lunedì, 06 aprile 2009

Esistono per ogni uomo luoghi predestinati alla felicità, paesaggi in cui egli può aprirsi e conoscere, aldilà del semplice piacere di vivere, una gioia simile a un rapimento, una di quelle gioie di cui parla Flaubert: "Ho avvertito talvolta uno stato d'animo che trascende la vita, per cui la gloria sarebbe nulla, e la felicità stessa inutile"

(Jean Grenier, 1939)

Paris b/nTale è, per me, Parigi.

albatros900
Permalink ¦ commenti (58)¦ commenti (58)(popup)
temi : ricordi, vita, emozioni

lunedì, 23 febbraio 2009

Di questo gioisce il mio cuore, 
     esulta la mia anima;
        anche il mio corpo riposa al sicuro, 
     perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro,
        né lascerai che il tuo santo veda la corruzione. 
  Mi indicherai il sentiero della vita,
        gioia piena nella tua presenza,
        dolcezza senza fine alla tua destra.
(salmo 15)
Buon viaggio, Giuseppe. E' stata una gioia averti conosciuto, esser stato seduto alla tua mensa semplice, aver condiviso con te un pollo e due chiacchiere affabili. E la tua ospitalità. Autentica, come la tua famiglia. E grazie, per quell'amico prezioso e insostituibile che mi hai regalato.
A te, Mario. E al tuo babbo.
albatros900
Permalink ¦ commenti (10)¦ commenti (10)(popup)
temi : vita, amicizia, emozioni

giovedì, 31 luglio 2008

Pas de mots.

come un chiodo

albatros900
Permalink ¦ commenti (41)¦ commenti (41)(popup)
temi : emozioni

giovedì, 24 aprile 2008

Avrai.

Avrai giochi da inventare

Avrai chi li inventerà con te

Avrai zietti che ti spupazzeranno

Avrai faccine strane

Avrai fuori di testa intorno a te

Avrai -questo è il mio augurio- una vita piena di Sole come chi ti ha portato fra di noi.

Avrai sorrisi sul tuo viso come ad agosto grilli e stelle
storie fotografate dentro un album rilegato in pelle
tuoni d'aerei supersonici che fanno alzar la testa
e il buio all'alba che si fa d'argento alla finestra

avrai un telefono vicino che vuol dire gia' aspettare
schiuma di cavalloni pazzi che s'inseguono nel mare
e pantaloni bianchi da tirare fuori che e' gia' estate
un treno per l'America senza fermate

avrai due lacrime piu' dolci da seccare
un sole che si uccide e pescatori di telline
e neve di montagne e pioggia di colline
avrai un legnetto di cremino da succhiare

avrai una donna acerba e un giovane dolore
viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore
avrai una sedia per posarti ore
vuote come uova di cioccolato
ed un amico che ti avra' deluso tradito ingannato

avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando
ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore avrai

avrai parole nuove da cercare quando viene sera
e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera
la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po' di tosse
Natale di agrifoglio e candeline rosse

avrai un lavoro da sudare
mattini fradici di brividi e rugiada
giochi elettronici e sassi per la strada
avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare

avrai carezze per parlare con i cani
e sara' sempre di domenica domani
e avrai discorsi chiusi dentro mani
che frugano le tasche della vita
ed una radio per sentire che la guerra e' finita

avrai avrai avrai
il tuo tempo per andar lontano
camminerai dimenticando ti fermerai sognando
avrai avrai avrai
la stessa mia triste speranza
e sentirai di non avere amato mai abbastanza
se amore amore amore avrai.

A Sara

albatros900
Permalink ¦ commenti (17)¦ commenti (17)(popup)
temi : amicizia, emozioni

lunedì, 17 marzo 2008

Un giro di chiave.

Domenica. Mattino presto, molto presto. Ho passeggiato chilometri per il Centro. Una visione quasi surreale della città, senza macchine per via della Maratona, che sarebbe partita di lì a poco. Amo la mia città. La amo anche quando è caotica, frenetica (mai troppo, in fondo), confusionaria. Quando sembra toglierti il respiro. Ma la amo lo stesso. Perché è un po’ come la donna amata: la ami solo quando è esattamente come la vorresti tu? O non è forse come la vuoi tu proprio perché la ami? Una passeggiata rigenerante. Nel cuore avevo la vertiginosa sensazione di un carcerato a cui qualcuno avesse dato un giro di chiave alla cella, socchiudendo la porta. La libertà è là fuori: prendila!

Mi tornano in mente i versi della splendida canzone di Gaber:

E’ come un’illogica allegria, di cui non so il motivo

Non so che cosa sia

E’ come se

improvvisamente

mi fossi preso il diritto

Di vivere il presente…

albatros900
Permalink ¦ commenti (32)¦ commenti (32)(popup)
temi : vita, emozioni

lunedì, 18 febbraio 2008

Incendio.
non smettere di bruciareLascia accadere ogni cosa: bellezza e terrore.
Andare si deve: nessun affetto è troppo lontano.
Non lasciarti dividere da me.
Vicino è il paese
che chiamano vita.
Dammi un po' di tempo: voglio amare le cose in modo nuovo
e farle degne di te e grandi.
Voglio solo sette giorni, sette
su cui nessuno abbia mai scritto*.
Nah ist das Land,
das sie das Leben nennen
(...das Lieben nennen!)

