sposini è graziosa e confortevole, molto colorata, nello spirito dei suoi abitanti, immersa in un vicoletto delizioso –se non fosse che per imboccarlo con la macchina, devi sperare che non arrivi qualcun altro in direzione opposta. I nostri ospitanti ci portano a cena in una rinomata pizzeria del Centro, assieme ad altri loro amici e amiche, tutte rigorosamente minigonnate (gli uomini indossano sobri jeans). Cibo ottimo e abbondante. Rincasiamo per onorare la torta damesca, e ci raggiungono altri amici e amiche di Dama; è lì che realizziamo che le minigonne di cui sopra erano in realtà gonne lunghe, al confronto di quelle appena arrivate! Si tratta di mutande leggermente allungate. In cucina fervono i preparativi ultimi della torta (montaggio della panna), la quale poco dopo appare in tutto il suo splendore in salotto, davanti al volto felice della Dama, costretta a spegnere le candeline cinque volte, con rischio di embolo aggravato. Si chiacchiera amabilmente, si ride, si mangia, si ****** (attività oculare cui si dedica Wil), mentre Albatros si addormenta su un trespolo verso le 2 del mattino. Prima di prendere possesso del divano letto, Albion frantuma un preziosissimo piatto di ceramica di Santo Stefano di Camastra, recuperandone però i 23.456 frammenti per un’eventuale ricomposizione, rovescia per terra l’intera pila di sei cuscinoni del divano, tenta di fare a pezzi una lampada da terra.
Il giorno successivo, si prova in vari modi a destare il volatile: sveglia del cellulare, secchio d’acqua, carillon della papera nascitura. Niente! Finché Wil ha un’idea geniale: prende accordi con la sottostante Chiesa Cristiana Evangelica per intonare ameni canti domenicali sotto le finestre. Mossa vincente!
La colazione, in orario tipicamente partenopeo, si protrae fino all’ora del pranzo. Resta poco tempo per un giro veloce, ma affascinante. I vicoletti di Napoli, il bellissimo lungomare con vista sul Castello, i taralli appena sfornati. Mi torna in mente l’ormai celeberrima espressione Katanesca “I monumenti più belli che ho visto sono le persone”. È proprio così: nelle volte precedenti in cui ci ero stato, Napoli non mi aveva colpito particolarmente. Questa volta, devo dire che mi è rimasta nel cuore. Sicuramente è merito delle bellissime persone che l’hanno vissuta con me.
Per finire, alcune riflessioni indotte dalla visita napoletana:
-a Napoli non servono segnali stradali, semafori, sensi di marcia: tutto è lasciato ad un’estrosa improvvisazione;
-a Napoli le ragazze risparmiano centimetri di tessuto sull’abbigliamento;
-a Napoli non mangiare una zeppola di San Giuseppe….perché ne mangerai altre cinque subito dopo!
-non invitare Albatros a casa tua se non hai un’adeguata copertura assicurativa sui beni frangibili;
-se hai degli amici splendidi come Dama, Giù e Wil….tieniteli stretti!
Se anche dovessi inoltrarmi in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo sostegno e la tua guida
rendono sicuri i miei passi
Salmo 23
...e ora me ne uscirò a fare un giro...vado a conquistare la città e quel margine di felicità che posso regalarmi!
