Giugno.
Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,
ch'abbia nel mezzo una soa fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.
Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l'altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;
e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cortesie,
ch'a tutto 'l mondo siano graziose.
(Folgore da San Gimignano)
*In attesa di postare la spiegazione della nuova veste di Albatros900, in procinto di partire, vi lascio questi versi a mo' di omaggio e compagnia.

"Indi sen va quel padre e quel maestro
con la sua donna e con quella famiglia
che già legava l'umile capestro.
Né li gravò viltà di cuor le ciglia
per esser fi' di Pietro Bernardone,
né per parer dispetto a maraviglia"
(Dante, Paradiso, XI)
Nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 1226 muore Francesco d'Assisi. Immagine di semplicità e accoglienza, ha applicato in maniera mirabile il messaggio evangelico, dimostrando come una fede rettamente intesa e concretamente vissuta possa gettare squarci di luce immortale nei secoli, al di là di ogni singolo credo religioso. La sua vita ha conosciuto la gloria, la ricchezza, la miseria, il dolore, il successo e la vita mondana; fin che, in quell'abbraccio con l'uomo lebbroso per via, si è aperto il senso più profondo del vivere. Essere con gli altri. Capire, comprendere, incontrare. Libertà. Il vero uomo libero, non negherà mai questo supremo dono a quanti incontrerà sulla sua strada.
Per chi volesse approfondire la figura, la vita e i detti di quest'uomo straordinario, consiglio due letture poco agiografiche e molto interessanti e coinvolgenti: le biografie di Francesco ad opera di G. K. Chesterton, e di H. Hesse.
L'Amor che move 'l sole e l'altre stelle.

"O montanina mia canzon, tu vai:
forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
che fuor di sé mi serra,
vota d'amor e nuda di pietate;
se dentro v'entri, va dicendo: Omai
non vi può far lo mio fattore più guerra:
là ond'io vegno una catena il serra
tal, che se piega vostra crudeltate,
non ha di ritornar qui libertate"
(Dante Alighieri,dal Casentino, dopo il 1306.
Rime sparse LIII, 76-84)
Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, stroncato da febbri malariche, moriva il più grande poeta di tutti i tempi. Esiliato dalla sua città, non poté più farvi ritorno. In tante pagine ha cantato il dolore di quel distacco, e la lucida consapevolezza che non avrebbe più rivisto la sua terra natìa.
La sua anima vaga, immortale, attraverso i secoli.
Spiffero millenario.

Dall'alto della rocca
lo sguardo volgendo
tutto m'infiammo.
Hans
(La rocca di Radicofani, nella Val d'Orcia. Uno dei miei luoghi del cuore. 20 giugno 1992)