martedì, 27 maggio 2008

Atalante. Settimo sibilo.
Hans e l

Vi presento la casa di Hans, naufrago dei sentimenti, attraccata al momento a Neuilly-sur-Seine, tra les Sablons e la Defense, metafora dello sguardo proiettato oltre, finestra vertiginosa sulla libertà, sospeso a un passo dal sogno raggiunto.

albatros900
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temi : atalante

martedì, 08 gennaio 2008

Atalante. Sesto sibilo.

paris

-Permetti un ballo, mia regina?

Hans cingeva i suoi fianchi con tenerezza e passione, e quel tanto di vigore perché lei non fuggisse via ancora.

Le banchine lungo la Senna erano illuminate a giorno in quella notte d’inverno, e in alto, sopra i parapetti, si stagliava la sagoma imponente della Nostra Signora di Parigi. Con il suo carico di mistero medievale e letterario!

La musica impazzava in armonie di tango sfrenato. Forse non tutti i passi erano azzeccati, ma che importa? Si amavano. I loro corpi, i loro occhi, sprizzavano scintille. Hans di tanto in tanto guardava giù, verso la corrente placida del fiume…e per una volta era felice di essere sceso per un po’ dall’Atalante.

Attorno le genti più disparate facevano da cornice a quel sogno reale. “Ogni cosa che avvenga in questa città –pensava Hans tra sé- ha un alone di magia inenarrabile. E’ come uno stato di ebbrezza perenne. Un rapimento da cui non si voglia mai essere liberati”.

La notte avanzava felpata ed euforica, più tardi li aspettavano le luci del Quartier Latin, pochi passi di danza più in là!

-Stringimi forte, ora, in questo preciso momento. E scordati ogni ansia, ogni passato, ogni futuro, ogni viaggio che ci attende. Soli o insieme, non so. Ora e qui. Non c’è altro adesso. Atalante può attendere. Fedele, come sempre.

La guardò. E tuffò il viso tra i suoi capelli. Respirando profumo. Profumo di vita vera.

albatros900
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temi : atalante

lunedì, 19 novembre 2007

Atalante. Quinto sibilo.

-E così era solo il mio corpo che volevi?

-Già. Stupito?

-Stupido, forse. Tutta questa strada e la lontananza a fare da barriera tra noi; poi lo slancio e il superamento di quella barriera, e l’estasi della riuscita e…tutto qui?

-Tutto qui?! La sua faccia assunse un’aria interrogativa da cui traspariva una grande perplessità

-Sì, tutto qui. A me pare poco. Voglio dire, ma non c’era davvero nient’altro che un groviglio di muscoli e nervi che potesse unirci?

-Ma perché ti complichi sempre la vita? Hai il mio corpo, non ti basta?

Si voltò verso il mare e tacque per lunghi minuti. Forse raggiunsero in quel frangente la distanza massima che li avesse mai separati. La nave Atalante, ora, doveva riprendere la sua rotta. È strano –pensò- che io debba sempre ripartire solo, anche quando non sono stato solo ad arrivare.

-E’ il destino di Atalante, disse lei quasi rispondendo ai suoi pensieri.

-Qual è il destino di Atalante? Cos’è il destino?

Il viso di lei accennò un sorriso –di quelli che lui amava tanto-, enigmatica.

-Il destino! Di solito usiamo questa parola quando gli eventi vanno in direzione contraria ai nostri desideri. Tu vai sempre contro le correnti dei desideri. Atalante è forse essa stessa il Destino (pronunciò con enfasi questa parola, a darle una sacralità che lui non percepiva affatto).

-Ci stiamo perdendo in chiacchiere, tagliò corto lui. La baciò violentemente.

Il mattino successivo una sagoma di donna scrutava la distesa del mare, mentre la nave Atalante aveva già ripreso il suo folle peregrinare. Ciò che la distingueva dal volo degli uccelli era soltanto il non avere un fine né una mèta. Non ancora, almeno.

albatros900
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venerdì, 28 settembre 2007

Atalante. Quarto sibilo.