...A te, fuoco che mi abiti...
albatros900
Permalink ¦ commenti (35)¦ commenti (35)(popup)
temi : vita, emozioni

domenica, 10 febbraio 2008

La foto e lo specchio.

Quando il nostro percorso terreno si chiude, cosa ci resta di ciò che è stato? Quale brandello di carne, quale sguardo, quale respiro di chi ha camminato assieme a noi? In un attimo folgorante, ho scoperto che tu sei ancora qui anche nella tua carnalità, e non solo nel pensiero -come sempre è stato da allora.

I miei occhi sono i tuoi occhi. Ti porto dentro di me, nella parte più preziosa che ho. Nella finestra da cui mi affaccio verso il mondo, dal balcone da cui l'albatro vola incontro alla vita, sei scolpita tu per sempre. In una vecchia foto ho riguardato il tuo volto così bello e...quegli occhi! Ho guardato te e ho guardato me, come in un uno specchio. Li hai lasciati a me, per non perderti mai più. Con i tuoi occhi guardo, con i tuoi occhi mi addormento, con i tuoi occhi desidero, con i tuoi occhi piango, con i tuoi occhi sorrido, con i tuoi occhi abbraccio gli altri. La natura ha attraversato le generazioni e ti ha portato dentro di me!

Quando la vastità del cielo atterrirà l'albatro, dovrò ricordare che ci sei tu a guardare dai miei occhi. E tutto sembrerà più leggero, più chiaro, più limpido...come i tuoi occhi puri, del colore di quel cielo. Là dove tu sei.

occhi10 febbraio 1906. A mia nonna P.

albatros900
Permalink ¦ commenti (32)¦ commenti (32)(popup)
temi : vita, emozioni

domenica, 20 gennaio 2008

Forse troppo.

L'emozione è una boccata d'ossigeno quando non hai più aria.

L'emozione è un navigatore sentimentale nella nebbia.

L'emozione è un temporale che ti sorprende e lasci chiuso l'ombrello.

L'emozione è un macigno sgretolato da uno sguardo.

L'emozione è una mano che ferma le tue lacrime.

L'emozione è un cuore che ti spinge alle lacrime.

L'emozione è una canzone nella notte.

L'emozione è il freddo sulla riva di un fiume.

L'emozione è una mano che ti trattiene.

L'emozione è una catena che non ti trattiene più.

L'emozione è qualcosa che non puoi dire.

L'emozione è qualcosa che forse darà voce, di nuovo, al tuo canto.

albatros900
Permalink ¦ commenti (22)¦ commenti (22)(popup)
temi : vita, emozioni

mercoledì, 07 novembre 2007

Alle tre. Lungo la notte.
Anche nelle squallide notti
è possibile far brillare la luce d'un sogno
************************************
Il treno Euronight delle ore ventitrè e zero sette per Bologna Centrale partirà dal binario UNO anziché DODICI.
SMS: “Senti qua: Alb e Ale a Bologna Station. Ale fugge, i due si uniscono; alle prime luci dell’alba si dileguano”.
“Alle 3 stanotte sarò a Bologna Station”
“Dici davvero?”. Lei pensava spesso che lui fosse un burlone che inventava viaggi solo nella sua mente.
“Ma certo! Sto partendo ora…”
“Sto ad una festa di Halloween coi bimbi; quando rincaso vedo se riesco a organizzarmi”
Intanto il tempo e la notte inghiottono chilometri e distese urbane a contrasto con la campagna…
La luce del display illumina di tanto in tanto il buio dello scompartimento. Quel piccolo aggeggio elettronico non è l’unica cosa a vibrare in quella notte.
“Lale paladina. La stazione a quell’ora è un postaccio. Se trovo una copertura , ti vengo a recuperare e ci mangiamo qualcosa assieme, ok?”
“Aspetto notizie!”
Ora un gruppo di turchi ha invaso scompartimento e corridoio…si agitano e scherzano con un fare aggressivo ai nostri occhi; ma un pensiero e una proiezione al futuro rendono tutto lontano, e i frastuoni innocui. Un cuore emozionato non conosce fastidio.
CHIUSI…FIRENZE CAMPO MARTE…PRATO…Bologna Centrale…mancano cinque minuti alle tre.
L’aria della città è rigida, un brivido percorre tutto il corpo appena sceso dal treno; ma quello del freddo non è l’unico brivido a traversare Albert.
La vide sul piazzale, appoggiata alla macchina: il suo sorriso fu il primo ad andargli incontro, prima ancora che con il suo corpo si slanciasse in una corsa che sembrava aver atteso da tanto, chissà quanto, tempo. Erano in quella corsa tutti i chilometri che li avevano sempre separati dalla felicità? Chissà! Ma nel dubbio, meglio affrettarsi…
Si abbracciarono forte, quasi a togliersi il fiato, e il fiato si tolsero forse per un po’ nel bacio che si scambiarono, ardenti l’uno dell’altra. Le mani stringevano quasi a voler trattenere il tempo su quelle fragili vite. Volevano forse ingannare questa traditrice d’una vita…
Si guardarono negli occhi –era notte, lei non poteva indossare gli immancabili occhiali da sole.
Qualche macchina sfrecciava ancora per viale Marconi…
Cercarono un pubbetto dove bere una birra. Data l’ora, quel che era rimasto aperto non erano certo ritrovi per educande!
Uno squallido pub malandato: perfetto, pensò Lale.
Tra gli avanzi della notte e le sue creature equivoche e poco raccomandabili, una birra al tavolino era dolce, molto dolce.
Gli schiamazzi e l’allegria dubbia dell’ebbrezza sembravano anch’essi lontani come tutto il resto. Si tenevano la mano tra un boccale e l’altro, giocando a bagnarle con le gocce lasciate dalla condensa.
Albert chinò il viso sulla mano di lei sfiorandola…
“Ma insomma! Stia un po’ attento…non vede che mi sta precipitando addosso!?”
A questo rimprovero risentito, Albert si destò improvvisamente.
Si guardò attorno: era la sala d’attesa in cui si era rifugiato in cerca di riparo dal freddo pungente della notte. I più strambi personaggi la riempivano. Si accorse di essersi quasi accasciato su una arcigna signora del sedile accanto.
“Mamma –fece la bambina seduta accanto alla signora- perché hai svegliato quel signore?”
“Quel cafone mi stava dormendo sopra, vacca d’una boia”
“Ma mamma! Aveva un’aria così felice…Chissà cosa stava sognando…”
albatros900
Permalink ¦ commenti (63)¦ commenti (63)(popup)
temi : vita, emozioni

