Kat is on the table.
ovvero, Katana è nel tavoliere (delle Murge).
Quando un albatro atterra in terra di Puglia, l’Amministrazione comunale di Beri organizza giochi d’acqua sul lungomare, spettacoli di luce, musica ed altre meraviglie. Ma, lasciatemelo dire, lo spettacolo più bello è la mia solare amica Katana. La prima cosa che imparo nel soggiorno katanese è la seguente: è estremamente rischioso fermarsi a far rifornimento di benzina in compagnia di Kata. Sì, perché è ambitissima da tutti i benzinai del circondario. Circolano leggende a tal proposito. Un anziano gestore di pompe di benzina, Tuddizzu, lasciò moglie e figli per tentare una fuga con la karateka. Fu ritrovato pochi giorni dopo in un fosso, con una contusione al volto e l’impronta di un piede femminile stampato sopra. (I rilievi della scienti(beep) hanno appurato che portava smalto color prugna). La vedova consolabile si rifece una vita, rimanendo sempre nell’ambito delle pompe, ma funebri questa volta. Un altro, di origine afrocoreana, Mohaspet Loteng-Lung, finse di volerla assumere come lavorante. La bella Katana accettò l’incarico, salvo scoprire poco dopo le reali intenzioni del giovane (…). Di lui non si ebbero notizie per diverse settimane, finché la polizia non ne ritrovò degli estratti corporei in una tanica di benzina, di cui l’organo riproduttivo fungeva da augello (appunto). Durante la vacanza katanese, dunque, si privilegiavano le ore notturne per rifornire la Katacar. Non si può tacere il fatto che, per la famiglia di Kata, ufficialmente era Viviana l’ospite. Questo ha imposto ad Alb tutta una serie di accorgimenti precauzionali, onde evitare di essere spennato dal baffutissimo genitore katanese. La notte, prima di chiudersi in camera a doppia mandata, cospargere gli stipiti della porta con polvere urticante; puntellare la porta stessa dall’interno, con ante dell’armadio nuziale, appositamente divelte; dormire vestito per eventuali precipitose –in senso letterale- fughe dal terrazzo. Al mattino, chiudendosi in bagno, rivolgersi a Kata, con richieste ingannatorie, tipo “Kat, ti avanza mica della ceretta che l’ho dimenticata a Roma?”, o “Nicky, hai visto che bono il barista del locale di ieri?”, o ancora “Come mai poi hai deciso di non aver uomini per casa, quest’estate?”. In realtà la fortuna ha arriso all’uccellaccio, perché nei giorni di vacanza solo la Katagenitrice si è affacciata per un breve saluto (ella, da buona mamma, sapeva dell’inganno!). I giorni passavan gioiosi e spensierati, tra canti in macchina, bagni, foto, chiacchiere, gite e serate con gli amici. E naturalmente, copiose vivande e libagioni, tra cui degna di memoria è la cena a base di carne di cavallo, che ha rischiato di stroncare per ingordigia i due giovani e aitanti giovinastri. Per non parlare della colazione imperiale del primo giorno...
divenuta l'ultimo giorno un bicchier d'acqua di rubinetto con sospetta infezione da salmonellosi e un pacchetto di cracker. Scaduto.
La hit della vacanza è stata “Ho scritto Kata sulla sabbia”.
I dialoghi, improntati ad una profonda riflessione sull’esistenza umana e i suoi perché (perché? perché? perché?), avevano un tenore (lalaaaaaaaa) di questo genere:
Kat Alb, andiamo a prenderci un panino, dai.
Alb e dove lo prendiamo il panino?
Kat al bar, là in fondo…
Alb (guardando il barlàinfondo, a circa 100 metri) noooo, troppo lontano. Abbiamo le pesche: mangiamo quelle, no?
Oppure in macchina, sgranocchiando salatini e vari:
Kat mmmmmm, buoni i Fonzies! E le patatine ti piacciono?
Alb sì, adoro il sesso orale.
E sul finire della vacanza, in treno, il finto rimorchio di un trasandato riccastro bancario ariano, Albert Molti-Solden, e una procace escort russa, Nickolaja Orgasmovic.
Una menzione a parte, meriterebbe la visita notturna di Matera. Luogo di incantevole magia, più simile ad un presepe che alla realtà. Ecco un'immagine esplicativa di Matera (Matè ancora adesso).
