giovedì, 19 febbraio 2009

Avevamo vegliato tutta la notte - i miei amici ed io [...]
La furente scopa della pazzia ci strappò a noi stessi e ci cacciò attraverso le vie, scoscese e profonde come letti di torrenti. Qua e là una lampada malata, dietro i vetri d'una finestra, c'insegnava a disprezzare la fallace matematica dei nostri occhi perituri [...]
Usciamo dalla saggezza come da un orribile guscio, e gettiamoci, come frutti pimentati d'orgoglio, entro la bocca immensa e tôrta del vento!... Diamoci in pasto all'Ignoto, non già per disperazione, ma soltanto per colmare i profondi pozzi dell'Assurdo! [...]
Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, e contro ogni viltà opportunistica o utilitaria.
È dall'Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il «Futurismo», perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologhi, di ciceroni e d'antiquarii [...]
I più anziani fra noi hanno trent'anni: eppure, noi abbiamo già sperperati tesori, mille tesori di forza, di amore, d'audacia, d'astuzia e di rude volontà; li abbiamo gettati via impazientemente, in furia, senza contare, senza mai esitare, senza riposarci mai, a perdifiato... Guardateci! Non siamo ancora spossati! I nostri cuori non sentono alcuna stanchezza, poiché sono nutriti di fuoco, di odio e di velocità!... Ve ne stupite?... E logico, poiché voi non vi ricordate nemmeno di aver vissuto! Ritti sulla cima del mondo, noi scagliamo una volta ancora, la nostra sfida alle stelle!
(dal Manifesto del Futurismo di F. T. Marinetti, di un secolo fa)
Al di là degli esiti artistici del movimento futurista, l'insofferenza verso il vuoto accademismo, verso tutto quello che è solo forma e nessuna sostanza, verso l'immobile e l'incontestabile - la sento molto vicina al mio essere. E viva, ancora oggi...
albatros900
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temi : arte

mercoledì, 02 aprile 2008

Gli omicidi del cuore.

ratto di Proserpina (Bernini)

"Quel che c'è di fastidioso nell'amore è che è un delitto in cui non si può fare a meno di un complice"

Charles Baudelaire

albatros900
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temi : arte

sabato, 13 ottobre 2007

Seguitando...

guidoriccio da fogliano

Si parva licet componere magnis

albatros900
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temi : arte

venerdì, 06 luglio 2007

Il rito del Tempo.
Si abbassano i riflettori. Le luci di Metropolis occhieggiano lontane, innocue. La magia è qui. Attorno, le vestigia romane parlano lingue arcane e remote, i fari le illuminano di colori cangianti in tonalità dal giallo al rosso. Le prime note introducono alla danza circolare del tempo. (Che sia circolare, me ne renderò conto solo alla fine). La villa dell’Imperatore custodisce le tracce di vite e secoli andati…eppure presenti. Questa sera. Questa magica sera. La musica è l’arte che più di ogni altra scava le viscere della mia anima, traendone tutto quello che le si nasconde nel grembo. Il colore struggente del tramonto ha lasciato spazio all’avvolgente oscurità rischiarata dalla melodia, e dal ricordo del Tempo. Le note si inseguono, ora calme e distese, ora rabbiosamente frenetiche. Proprio come il tempo della vita e le sue imprevedibili alternanze. Perfino una stella, in anticipo sul calendario, “precipita” dalla volta verso di noi, con la sua scia di speranze e desideri non detti: ci sono momenti che hanno il sapore della perfezione. Ci sono attimi in cui senti che la vita è perfetta così. Talmente perfetta da poterla abbandonare senza rimpianti. E allora…i volti perduti…i volti mai visti…le mani mai accarezzate…le voci non sentite…gli sguardi impressi…tutti si danno appuntamento qui ed ora. E danzano, con la musica del pianoforte. Ecco il fratello sconosciuto e perduto, ecco l’anziano pianto al ritmo del Veni Spiritus, ecco la madre compagna di lontane processioni, ecco gli uomini e le donne che mi hanno preceduto sfiorando queste rovine tenaci. Le due colonne di sfondo si spengono e l’abside si tinge di rosso sangue. Il ritmo incalza, per placarsi poi e galoppare nuovamente. In questo Tempo che a volte sembra divorarci e toglierci il fiato ci è dato di vivere momenti che dicono “Non è così!”. Ci sono occasioni di estasi e quiete, una quiete “attiva”, che produce un sovrumano portato di sollievo e conforto. Una quiete che avvicina le epoche lontane, gli amici distanti, gli sconosciuti perfino. E il rito del Tempo, allora, diventa un canto di libertà e di una mia personale forma di gratitudine. L’unico canto, forse, che è lecito intonare nel silenzio di sé.