È un pomeriggio di fine estate. Da poco il pranzo è terminato, e il torpore indotto dalla canicola spinge ciascuno dei commensali a cercare il luogo più adatto a schiacciare un pisolino. Alla tavola è rimasto solo Hans. Si guarda attorno sornione. Hans aveva sempre amato quell’atmosfera sospesa propria del meriggio estivo, quando tutte le cose in campagna sembrano attendere la manifestazione di qualche arcano evento. C’è una sorta di sacralità ancestrale, in tutto questo. Ed egli stava gustando i suoni della natura. Nella sua mente si affollano le immagini dei volti cari seduti con lui alla mensa, le loro voci, ognuna con il suo timbro particolare. I silenzi, anche, di chi ama piuttosto ascoltare e non è per questo meno presente. Un alito improvviso di vento solleva un lembo della tovaglia e per un effetto-catena un bicchiere rovescia quel poco di acqua rimasto al suo interno. Le cicale, ammalianti custodi del meriggio, intonano il loro canto assordante. C’è quiete, una grande quiete. Hans sogna. Lo fa spesso, senza bisogno che ci siano campi o nuvole o alberi o stelle attorno a lui. Ma se ci sono, sogna di più. Una grande calma scende nella sua anima. Adesso è pronto per il riposo. L’aria è calda, invita a distaccarsi dalla materialità presente, immergendosi nel liquido piacere dei sogni. Il tempo della veglia è passato. Verrà l’autunno, con le sue piogge, poi l’inverno e le sue brine, quella mensa si svuoterà e riempirà nuovamente. La ruota dell’anno girerà ancora e ancora. E la sua anima, il suo corpo, muteranno con essa. Eppure il deposito del cuore, quale granaio fecondo, non sarà sguarnito mai. Hans è steso sotto un albero. È bello guardarlo dormire placidamente, perché chi lo guarda sa che Atalante non smetterà mai di viaggiare. Alla sua maniera.

in campagna

albatros900
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temi : atalante

lunedì, 16 luglio 2007

Atalante. Terzo sibilo.
64, Rue de Montmartre. Scendo lentamente la stretta scala di legno che scricchiola sotto le scarpe. Al passaggio di ogni piano, una piccola finestra condominiale mi permette di vedere frammenti di realtà esterna. Il chiarore del mattino. Esco dal portoncino, verde, incorniciato dall’edera. Mi fermo qualche attimo sulla soglia. Una mamma spinge un passeggino e tiene per mano il figlio più grande – avrà all’incirca cinque anni. Ripasserà più tardi, carica di sacchetti e di capricci infantili. Faccio per dirigermi verso Rambuteau, ma prima una sosta al negozio vicino casa, che espone le sue meraviglie dolciarie in rapida (per il mio sguardo) sequenza. Soddisfatta la voglia di dolci, senza chiedermi se essa nasconda mancanze d’altro genere e specie, sono pronto per la città. È il mio giorno libero a lavoro. Le strade di Pigalle pullulano di gente al mattino non meno di quanto lo siano nelle notti proibite e piuttosto squallide dei locali hard. La destinazione finale che scelgo è Les Halles. Ho sempre amato quel mix di modernità un po’ retro e caos multietnico che gravita attorno a quel centro. Osservo le ragazze camminare, alla maniera di Bertrand Morane. Mi dà un senso di rilassante levità. Molte spalle, che non riveleranno mai il proprio volto. Il senso del mistero. Il fascino femminile della “francesità”! Mon Dieu! Alcune sere, rientrando a casa, metto su l’acqua per la pasta e attacco un po’ di musica. Mi stravacco sul divano, apro la finestra che dà sulla città e rilasso ogni tensione ripensando ai visi incontrati per strada, immagino per ciascuno di essi un tetto sotto il quale stia passando la serata. I sottotetti ”alla René Clair” sono quelli che mi forniscono più spunti! Il fumo di una sigaretta prende il largo, io lo seguo. Una dolce melodia di chitarra elettrica, incazzata il giusto, mi conduce alla sera. Mentre la pentola borbotta, e il coperchio mi supplica di liberarlo dalle bollenti avances dell’accadueò! Ma che sbadato…
Verso la pasta: eh, sì. Mi manca un poco l’Italia, di fronte a un piatto di pasta francese!
albatros900
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martedì, 22 maggio 2007

