Un amIKo.
Alb Ma dici davvero?! E quando l'hai saputo? E quando avverrà?
Ik Eh, qualche giorno fa. Si parla di metà settembre…
Alb Cavoli, mi spiace. Davvero, mi spiace tantissimo. E…senti…posso fare qualcosa per te?
Ik Eh, non so. Sai in queste situazioni si è comunque soli…
Alb Parole sante!
Ik E non ti ho detto neanche tutto
Alb Eh??? Perché, c'è dell'altro?
Ik Il matrimonio è di Testimoni di Genova…
Alb Oggeovasanto! Ma allora non posso far nulla per salvarti…
Ik Beh, qualcosa magari sì: potremmo incontrarci prima del matrimonio…
Alb Ma certo! Affare fatto!
Fu così che Alb e Ik decisero di incontrarsi nella Capitale in un piovoso pomeriggio di settembre. (Da notare che a Roma non pioveva da settimane).
Alb Allora, Ik, dove siete di bello tu e la tua famiglia? (Scommetto che sono a zonzo per le vie del Centro)
Ik Dunque, esattamente siamo a Piazza delle Quattro Giornate…o Cinque?
Alb Quattro o cinque?
Ik Insomma, poco meno di un settimana.
Poche cose nella vita hanno il gusto e la piacevolezza di far chiacchiere con un amico che ti capisce senza troppe parole, che non sbarra gli occhi a quello che dici, che sa ascoltare e dire le parole giuste, che ascolta le tue. Ho avuto anche il piacere di conoscere la bella famigliola di Ik. La madre, per sincerarsi che non fossi un oggetto virtuale, ha scrutato dietro il collo alla ricerca di possibili collegamenti elettrici. Una volta appurata la sola presenza di piume, si è prodotta in un sorriso tranquillizzato. Il padre ha esordito dandomi del lei per poi passare ad un più informale del lui. Lo zio si è prodigato per trainare la Ik-car in mezzo al traffico cittadino, dimostrando sprezzo del pericolo e rispondendo a tono alle invocazioni di lode delle entità celesti da parte degli automobilisti. Qualche giovane centauro ha tentato il suicidio cercando di passare attraverso la corda di traino. Il tempo trascorso assieme è stato poco, ma molto arricchente.
Alcune riflessioni indotte dall'incontro:
Se una quarantenne piacente si ferma a un benzinaio e chiede a due giovinastri dei paraggi di aiutarla a chiudere il tappo della benzina, la cosa più sensata da fare è darle una botta (in testa) e via. Trattenendo, a mo' di rimborso, la sua Audi metallizzata.
Se devi restare in panne con la macchina, non farlo sul lungotevere in zona Milizie: per trovare il bar più vicino dovrai fare almeno un km a piedi.
Se ti iscrivi a un corso di ping-pong, non pretendere che i ragazzini che incontri per strada NON ti diano del lei, considerandoti anziano.
Se un amico ti spiega dettagliatamente cosa sia un troll e cosa sia un flamer, e il giorno dopo ti trovi ad insultare un utente anonimo che spara cazzate, non dire "Non lo sapevo!".
Se quello stesso amico ti dice che gli Stratovarius non sanno suonare, trattieniti dall'insultarlo!
Infine, confermando la saggezza un po'polare e un po' no: Chi trova un amico…se lo tenga stretto!