Impressioni al concerto di Ludovico Einaudi, presentazione del suo nuovo lavoro “Il tempo del mito”, Villa Adriana.

Villa Adriana

albatros900
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temi : musica, vita, arte, emozioni

sabato, 21 aprile 2007

XXI Aprile.

Non si possono più riconoscere

i monumenti dell'epoca trascorsa,

immensi spalti ha consunto il tempo vorace.

Restano solo tracce fra crolli e rovine di muri,

giacciono sepolti i tetti in vasti ruderi.

Non indignamoci che i corpi mortali si disgreghino:

ecco che possono anche le città morire.

Rutilius Claudius Namatianus, De reditu

Urbs uno

Alla mia amata città. 

albatros900
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temi : vita, arte

giovedì, 15 marzo 2007

La verità più alta.
"...mi ritrovavo catapultato in un disordine ingenuo e felice, senza gerarchie. Saltava agli occhi questa assoluta mancanza di cortigianeria. Niente lusinghe. Niente adulazioni. Lo so che ai giovani può apparire sentimentale o insignificante, ma tra gli uomini c’era un rispetto, un trattarsi da pari a pari, qualunque fosse il loro stato. Dopo tanti viaggi, resta il comportamento più rivoluzionario che abbia conosciuto”.
(Fabio Stassi, E’ finito il nostro carnevale. In libreria dal 16 marzo 2007).
A tutte le persone che amo, che ho incontrato sul mio cammino, che stanno silenziosamente soffrendo. Loro sanno che non esistono distanze tanto grandi da poterci separare, loro sanno che la mia lotta è soprattutto per loro...
albatros900
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temi : vita, arte, amicizia

giovedì, 08 marzo 2007

da non perdere, per chi è a Roma!
Fabio Stassi
È FINITO IL NOSTRO CARNEVALE
Romanzo
È finito il nostro carnevale è un romanzo picaresco ma anche il canto
dolente alzato a un’epoca ormai conclusa. Il viaggio di Rigoberto Aguyar
Montiel alla rincorsa della coppa Rimet attraversa così tutto
il Novecento, dalla Parigi anni Venti alla Seconda Guerra mondiale, agli
incontri con Orwell, Django Reinhardt, Hemingway e Vinicius de Moraes,
sino alle dittature sudamericane degli anni Settanta, celebrando
al ritmo di bossanova la fine del calcio come branca del romanticismo.
«Gente, rubare la coppa Rimet era uno sberleffo planetario
alla dittatura. Almeno nelle mie intenzioni. E un richiamo
romantico alla resistenza. Volevo scuotere il popolo brasiliano
e mettere in ridicolo le gendarmerie del pianeta. Togliere
le utopie dalle teche e ridargli il significato che avevano perduto».
 
DOMENICA 11 MARZO 2007
Rialto Santambrogio
via S. Ambrogio, 4 • Roma
alle 19,30 aperitivo con l’autore
dalle 21,30 dj set Oleg e Mamed
10 euro ingresso, libro e consumazione
Edizioni minimum fax
albatros900
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temi : vita, arte