mercoledì, 17 ottobre 2007

Solo un'immagine.

Un raggio improvviso di luce squarciò le tenebre di quell’angusto luogo, non appena la porta fu aperta. L’aria stantia sembrò prendere precipitosamente la via della libertà, involandosi all’esterno. I milioni di pulviscoli nuotando disordinatamente (o era un ordine incomprensibile per noi), si sparsero per ogni dove. Chi aveva abitato quella stanza? Ammesso che qualcuno ci fosse mai stato, là dentro…

Frederyck tirò un sospiro di sollievo e richiuse quella porta, cigolante. Mentre si avviava nuovamente verso casa, gli tornò alla mente il volto del suo amico. Lontano, adesso. Ma era anche lui lontano, da tutti i frastuoni circostanti, dalla frenesia che non nasconde vita. Eppure, non era solo -a differenza del suo amico.

Albert continuava a morire silenziosamente, mentre il mondo gli viveva attorno.

socchiuso

albatros900
Permalink ¦ commenti (89)¦ commenti (89)(popup)
temi : vita, emozioni

mercoledì, 19 settembre 2007

the tree

Down in the west the setting sun had left a streak of fiery red, which glared upon the desolation for an instant like a sullen eye and frowning lower, lower, lower yet, was lost in the thick gloom of darkest night

Charles Dickens, A Christmas carol, 1843.

albatros900
Permalink ¦ commenti (25)¦ commenti (25)(popup)
temi : emozioni

lunedì, 16 luglio 2007

Atalante. Terzo sibilo.
64, Rue de Montmartre. Scendo lentamente la stretta scala di legno che scricchiola sotto le scarpe. Al passaggio di ogni piano, una piccola finestra condominiale mi permette di vedere frammenti di realtà esterna. Il chiarore del mattino. Esco dal portoncino, verde, incorniciato dall’edera. Mi fermo qualche attimo sulla soglia. Una mamma spinge un passeggino e tiene per mano il figlio più grande – avrà all’incirca cinque anni. Ripasserà più tardi, carica di sacchetti e di capricci infantili. Faccio per dirigermi verso Rambuteau, ma prima una sosta al negozio vicino casa, che espone le sue meraviglie dolciarie in rapida (per il mio sguardo) sequenza. Soddisfatta la voglia di dolci, senza chiedermi se essa nasconda mancanze d’altro genere e specie, sono pronto per la città. È il mio giorno libero a lavoro. Le strade di Pigalle pullulano di gente al mattino non meno di quanto lo siano nelle notti proibite e piuttosto squallide dei locali hard. La destinazione finale che scelgo è Les Halles. Ho sempre amato quel mix di modernità un po’ retro e caos multietnico che gravita attorno a quel centro. Osservo le ragazze camminare, alla maniera di Bertrand Morane. Mi dà un senso di rilassante levità. Molte spalle, che non riveleranno mai il proprio volto. Il senso del mistero. Il fascino femminile della “francesità”! Mon Dieu! Alcune sere, rientrando a casa, metto su l’acqua per la pasta e attacco un po’ di musica. Mi stravacco sul divano, apro la finestra che dà sulla città e rilasso ogni tensione ripensando ai visi incontrati per strada, immagino per ciascuno di essi un tetto sotto il quale stia passando la serata. I sottotetti ”alla René Clair” sono quelli che mi forniscono più spunti! Il fumo di una sigaretta prende il largo, io lo seguo. Una dolce melodia di chitarra elettrica, incazzata il giusto, mi conduce alla sera. Mentre la pentola borbotta, e il coperchio mi supplica di liberarlo dalle bollenti avances dell’accadueò! Ma che sbadato…
Verso la pasta: eh, sì. Mi manca un poco l’Italia, di fronte a un piatto di pasta francese!
albatros900
Permalink ¦ commenti (29)¦ commenti (29)(popup)
temi : vita, emozioni, atalante