Un incontro. (Parte terza).*
Era fredda quella stanza d'albergo, lontana. Lontana da lui. Alitò sul vetro e scrisse tre lettere col dito sopra la condensa. Sorrise. E spostò lo sguardo più in là, oltre quel vetro: la città cominciava ad animarsi delle luci protese alla sera. Il cielo si faceva scuro, colorandosi di sfumature dal cobalto al nero, dal rosso violento al rosa più tenue. Guardò l'orologio. Mancava quasi un'ora alla cena. Immaginava dove potessero mai andare tutti quegli esserini così piccoli sotto di lei. Chissà quanti appuntamenti li aspettavano, chissà chi aveva fretta, chissà chi non aveva più bisogno di averne. Chissà chi andava in stazione per abbracciare qualcuno, chissà chi ne tornava con il viso un po' struccato. Si passò le mani sulle braccia, come per stringersi in un ipotetico abbraccio. Lanciò un'occhiata al letto dietro di lei. Le lenzuola confuse l'una sull'altra lasciavano il segno di un riposo inquieto. Per la camera stavano sparsi capi di abbigliamento. Vestiva elegante. Non solo quando era fuori per lavoro. C'era un gran disordine. Ma cosa importava? Il mattino successivo avrebbe lasciato quella stanza. Si diresse in bagno, chiuse il tappo della vasca e aprì il getto dell'acqua calda. Tornò nella stanza e nuovamente si affacciò alla finestra. Il cielo era sempre più scuro, e la città sempre più luminosa. I capelli ricoprivano una parte del suo viso. Amava i suoi capelli flessuosi. Anche lui, li amava. Passandosi una mano tra di essi, sentì come una presenza. Forte, vivida, quasi reale. Si diresse verso l'armadio e ne trasse una sciarpa di cashmere. Vi immerse il viso. Tornò alla finestra e passò la sciarpa sopra quelle tre lettere, di cui ormai si intravedevano solo i contorni. Andò in bagno, la vasca era piena per metà. Il vapore aveva annebbiato le piastrelle alle pareti. Chiuse il getto caldo e aprì quello freddo. Scrisse di nuovo quelle tre lettere tracciando con il dito dei ghirigori tutt'attorno. Un lembo della sciarpa, che teneva avvolta al collo, finì dentro l'acqua. Lo tirò su che gocciava. Si spogliò di quel poco che portava indosso. Ma lasciò il cashmere sul proprio corpo. Aspettò che l'acqua fosse tiepida per potercisi immergere.
Mezz'ora dopo, avvolta in accappatoio, tornò in camera. Ai piedi non indossava nulla. Ricordava il freddo sotto i piedi sui ciottoli, quella notte in spiaggia. Ma questa moquette era invece così calda, soffice, avvolgente. Dannatamente comoda.
Si avvicinò al comodino, prese il telefono. Chiamò la reception e si fece comporre un numero italiano.
“Pronto?”
“Sei tu?”
Kat is on the table.
ovvero, Katana è nel tavoliere (delle Murge).
Quando un albatro atterra in terra di Puglia, l’Amministrazione comunale di Beri organizza giochi d’acqua sul lungomare, spettacoli di luce, musica ed altre meraviglie. Ma, lasciatemelo dire, lo spettacolo più bello è la mia solare amica Katana. La prima cosa che imparo nel soggiorno katanese è la seguente: è estremamente rischioso fermarsi a far rifornimento di benzina in compagnia di Kata. Sì, perché è ambitissima da tutti i benzinai del circondario. Circolano leggende a tal proposito. Un anziano gestore di pompe di benzina, Tuddizzu, lasciò moglie e figli per tentare una fuga con la karateka. Fu ritrovato pochi giorni dopo in un fosso, con una contusione al volto e l’impronta di un piede femminile stampato sopra. (I rilievi della scienti(beep) hanno appurato che portava smalto color prugna). La vedova consolabile si rifece una vita, rimanendo sempre nell’ambito delle pompe, ma funebri questa volta. Un altro, di origine afrocoreana, Mohaspet Loteng-Lung, finse di volerla assumere come lavorante. La bella Katana accettò l’incarico, salvo scoprire poco dopo le reali intenzioni del giovane (…). Di lui non si ebbero notizie per diverse settimane, finché la polizia non ne ritrovò degli estratti corporei in una tanica di benzina, di cui l’organo riproduttivo fungeva da augello (appunto). Durante la vacanza katanese, dunque, si privilegiavano le ore notturne per rifornire la Katacar. Non si può tacere il fatto che, per la famiglia di Kata, ufficialmente era Viviana l’ospite. Questo ha imposto ad Alb tutta una serie di accorgimenti precauzionali, onde evitare di essere spennato dal baffutissimo genitore katanese. La notte, prima di chiudersi in camera a doppia mandata, cospargere gli stipiti della porta con polvere urticante; puntellare la porta stessa dall’interno, con ante dell’armadio nuziale, appositamente divelte; dormire vestito per eventuali precipitose –in senso letterale- fughe dal terrazzo. Al mattino, chiudendosi in bagno, rivolgersi a Kata, con richieste ingannatorie, tipo “Kat, ti avanza mica della ceretta che l’ho dimenticata a Roma?”, o “Nicky, hai visto che bono il barista del locale di ieri?”, o ancora “Come mai poi hai deciso di non aver uomini per casa, quest’estate?”. In realtà la fortuna ha arriso all’uccellaccio, perché nei giorni di vacanza solo la Katagenitrice si è affacciata per un breve saluto (ella, da buona mamma, sapeva dell’inganno!). I giorni passavan gioiosi e spensierati, tra canti in macchina, bagni, foto, chiacchiere, gite e serate con gli amici. E naturalmente, copiose vivande e libagioni, tra cui degna di memoria è la cena a base di carne di cavallo, che ha rischiato di stroncare per ingordigia i due giovani e aitanti giovinastri. Per non parlare della colazione imperiale del primo giorno...