E anche la visita alla Foresta di Cassano, teatro degli infratti katanesi, nonché ricetto di Struzzonero, che abbiamo immortalato fotograficamente. Non trovo la foto, ma tanto non ci interessa perché lo Struzzo non leggerà mai un post che superi le due righe di lunghezza.
Un desiderio dell'Alb che non è stato soddisfatto (a parte il sesso orale, intendo) è il muretto a secco. Cosa? Sì, Alb ha pregato ossessivamente la Kata di fermarsi lungo la strada per poter immortalare questa mirabile opera dell'ingegno pugliese. Ma l'unico posto che è stata in grado di trovare è stato lungo il muro di cinta del cimitero. Requiescant in pace e pixel.
Si sa che la vacanza è un banco di scuola importante per testare il feeling di un’amicizia. E questa vacanza ha confermato tutto quello che Alb e Kata sapevano l’uno dell’altra. Alb: Kata, non puoi pretendere di avere la botte piena e SUM ubriaco. Kat: Alb, per il sesso orale attivo posso presentarti delle amiche.
Cuore in volo costante e irregolare.
Il senso del mio andare
è nei compagni di viaggio
Una sinfonia gothic-metal.
Un canto di contadini alla mietitura.
Una chitarra rock.
Una canzone old-time.
Una ballata italiana.
Una fuga d’organo.
Una delicata melodia di piano.
Una batteria rullante.
Albatros900 compie due anni. Grazie a tutti voi che siete passati di qua, e soprattutto nella mia vita.

Un grazie speciale a chi ha voluto festeggiarmi qui.

Arrivati alla dogana, con una certa apprensione, ci rivolgiamo al finanziere per fargli la fatidica domanda. Lui, sentite poche parole, fa “Anche voi de Borzano eh?!”. “Bella, fratè! Semo romani!”. “Certo che bbasta la carta d’identità…e chi cce ferma a noi?!”. Arrivati, dicevo, a Fiume ci precipitiamo a cercare un ristorante. È tardi, pensiamo che non sarà facile mangiare. Adocchiata una scritta, entriamo. Ristorante esclusivo, pieno di velluti e maggiordomi. “Hyc, mi sa che qua ci spennano”. “Eh, vabbè io c’ho fame”. In realtà il cambio euro/kuna ci è molto favorevole. A questo proposito altra digressione. (In realtà i post di ALB-um saranno solo digressioni!). Rientrando in Italia, cambiammo le kune rimasteci in monete slovene (tolar?), con un cambio ancora più favorevole. Quando ci fermammo a far benzina all’ultimo distributore sloveno disponibile, chiedemmo al simpatico gestore, un vecchietto, di imbucarci le cartoline. In cambio del servizio gli demmo delle banconote a mo’ di mancia. Il vecchietto, facendo tanto d’occhi, ci ringraziò con un calore che giudicammo eccessivo. Facendo poi i conti, scoprimmo che gli avevamo dato l’equivalente, per lui, di circa 25 euro! Che per un paio di cartoline non è malaccio. Il nostro viaggio croato è stato contrassegnato dall’improvvisazione più assoluta. Niente prenotazioni, niente itinerari fissati, se non di massima. Ci eravamo portati dietro una canadese…bionda (anzi rossa), occhi verdi…bè, no, era semplicemente una tenda! La prima tappa che avevamo scelto era il Parco dei Laghi di Plitvica Jezera. Uno dei luoghi più belli che io abbia mai visto. Si trova all’interno del paese. Ci si arriva percorrendo una serie di strade statali semi deserte, circondati da un panorama di montagne bellissime, poco elevate. Abbiamo notato che in Croazia le donne hanno un forte ruolo sociale. Sono loro a gestire l’affitto delle locande o camere, sono loro a tenere banchetti lungo le strade dove vendono ogni sorta di squisitezza (miele, formaggi, ricotta…), e altro ancora. I nostri soggiorni sono stati in parte in queste camere affittate all’interno di fattorie, in parte in tenda. Campeggio libero, non in camping. Ci siamo accampati nei posti più improbabili, sempre in riva al mare comunque -una volta lasciato l’interno e direttici sulla costa e poi nell’isola di Krk. Ci sarebbero mille episodi da raccontare ma andrei troppo per le lunghe, mentre io preferisco le corte. La seconda sera croata avevamo comprato due bottiglie di vino. Una da due litri