venerdì, 06 luglio 2007

Il rito del Tempo.
Si abbassano i riflettori. Le luci di Metropolis occhieggiano lontane, innocue. La magia è qui. Attorno, le vestigia romane parlano lingue arcane e remote, i fari le illuminano di colori cangianti in tonalità dal giallo al rosso. Le prime note introducono alla danza circolare del tempo. (Che sia circolare, me ne renderò conto solo alla fine). La villa dell’Imperatore custodisce le tracce di vite e secoli andati…eppure presenti. Questa sera. Questa magica sera. La musica è l’arte che più di ogni altra scava le viscere della mia anima, traendone tutto quello che le si nasconde nel grembo. Il colore struggente del tramonto ha lasciato spazio all’avvolgente oscurità rischiarata dalla melodia, e dal ricordo del Tempo. Le note si inseguono, ora calme e distese, ora rabbiosamente frenetiche. Proprio come il tempo della vita e le sue imprevedibili alternanze. Perfino una stella, in anticipo sul calendario, “precipita” dalla volta verso di noi, con la sua scia di speranze e desideri non detti: ci sono momenti che hanno il sapore della perfezione. Ci sono attimi in cui senti che la vita è perfetta così. Talmente perfetta da poterla abbandonare senza rimpianti. E allora…i volti perduti…i volti mai visti…le mani mai accarezzate…le voci non sentite…gli sguardi impressi…tutti si danno appuntamento qui ed ora. E danzano, con la musica del pianoforte. Ecco il fratello sconosciuto e perduto, ecco l’anziano pianto al ritmo del Veni Spiritus, ecco la madre compagna di lontane processioni, ecco gli uomini e le donne che mi hanno preceduto sfiorando queste rovine tenaci. Le due colonne di sfondo si spengono e l’abside si tinge di rosso sangue. Il ritmo incalza, per placarsi poi e galoppare nuovamente. In questo Tempo che a volte sembra divorarci e toglierci il fiato ci è dato di vivere momenti che dicono “Non è così!”. Ci sono occasioni di estasi e quiete, una quiete “attiva”, che produce un sovrumano portato di sollievo e conforto. Una quiete che avvicina le epoche lontane, gli amici distanti, gli sconosciuti perfino. E il rito del Tempo, allora, diventa un canto di libertà e di una mia personale forma di gratitudine. L’unico canto, forse, che è lecito intonare nel silenzio di sé.

Impressioni al concerto di Ludovico Einaudi, presentazione del suo nuovo lavoro “Il tempo del mito”, Villa Adriana.

Villa Adriana

albatros900
Permalink ¦ commenti (40)¦ commenti (40)(popup)
temi : musica, vita, arte, emozioni

martedì, 26 giugno 2007

Trasparenza e semplicità.

In attesa di poter scrivere i molti post che ho in cantiere (e in testa), ecco a voi, cari ventiquattro lettori, un piccolo haiku di Franco Battiato...

"Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.

Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla"

trasparenza

albatros900
Permalink ¦ commenti (45)¦ commenti (45)(popup)
temi : musica, emozioni

martedì, 19 giugno 2007

In calesse.
Sulle prime sembrava più burbero di mia nonna, eppure mio nonno aveva un cuore d’oro. Ricordo quando partivo, dopo aver trascorso parte dell’estate nella loro casa, apriva la mia manina e ci metteva dentro un po’ di soldini. “Con questi ci compri quello che vuoi!”. Solo più tardi, da grande, potei scoprire quanti sacrifici aveva fatto nella sua vita per aiutare i suoi cari, e anche per quegli spiccioli finiti nelle mie mani di bambino. Veniva dalla campagna, aveva fatto mille lavori, nella sua lunga vita. Dopo la pensione, essendo stato sempre un tipo “operoso”, continuò a lavorare. Il pomeriggio andava in un bar del centro del paese, e serviva ai tavoli i vecchietti (i suoi colleghi!) che giocavano in lunghe interminabili partite a carte. Talvolta nei miei giri in bicicletta, mi fermavo a quel bar e lui mi portava dietro il bancone e mi faceva scegliere il succo di frutta più buono che volevo. Che emozione stare dall’altra parte di quel bancone. Quanto sembrano grandi le cose, da piccoli. Nessun nettare d’ambrosia avrebbe avuto un sapore altrettanto speciale come quel succo di frutta di mio nonno! La sua storia aveva attraversato la guerra, anzi le guerre. Era una storia di povertà e dignità, di fatica e di costruzione. Diverse volte lui e la sua famiglia erano sopravvissuti alle razzìe di cibo e libertà dei soldati tedeschi. La sua storia sapeva di raffiche di mitra, di convogli diretti all’inferno (allora abitavano vicino a uno snodo ferroviario importante del Centro-Italia), di bombardamenti, di carne mangiata due volte l’anno, di lavori più disparati per portare a casa i soldi per la sopravvivenza. E non far mancare nulla alla sua famiglia. E poi c’era l’amore. Si sposarono presto, come usava, i miei nonni. Mia nonna era una splendida ragazza, con due occhi celesti da far girare la testa anche a guardarla in foto. E quel cappellino, che portava spesso, a ripararsi dal sole e per ormai estinto pudore. In età avanzata, ebbe una malattia brutta, ma si riprese in fretta. E continuò, poi, a “sfrecciare” con la sua Fiat Cinquecento. Aveva un debole per i motori. La sua era una tempra d’acciaio, conservata in un cuore tenero come uno stelo d’erba. Mia madre mi racconta che quando era piccola, andavano tutti in gita col calesse. Così voglio immaginarlo ora: su una strada di campagna, canticchiando una vecchia canzone. Come faceva sempre uscendo di casa, per andare a lavorare.
in campagnaA mio nonno D. classe 1904.
18.6.1996
albatros900
Permalink ¦ commenti (39)¦ commenti (39)(popup)
temi : ricordi, vita, emozioni