divenuta l'ultimo giorno un bicchier d'acqua di rubinetto con sospetta infezione da salmonellosi e un pacchetto di cracker. Scaduto.
La hit della vacanza è stata “Ho scritto Kata sulla sabbia”.
I dialoghi, improntati ad una profonda riflessione sull’esistenza umana e i suoi perché (perché? perché? perché?), avevano un tenore (lalaaaaaaaa) di questo genere:
Kat Alb, andiamo a prenderci un panino, dai.
Alb e dove lo prendiamo il panino?
Kat al bar, là in fondo…
Alb (guardando il barlàinfondo, a circa 100 metri) noooo, troppo lontano. Abbiamo le pesche: mangiamo quelle, no?
Oppure in macchina, sgranocchiando salatini e vari:
Kat mmmmmm, buoni i Fonzies! E le patatine ti piacciono?
Alb sì, adoro il sesso orale.
E sul finire della vacanza, in treno, il finto rimorchio di un trasandato riccastro bancario ariano, Albert Molti-Solden, e una procace escort russa, Nickolaja Orgasmovic.
Una menzione a parte, meriterebbe la visita notturna di Matera. Luogo di incantevole magia, più simile ad un presepe che alla realtà. Ecco un'immagine esplicativa di Matera (Matè ancora adesso).
E anche la visita alla Foresta di Cassano, teatro degli infratti katanesi, nonché ricetto di Struzzonero, che abbiamo immortalato fotograficamente. Non trovo la foto, ma tanto non ci interessa perché lo Struzzo non leggerà mai un post che superi le due righe di lunghezza.
Un desiderio dell'Alb che non è stato soddisfatto (a parte il sesso orale, intendo) è il muretto a secco. Cosa? Sì, Alb ha pregato ossessivamente la Kata di fermarsi lungo la strada per poter immortalare questa mirabile opera dell'ingegno pugliese. Ma l'unico posto che è stata in grado di trovare è stato lungo il muro di cinta del cimitero. Requiescant in pace e pixel.
Si sa che la vacanza è un banco di scuola importante per testare il feeling di un’amicizia. E questa vacanza ha confermato tutto quello che Alb e Kata sapevano l’uno dell’altra. Alb: Kata, non puoi pretendere di avere la botte piena e SUM ubriaco. Kat: Alb, per il sesso orale attivo posso presentarti delle amiche.
Fly!

Ordinary man.

Filastrocca un poco tocca.
Se l’ebbrezza del volo hai assaporata
Se a raccontarlo torni un po’ assonnata
(tra party, botti e berlin-notti
crauti, krapfen e aufwiedehersen)
vuol dire – questo è certo e chi ne dubita-
che sei tornata viva e vegeta!
Son finite le vacanze
Ma non smettono le danze
Spera ancora un bis e un triss
Perché il tuo motto è DON’T MISS ZE BLISS!
Ma se del Muro hai nostalgia
Ecco un video che è una magia
Guarda, ascolta quest’omaggio canterino
E chi poteva farlo se non l’Albino?
Tutto il web ti ha qui aspettata
E ti dice in un sorriso:
BENTORNATA! 
Dreaming...
Coelum, non animum, mutant qui trans mare currunt
Fughe in diagonale.
Gridano gli inglesi
GOD SAVE THE QUEEN!
Rispondono gli Arnesi*
GOD SAVE THE ALBEEN!