Atalante. Secondo sibilo.
È una giornata di sole, qui a Parigi. Ho preso il metrò a metà mattina…ho fatto un giro delle linee, salendo e scendendo a caso, provando inediti intrecci di percorso. Tanto per riprodurre quello che avviene nella mente. Adoro scendere e salire dai vagoni, in questa città. Ecco, nell’altra carrozza c’è un volto interessante. Scendo e avanzo di una. Abéssés…Porte de Clignancourt…Les Sablons…La Defense. È il primo pomeriggio. Il mio vagare mi ha portato a due passi dalla Sorbonne. Entro a Jardin du Luxembourg. Una frescura allettante mi accoglie. Mi dirigo verso il chioschetto al centro del parco: lì fanno le crepes con il cioccolato fondente. Non la nutella, il cioccolato fondente! Una raffinata banconista mi serve, riceve il denaro e mi offre il resto in monetine da pochi cent. Le ripongo in tasca, deciso a liberarmene alla prima occasione buona. Mi sento allegro. Il giardino pullula di vita. Sono pochi i bambini. È un giardino di adulti, questo. Di amanti, di single in cerca di fortuna, di bohémien o ciò che ne resta. Tutto qui ha un’aura di eleganza, di raffinatezza, non affettata, non snob (non la tollererei in quel caso). Quasi fisiologica. Le donne francesi hanno una classe che non ha pari. E non devono fare alcuno sforzo, perché sembra essere innata in loro. Le sedie di ferro verdi disseminate tra i viali e di fronte ai prati colorati di fiori, vanno a ruba. Ci sono quelle “semplici” e quelle più grandi, con il poggiapiedi. Queste ultime, per una strana regola di distribuzione della comodità, sono appannaggio femminile. Le ragazze siedono con le loro gonne lunghe e leggere, le gambe distese, di cui si intravede qualche lembo di pelle. Leggono, apparentemente rapite dalle pagine, incuranti di quanto si agita attorno. Quasi indifferenti agli sguardi che si posano su di loro invariabilmente. Il vento ristà; ma di tanto in tanto una folata fa ondeggiare gli alberi, e solleva quel discreto velo di mistero che ammanta le grazie parigine. Viene in mente un film di Truffaut…”le gambe delle donne sono compassi che misurano l’armonia dell’universo”…ho lasciato il mio paese, dove tutto deve essere volgarmente disvelato e prostituito, e mi ritrovo circondato dalla sensualità che preferisco. Ad ogni modo, sono indifferente anch’io, come loro. Passeggio per i viali guardandomi attorno, e non lascio che qualcosa possa trattenermi. Che sia uno sguardo, un pensiero, un’emozione. Parigi è una città magica. Mi nutre, senza che nulla debba avvenire, senza che alcuno debba incontrare. Mi fermo ai bordi della vasca rettangolare, l’angolo più buio del parco. E ora resterò qualche momento fermo. Ad aspettare.
albatros900
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temi : vita, atalante

lunedì, 26 marzo 2007

Atalante. Primo sibilo.
Il giorno già freme: è ora di salpare! Tra poco tutto quello che ho attorno a me, non ci sarà più. La nave Atalante è pronta per intraprendere il suo viaggio. Ed io sono il suo ospite. Il mozzo ha controllato ogni cosa, il gatto occhieggia dal ponte, il comandante controlla la rotta. Il sibilo della sirena annuncia la partenza. L’aria è quieta, la corrente è nostra alleata. Allez! On y va! L’orizzonte del nostro sguardo saranno le rive di questo fiume. E più in là ancora. I paesi adagiati sulle sponde ci offriranno quel po’ di svago di cui avremo bisogno. Canteremo le notti di luna crescente; scruteremo le nostre anime, le notti di luna calante. Al mattino nuovi paesaggi, nuovi passaggi. Certi dell’andare, incerti della rotta –diamine, che non lo sappia il comandante! Sulle ali di una raggiunta libertà, sulla scorta di una raggiante curiosità per il tutto. Toccheremo anche Parigi, certo; e sulle banchine del lungosenna balleremo un altro walzer. La fisarmonica del comandante cullerà i pomeriggi assolati, o i giorni di festa nelle contrade agresti. Il riso dei contadini, le gonne lunghe delle donne, il sorriso libero dei bambini. Noi saremo con tutti, ma nessuno potrà trattenerci. Perché il nostro viaggio porta un po’ più lontano
No, non ci sarà solitudine. Quando una serena malinconia ci abbraccerà, immergeremo le mani nell’acqua. Solcando con esse le onde, l’abbraccio diventerà amplesso. E rideremo di gusto. On y va! Questo presente ci attende.
Atalante
Dedicato a Jean Vigo, cineasta geniale morto all’età di 29 anni.
albatros900
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temi : mare, vita, emozioni, atalante