rosso, una da un litro bianco. Pochi metri dopo essere saliti in macchina, la bottiglia (da due litri ovviamente) cozza contro un ferro della carrozzeria e si sfascia. Premetto che la macchina era comprata da poco, ancora con quell’odore di nuovo… Risultato: abbiamo fatto tutta la vacanza con un perenne stato di ubriachezza indotto dai residui aromatici enologici. Quella sera, complice il plenilunio, ci fermammo su un campo a cenare e…bere. Ci ubriacammo di brutto e cominciammo a litigare! Ahahah. Naturalmente i litigi con Hyc durano lo spazio di qualche ora, tanto più se dovuti all’alcol. Un’altra volta abbiamo affittato una camera in una fattoria, passando poi quasi tutta la notte sdraiati su un prato con un piumone a guardare la luna e il cielo e a sentir grilli cantare, davanti a una chiesa sconsacrata! Carina la scenetta precedente. Arriviamo a questo casale, la signora ci conduce a visitare le due camere per poter scegliere in quale alloggiare. La prima è carina e siamo tentati di prenderla, ma per scrupolo decidiamo di guardare anche l’altra. Appena entrati notiamo che dalla finestra aperta, un raggio di luna, da poco calante, cade proprio sul letto matrimoniale (mentre l’altra camera aveva due singoli). Per due lunofili come noi, non poteva esserci richiamo più efficace. Scegliamo quella! La signora, con uno sguardo furbetto, ci squadra annuendo con l’aria di chi pensa “Eh, l’ho capite io, le vostre tendenze sessuali!”. Naturalmente non aveva capito nulla; ma che risate ci siamo fatte, io e Hyc. Come detto, pur avendo pagato la camera, abbiamo praticamente dormito sul prato fuori del casale. La nostra storditezza ha avuto il picco più alto quando, dopo aver fatto una cinquantina di foto artistiche durante il viaggio, Hyc si è accorto di un’anomalia della macchina. Zero foto! Abbiamo fatto una vita piuttosto selvaggia e solitaria per tutto il viaggio; l’unica sera in cui avevamo deciso di darci alla conoscenza delle “realtà” locali…si è scatenato un diluvio semi-universale. Quella sera è stata molto avventurosa perché ci eravamo accampati dentro una grottina in riva al mare, arrivandoci attraverso un bosco intricato. Dopo aver cucinato sul fornelletto a gas (spaghetti con sugo di patelle opportunamente prese dagli scogli la mattina), abbiamo notato in lontananza degli strani lampi nel cielo. Io sostenevo fossero i fuochi artificiali di ferragosto; Hyc sosteneva fossero lampi. Tra le due posizioni ha, fortunatamente, prevalso la sua, così ci siamo spostati in cima all’altura che dominava la grotta. Ma riattraversare quel boschetto è stato un po’ da thriller perché circolavano, nel buio, strane creature che la nostra fantasia associava a lupi famelici vogliosi di sbranarci. In realtà erano capre, che in Croazia girano allo stato brado. Una volta riusciti a montare la tenda, si è scatenata una tempesta vera e propria. Il giorno dopo, tornando nella grottina, abbiamo verificato che la spiaggetta non esisteva praticamente più. Se fossimo rimasti lì, ci sarebbe toccata la stessa sorte. Un’altra notte, che ci eravamo attendati in riva al mare in mezzo a un campo di ulivi (eravamo in fase mistico-quaresimale), siamo stati svegliati da uno strano rumore di sonagli. Attimi di panico, durante i quali abbiamo immaginato di essere circondati da una banda di maniaci croati, cultori di Kusturica e della musica etnica. Invece erano le solite capre. La Croazia è una terra bellissima. Il mare è splendido e cristallino. I suoi abitanti, per i pochi contatti avuti, mi sono sembrati simpatici. Ricordo con grande entusiasmo che quando stavamo rientrando in Italia, abbiamo fermato la macchina ai bordi di un campo e, alzando il volume dell’autoradio, ci siamo prodotti in una folle danza sulle note marleyane di “Punky reggae party”. E’ stato un viaggio fantastico, nel nome dell’avventura, della curiosità, della gioia e dell’amicizia. Tutte cose, per me, intimamente connesse tra loro.