martedì, 24 aprile 2007

Straniero di questa ora presente.

Tra i mille desideri, tra i mille sogni che abitano la mia anima, adesso ho quello di potermi trovare in un posto più o meno così:

un prato in Toscana

albatros900
Permalink ¦ commenti (44)¦ commenti (44)(popup)
temi : vita, emozioni

lunedì, 26 marzo 2007

Atalante. Primo sibilo.
Il giorno già freme: è ora di salpare! Tra poco tutto quello che ho attorno a me, non ci sarà più. La nave Atalante è pronta per intraprendere il suo viaggio. Ed io sono il suo ospite. Il mozzo ha controllato ogni cosa, il gatto occhieggia dal ponte, il comandante controlla la rotta. Il sibilo della sirena annuncia la partenza. L’aria è quieta, la corrente è nostra alleata. Allez! On y va! L’orizzonte del nostro sguardo saranno le rive di questo fiume. E più in là ancora. I paesi adagiati sulle sponde ci offriranno quel po’ di svago di cui avremo bisogno. Canteremo le notti di luna crescente; scruteremo le nostre anime, le notti di luna calante. Al mattino nuovi paesaggi, nuovi passaggi. Certi dell’andare, incerti della rotta –diamine, che non lo sappia il comandante! Sulle ali di una raggiunta libertà, sulla scorta di una raggiante curiosità per il tutto. Toccheremo anche Parigi, certo; e sulle banchine del lungosenna balleremo un altro walzer. La fisarmonica del comandante cullerà i pomeriggi assolati, o i giorni di festa nelle contrade agresti. Il riso dei contadini, le gonne lunghe delle donne, il sorriso libero dei bambini. Noi saremo con tutti, ma nessuno potrà trattenerci. Perché il nostro viaggio porta un po’ più lontano
No, non ci sarà solitudine. Quando una serena malinconia ci abbraccerà, immergeremo le mani nell’acqua. Solcando con esse le onde, l’abbraccio diventerà amplesso. E rideremo di gusto. On y va! Questo presente ci attende.
Atalante
Dedicato a Jean Vigo, cineasta geniale morto all’età di 29 anni.
albatros900
Permalink ¦ commenti (12)¦ commenti (12)(popup)
temi : mare, vita, emozioni, atalante

mercoledì, 17 gennaio 2007

On the run.
L’estate prossima voglio fare un viaggio negli Stati Uniti. Ci sono moltissimi luoghi nel mondo, in cui desidererei andare; ma ora voglio questo. Quando parlo di Stati Uniti, mi riferisco in particolare ad alcune immagini viste centinaia di volte nei film; ed io proprio lì, in qualche luogo che rispecchi quelle immagini, voglio andare. Qualche titolo: La febbre dell’oro, Broken flowers, La rabbia giovane, Intrigo internazionale, Kill Bill, Hazard.
 way to infinity
Quegli sperduti villaggi di minatori, fatti di case di legno, depositi per attrezzi, polvere e fatica. Le gole immense del Canyon. Le Highway. In questi giorni, la mia ricorrente colonna sonora sono canzoni americane che spaziano da Bob Dylan (appena arrivo, la splendida Hurricane) a Bruce Springsteen (The river, Nebraska, The ghost of Tom Joad) dagli Eagles (The long run. Appunto) ai Creedence Clearwater Revival (Suzie Q), da Neil Young (Harvest) a Lou Reed. Note eterogenee, ma perfetta colonna sonora per questa peregrinazione. Colorado, Nebraska, Montana; poi California, New Mexico, Ohio. Voglio ampi spazi davanti a me. Anzi, non ampi: immensi. A perdita d’occhio, e di fiato. Viaggiare. Viaggiare. Nutrire gli occhi e la mente di paesaggi totalmente “altri”. Mangiare in qualche bettola per minatori, la notte ascoltare solo il concerto dei grilli (ci saranno, lì, i grilli?), le luci lontane, o assenti addirittura. E al mattino, di nuovo via verso nuove mète.
four runner
Non voglio l’america sfavillante del potere, delle banche, delle multinazionali. No. Voglio l’America dei paesaggi, della povertà, del lavoro. Non voglio essere un turista, voglio essere un viaggiatore. Un pellegrino della varia umanità, tra la varia umanità. Dunque, nessuna agenzia di viaggio potrà mai organizzarmi un viaggio del genere. Sarò io ad averlo sognato, io a portarlo avanti. Ma non da solo.
 the river
"...down to the river, my babe and I..."
albatros900
Permalink ¦ commenti (21)¦ commenti (21)(popup)
temi : vita, emozioni

venerdì, 01 dicembre 2006

Solo per voi.