venerdì, 26 gennaio 2007

Lontano lontano. In ricordo di Luigi Tenco.
Il 27 gennaio del 1967, in circostanze ancora avvolte nel mistero, muore uno dei ‘poeti’ della canzone italiana d’autore, Luigi Tenco. Sul limitare di metà secolo scorso, in un panorama musicale che risentiva ancora delle atmosfere “ingessate” delle canzonette anni ’50, (quasi) tutte violini e rime…agghiaccianti, spuntava il primo di altri astri che avrebbero in séguito illuminato la scena musicale, dandole una decisa svolta di qualità. Non voglio qui fare un ritratto di Tenco, ma solo rendere un omaggio a quello che considero uno degli artisti più sensibili, ispirati e bravi della musica italiana, e con ciò –se possibile- incuriosirne i miei lettori. Certo, anche lui è passato per la canzonetta di genere, soprattutto all’inizio della carriera (Goethe diceva che ogni artista, per quanto grande, resta pur sempre figlio della sua epoca), ma scrivendo in séguito tutt’altro tipo di testi. Ha scritto canzoni di protesta (Cara maestra, E se ci diranno, Ognuno è libero, Io sono uno, Li vidi tornare, prima versione di quella che sarà la sua ultima esecuzione, Ciao amore ciao), canzoni d’amore (Se stasera sono qui, Quando, Lontano lontano, Mi sono innamorato di te, Angela, Io sì, Vedrai vedrai, che –a dispetto di quanto si possa pensare- non è dedicata all’amata, ma alla madre), canzoni di delicata nostalgia, evocanti situazioni e quadri quasi surreali, eppure profondamente eloquenti (In qualche parte del mondo, Il mio regno, Come mi vedono gli altri, La mia valle). Ho sempre legato la mia personale immagine di Tenco ad un altro grande autore piemontese, Cesare Pavese; forse suggestionato dalla fine comune di entrambi. Genovese di adozione, Tenco ha sempre mantenuto un legame forte con le sue radici monferrine, con la tenacia e una certa bonaria rusticità piemontese, valligiana direi. Ricaldone, suo paesello d’origine, con la semplicità genuina della vita di campagna, campeggia qua e là nei suoi testi. Le sue canzoni migliori esprimono, in sintesi, un mondo a mezzo tra il reale e il sogno, tra il visto e il visionario. Forse per questo le amo tanto! Fu lui a scoprire e incoraggiare gli inizi musicali di uno dei suoi più cari amici, un certo Fabrizio De André, di cui cantò splendidamente la Ballata dell’eroe. Questi, ricambiò la cortesia, dedicandogli, all’indomani della tragica morte, una delle sue più belle canzoni.
 

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
dove ho imparato ad amare il sole
perché fa crescere l'erba nei prati
dove ho imparato ad amare la pioggia
perché fa crescere l'acqua nei pozzi.

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
dove la gente lavora i campi
dalla mattina sino alla sera
senza problemi per il vestire
e con la barba sempre da fare.

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
e se quel giorno tu non verrai
io dovrò piangere ma andrò da solo
perché se un giorno dovrò morire
voglio morire nella mia valle.
La mia valle
(testo di L. Tenco su musica di P. I. Čajkovskij)
(ringrazio l’amico Wil per il contributo "tecnico")
albatros900
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temi : musica, vita, arte

giovedì, 14 settembre 2006

L'Amor che move 'l sole e l'altre stelle.

il Sommo Poeta

"O montanina mia canzon, tu vai:

forse vedrai Fiorenza, la mia terra,

che fuor di sé mi serra,

vota d'amor e nuda di pietate;

se dentro v'entri, va dicendo: Omai

non vi può far lo mio fattore più guerra:

là ond'io vegno una catena il serra

tal, che se piega vostra crudeltate,

non ha di ritornar qui libertate"

(Dante Alighieri,dal Casentino, dopo il 1306.

Rime sparse LIII, 76-84)

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, stroncato da febbri malariche, moriva il più grande poeta di tutti i tempi. Esiliato dalla sua città, non poté più farvi ritorno. In tante pagine ha cantato il dolore di quel distacco, e la lucida consapevolezza che non avrebbe più rivisto la sua terra natìa.

La sua anima vaga, immortale, attraverso i secoli.

albatros900
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temi : poesia, arte, medioevo, dante

sabato, 24 giugno 2006

Visi-bilio.

la pace dei campi

"Ma, diradato il bosco, a me la verde

fiamma dell'erba illuminata un balzo

dava dai prati in pieno sole, un lampo

di fluente smeraldo. E dalla riva

scura dell'ombra mi credei mirare

masse di luce l'una in altra sciolte

come marosi e gurgiti di suono

che agli umani è silenzio.

Una beata

estasi allora m'invadea le membra

e l'irraggiante giubilo dell'erba

mi diventava in cuor lagrime e canto.

Oggi farò quel che vorrà la luce".

(Giorgio Vigolo)

albatros900
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temi : natura, arte, emozioni, colori

sabato, 24 giugno 2006

Torna a splendere.

un attimo di riposo

grazie.
albatros900
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temi : arte

sabato, 17 giugno 2006

quiete

...perdersi...

...ritrovarsi...

albatros900
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temi : arte