"Co' pié ristetti

e co' li occhi passai di là

dal fiumicello"

(Dante)

Giunto al simbolico traguardo delle cinquemila visite, voglio dedicare a coloro che tale traguardo hanno permesso, questo post. Devo essere sincero: quando iniziai quest’avventura del blog, i primi tempi le visite erano poche, e sentivo un po’ inutile scrivere cose che nessuno leggeva. Non è questione di narcisismo, è che io penso di avere qualcosa da dire, da comunicare, su cui dibattere ovviamente, e su cui ricevere anche critiche se del caso; ma confrontandomi. Il mio diario personale ce l’ho, da quasi vent’anni, e mi basta quello per le mie “riflessioni intime e segrete”! Questo non lo considero un diario privato, ma uno spazio in cui offrire a chi mi legge spunti di riflessione, stimoli alla curiosità di quello che ci circonda (e quello che ci ha preceduto nella storia), emozioni da provare, se possibile. Sarebbe impossibile ringraziare ognuno dei lettori del mio blog, ognuno di quelli che ha fermato il passo in questo orizzonte. Ma ogni vostra parola non è andata sprecata: è stata custodita, meditata, valorizzata. Anche perché se non ci fossero state quelle vostre, probabilmente non ci sarebbero state le mie. Ringrazio quei bloggers che mi hanno mandato messaggi in notti oscure in cui il mio cuore annaspava; ringrazio chi ha ricevuto i miei auguri in diretta via splinder; ringrazio chi ha viaggiato per incontrarmi e darmi uno spiraglio di luce; ringrazio chi mi ha seguito nel segreto, per poi rivelarsi; ringrazio chi si è rivelato per poi continuare a seguirmi nel segreto; ringrazio chi mi ha accolto nella sua “famiglia” virtuale; ringrazio chi mi ha donato un sorriso; ringrazio chi mi ha dato le “istruzioni” per l’uso per spiccare questo volo virtuale; ringrazio chi mi ha visitato una volta, e chi lo fa ogni giorno (nella migliore delle ipotesi!).

Albatros900 continuerà a volare, sperando che siano ancora tanti i compagni di viaggio; ma sapendo anche l’importanza di proseguire, a volte, soli il viaggio, per poi ritrovarsi.

Ad maiora semper!

spes contra spem

albatros900
Permalink ¦ commenti (15)¦ commenti (15)(popup)
temi : vita, amicizia, emozioni

sabato, 11 novembre 2006

In my darkness.
Seduto sulla riva della mia oscurità,
ho visto passare in malinconico corteo
le immagini della mia vita.
Scorrevano placide
sulla corrente del fiume della Ricordanza,
e sembravano salutarmi da un tempo
lontano ma profondamente e unicamente mio.
Ho visto passare il sonno nel letto grande della mia infanzia,
il dolce che mangiavo nascosto nell’armadio,
protetto da occhi indiscreti,
vegliando sul mio piccolo segreto goloso!
Ho visto le partite a carte sul terrazzo di mia nonna,
mentre l’estate sembrava gridare,
nell’ultima ora del meriggio, che sì,
la felicità era lì, proprio lì
e tutta per noi due.
Ho sentito il suono delle chitarre elettriche del mio primo concerto da adolescente:
i Pink Floyd, stadio Flaminio.
Mi ha accarezzato il soffio del vento toscano
sulle valli desolate dei calanchi.
Ho visto il bacio sulla spiaggia.
Il cielo riflesso sulla corrente del fiume,
e il fiore chinato a sfiorarla
quasi Narciso.
Ho visto la luna e l’amicizia.
Le lacrime d’amore hanno rigato il mio viso, ma erano dolci adesso
(e forse lo erano anche allora).
Ho visto la notte, la tenebra, il cupo dispiegarsi di una solitaria fuga
verso un mondo diverso.
Ho ascoltato il canto dei grilli, i passi dei monaci, il silenzio del vagabondo,
il sorriso strappato alle ferite del clochard.
Poi l’acqua si e’ increspata ed ecco comparire tutti i volti.
I volti della mia vita. I volti amati, i volti cercati, i volti perduti, i volti offesi,
i volti scuri, i volti chiari,
i volti mai visti.
Le lacrime, le grida, la gioia, i silenzi.
Volteggiando nel riflesso i voli del gabbiano,
e le sue ripetute cadute.
L’eco di tracce lontane eppure vicinissime.
Oh, quanto era bello quando non c’era dolore,
non c’era paura,
si camminava attraverso i verdi campi,
e il tramonto abbagliava i miei occhi.
Un’immagine ispirata mentre ascoltavo di notte una canzone ‘gotica’, “Forever” degli Stratovarius. E volavo. Follemente. Meravigliosamente. Solitariamente. Io ero totalmente…mio!
albatros900
Permalink ¦ commenti (11)¦ commenti (11)(popup)
temi : ricordi, vita, emozioni

giovedì, 26 ottobre 2006

Anni Dieci.
"Ne abbiamo attraversate di tempeste!
E quante prove, antiche e dure"
(Franco Battiato)
Vieni con me, nel mio sogno senza tempo. Vieni con me in un luogo che non conosci ancora, che insieme esploreremo. I raggi del sole ci sorprenderanno sul prato, mentre consumiamo la colazione, al modo del tempo che fu! Poi, all’ombra delle querce, dormiremo fin che la canicola avrà perduto il suo vigore. Allora, il calesse ci porterà a spasso per le strade silenziose di campagna e i nostri sensi si riempiranno di natura e di emozioni. Nulla turberà il nostro incanto. Tienimi ancora la mano, perché non abbia di nuovo a sorprenderci il dubbio, la divisione, la fine. Quando ormai le tenebre avvolgeranno ogni cosa, resterà a risplendere il nostro sogno soltanto. E i grilli intoneranno il canto di una realtà che finalmente ci corrisponde…
Buongiorno! Sono le sette. Il servizio di sveglia telefonica le augura una buona giornata.
 1910
"C'eravamo tanto amati
per un anno e forse più,
c'eravamo poi lasciati...
non ricordo come fu...
ma una sera c'incontrammo,
per fatal combinazion,
perché insieme riparammo,
per la pioggia, in un porton!
Elegante nel suo velo,
con un bianco cappellin,
dolci gli occhi suoi di cielo,
sempre mesto il suo visin...
Ed io pensavo ad un sogno lontano
a una stanzetta d'un ultimo piano,
quando d'inverno al mio cor si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!
Come stai? Le chiesi a un tratto.
"Bene, grazie, disse, e tu?".
"Non c'e' male" e poi distratto:
"guarda che acqua viene giù!".
"Che m'importa se mi bagno?"
Tanto a casa debbo andare
"Ho l'ombrello, t'accompagno"
"Grazie, non ti disturbar..."
Passa a tempo una vettura
io la chiamo, le fa: "no"
dico: "Oh! Via, senza paura.
Su montiamo", e lei montò.
Così pian piano io le presi le man
mentre il pensiero vagava lontano...
Quando d'inverno al mio cor si stringeva...
...Come pioveva ...come pioveva!
Ma il ricordo del passato
fu per lei il più gran dolore,
perché al mondo aveva dato
la bellezza ed il candor...
così quando al suo portone
un sorriso mi abbozzò
nei begli occhi di passione
una lagrima spuntò...
Io non l'ho più riveduta
se e' felice chi lo sa!
Ma se ricca, o se perduta,
ella ognor rimpiangerà:
Quando una sera in un sogno lontano
nella vettura io le presi la mano
quando salvare ella ancor si poteva!...
...Come pioveva ...così piangeva!"
(Armando Gill, 1918)
Alla memoria di mio nonno F. (16.XII.1890 - 26.X.1963), che non conobbi mai.
albatros900
Permalink ¦ commenti (13)¦ commenti (13)(popup)
temi : ricordi, vita, emozioni

sabato, 07 ottobre 2006

Un'illogica allegria (anche per me).

Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.

(parole e musica del grandissimo Giorgio Gaber)

albatros900
Permalink ¦ commenti (10)¦ commenti (10)(popup)
temi : musica, poesia, emozioni

giovedì, 21 settembre 2006

A se stesso.

adrenalina

Ta voix, étrange

Vision qui dérange

et trouble l'horizon

de ma raison.

(Paul Verlaine)

Tes grandes visions étranglaient ta parole

et l'Infini terrible effara ton oeil bleu!

(Arthur Rimbaud)

una visione dedicata a Lady Dk

albatros900
Permalink ¦ commenti (10)¦ commenti (10)(popup)
temi : poesia, emozioni, colori

sabato, 24 giugno 2006

Visi-bilio.

la pace dei campi

"Ma, diradato il bosco, a me la verde

fiamma dell'erba illuminata un balzo

dava dai prati in pieno sole, un lampo

di fluente smeraldo. E dalla riva

scura dell'ombra mi credei mirare

masse di luce l'una in altra sciolte

come marosi e gurgiti di suono

che agli umani è silenzio.

Una beata

estasi allora m'invadea le membra

e l'irraggiante giubilo dell'erba

mi diventava in cuor lagrime e canto.

Oggi farò quel che vorrà la luce".

(Giorgio Vigolo)

albatros900
Permalink ¦ commenti (3)¦ commenti (3)(popup)
temi : natura, arte, emozioni, colori

venerdì, 16 giugno 2006

US AND THEM. STATI D'ANIMO.
Dov'eri quando ero bruciato e spezzato?
Mentre i giorni scivolavano via dalla mia finestra?
Dov'eri quando ero ferito e inerme?
Perché le cose che dici e fai mi circondano
Mentre pendevi dalle labbra di qualcun altro
E morendo dalla voglia di credere in quello che senti
Guardavo fisso nel sole splendente
Perso nei pensieri e nel tempo
Mentre i semi della vita
e i semi del cambiamento venivano piantati
Fuori la pioggia cadeva scura e lenta
Mentre meditavo su questo passatempo pericoloso
ma irresistibile
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che era arrivato il momento
Di uccidere il passato e ritornare a vivere
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che l'attesa era iniziata
E sono andato dritto … nel sole splendente.
 
*********************************************************
 
Mentre ti guardi attorno nella stanza stasera
Siediti al tuo posto ed abbassa la luce
Vuoi il mio sangue? Vuoi le mie lacrime?
Cosa vuoi?
Cosa vuoi da me?
Dovrei cantare fino a non poterne più
Suonare queste corde fino a che le mie dita siano scorticate
Sei così difficile da soddisfare
Cosa vuoi da me?
Pensi che sappia qualcosa che non sai?
Cosa vuoi da me?
Se non ti prometto le risposte te ne andresti?
Cosa vuoi da me?
Dovrei starmene fuori sotto la pioggia
Vuoi fami diventare una ghirlanda di margherite per te?
Non sono quello di cui hai bisogno
Cosa vuoi da me?
Puoi avere tutto ciò che vuoi
Puoi lasciarti trasportare, sognare anche camminare sull'acqua
Tutto ciò che vuoi
Puoi possedere tutto ciò che vedi
Vendere la tua anima per il controllo completo
È veramente ciò di cui hai bisogno?
Puoi perderti questa notte
Guarda dentro non c'è niente da nascondere
Voltati e mostra la luce
Cosa vuoi da me?
 
 **************************************************************
 
Ho così paura degli errori che ho commesso
ne ho fatti ogni volta che mi sono steso
mi sento un tipo eccentrico con la mente a pezzi
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
sono rimasto perplesso
sin dalla prima pagina
ho vissuto ogni riga che hai scritto
portami giù, portami giù
dallo scaffale sopra la tua testa
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
vivo dove rimango
sullo scaffale come il resto
e l'epilogo suona come una canzone triste
ti prego, prendi la tua macchina fotografica
e usami ancora
e costruiscimi un tempo
in cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina.
 
 ***************************************************************
 immortali
 
In alto l'albatro sta immobile sospeso nell'aria,
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l'eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie,
ed ogni cosa è verde sotto il sole;
e nessuno ci mostra alla terra,
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all'erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra
Stranieri passano in strada
per caso due sguardi diversi si incontrano,
ed io sono te, e ciò che vedo sono io,
e ti prenderò per mano per guidarti nel paese,
ed aiutami a capire meglio che posso
e nessuno ci chiama a vedere l'alba,
e nessuno ci fa abbassare gli occhi,
e nessuno parla, nessuno cerca,
nessuno vola intorno al sole
Serena, ogni giorno ti mostri
ai miei occhi che si destano,
m'inviti, guardandomi, ad alzarmi,
e dal muro, attraverso la finestra
arrivano ondeggiando su ali di raggi di sole
un milione di ambasciatori splendenti del mattino
e nessuno mi canta ninne nanne
e nessuno mi fa chiudere gli occhi
così spalanco le finestre
e nuoto fino a te, attraverso il cielo.
 
 *********************************************************
 
Ricorda un giorno prima d'oggi
un giorno di quando eri giovane
Libero di giocare insieme col tempo
La sera non arrivava mai
Canta una canzone che non può esser cantata
Senza il bacio del mattino
Regina tu sarai se lo desideri
Cerca il tuo Re
Perché oggi non possiamo giocare?
Perché non possiamo rimanere come allora?
Arrampicati sul tuo melo preferito
Prova ad afferrare il sole
Nasconditi dalla pistola del tuo fratellino
Sognati fantasticando
Perché non possiamo raggiungere il sole?
Perché non possiamo soffiare via gli anni?
Soffiarli via…
Un soffio ancora...
Hans
albatros900
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
temi : musica, emozioni, pink floyd, colori

martedì, 18 aprile 2006

Frammenti di una notte d’estate

 

Stanotte ti ho vista

Addormentarti

Vicina a me

E il Sonno posarsi morbido sui tuoi

Occhi

E cullarti nei sogni

Di una vita appena sbocciata.

Stanotte ho sognato

Di occupare

Quello spazio tra le parole e il silenzio,

quando le nostre anime si guardano negli

occhi

e si librano alte a cercare una

stella

nel cielo!

 

 

Stanotte ti ho sentita

Respirare piano,

ho guardato i tuoi

occhi

dolcemente chiudersi

mentre il Sonno,

placido conquistatore,

si impossessava del tuo corpo,

con notturna tenerezza.

Stanotte tra i tuoi capelli

Spettinati dal vento

Ho visto volare un pensiero

Che ha preso la via del cielo

Per perdersi poi chissà dove…

Era la felicità.

Che accarezza

con prepotente dolcezza

Le anime belle.

Per poi fuggirne via.

 

 

albatros900
Permalink ¦ commenti (2)¦ commenti (2)(popup)
temi : emozioni