Ordinary man.

L'aria vulnerabile raccogli.

Come gli assidui lettori di queste pagine sanno, amo giocare con le parole e metaforizzare le realtà più disparate. Vi offro una delle mie canzoni preferite di Battisti. Appartiene all'ultima fase della sua produzione, quella del nonsense e -appunto!- dei giochi di parole. Essa descrive magistralmente un momento di intimità (non necessariamente sessuale) tra un uomo e una donna. Al primo impatto può sembrare quasi incomprensibile, ma se si ha la pazienza di ascoltarla più volte, se ne scoprono continui scorci, prospettive ardite, metafore affascinanti. La scena del “dono trasparente” della donna al suo uomo la trovo una delle immagini più sensuali e al tempo stesso romantiche della canzone italiana del Novecento! Il testo l'ho inserito nei commenti. La foto che correda il post è stata scattata nella tosca terra, e rappresenta l'incontro e la sovrapposizione del fisso (il palo della luce) e del mobile (le nuvole e le fronde). Forse c'è una metafora. Andatevela a cercare!
Le cicale.
Giorni fa, uscendo da lavoro, ho ascoltato il canto delle cicale. No, non lavoro in un campo. Non ancora, almeno! Ho sempre associato le cicale alla campagna in estate, al meriggio. Il loro alter ego notturno sono i grilli. Non entro nell'annosa diatriba cicala/formica, perché ho simpatia per entrambi questi simpatici insettini. Più per le cicale, però. Ecco, non so in altri campi (aridaje! Me sa che ci finisco davvero...), ma in quello delle relazioni umane mi potrei definire una “formicàla”. Nel senso che mi getto in esse -non nelle cicale- con l'entusiasmo incosciente della scanzonata canterina; ma cerco di preservarle perché durino e non sfioriscano con il passare delle stagioni della vita (che metafore in 'sto blog, eh IK!?).
Il canto delle cicale mi ricorda, ad esempio, le scorribande tra boschi e campi (ah, ma allora è una fissazione) con uno dei miei fratelli, in Toscana, una delle mie terre adottive. I piccoli esploratori. Lui poi è diventato un naturalista sul serio...io neanche naturista. Le cicale segnano il passo del giorno che si avvia alla sera, e quando (ci)calano le tenebre subentrano i grilli. La colonna sonora delle magiche notti. L'arcano, ma anche l'argatto, che domina l'oscurità. Ma che porta in sé tanta, ma tanta luce. Che bella, la notte! Ma non divaghiamo: si parlava degli assolati pomeriggi d'estate e delle signorine cicale. E perché poi dovrebbero essere signorine, signor Albatros? Suppongo perché se ne infischiano di metter su famiglia: vivono del momento. Chiamale sceme. E adesso, una domanda ve la faccio io: perché la famiglia si “mette sempre su” e mai giù, o magari sdraiata? Vivono del momento, e che momento! Quello in cui bolle l'energia, quello che trascina, quello che ubriaca, quello che stordisce. Quando il cuore accelera i battiti. Ai granai ci pensino gli imprenditori, noi pensiamo a campare, nel senso di stare per campi! Mi ero ripromesso di non entrare nella polemica con le formiche, 'nnaggia!
E adesso, miei cari ventiquattro lettori, vi schiaffo qua una canzone di Battisti che dedico alle amiche cicale. E tu, fanciulla, vieni con me. Nel campo, ovvio!
L'universo che respira
e sospinge la tua sfera
e la luce che ti sfiora
cosa vuoi?
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te.
Oltre il monte
c'è un gran ponte.
Una terra senza serra,
dove i frutti son di tutti.
Non lo sai?
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te.
E' una vela la mia mente
prua verso l'altra gente
vento, magica corrente
quanto amore!
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te. Mio per sempre!
Voglio te... te... te.
Ma tu non cambi mai.
Un braccio, che altro vuoi?
Un'ora me la dài.
L'amore è qualcosa di più
del vino, del sesso che tu
prendi e dai.
Ah sarei una cosa tua?
Amore, gelosia
amor di borghesia.
Da femmina latina a donna americana
non cambia molto... sai?
Voglio te, voglio te, voglio te, voglio te...
Ahhhh è una vela la mia mente
prua verso l'altra gente.
Vento, magica corrente...
Monday has come around again
I'm in the same old place
With the same old faces always watching me
Who knows how long I'll have to stay
Could be a hundred years
Of sweat and tears
At the rate that I get paid
Sometimes I slowly drift away
From all the dull routine
That's with me every day
A fantasy will come to me
Diamonds are what I really need
Think I'll rob a store, escape the law
And live in Italy
Lately my luck has been so bad
You know the roulette wheel's
A crooked deal
I'm loosing all I had
Soon be like a man that's on the run
And live from day to day
Never needing anyone
Play hide and seek
Throughout the week
My life is full of romance
Guess I'll always have to be
Living in a fantasy
That's the way it's got to be
From now on
You think I'm crazy I can see
It's you for you, and me for me
Living in a fantasy
From now on
(Supertramp, 1977)
Intermezzo musicale.
"Scusami, non ho tempo ora"
...meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"...
(De André)
In due.
Mi perdonerete un'ulteriore incursione nella produzione battistiana?!
Aver paura d'innamorarsi troppo
non disarmarsi per non sciupare tutto
non dire niente per non tradir la mente
è un leggero dolore che però io non so più sopportare.
Non farsi vivo e non telefonare
parlar di tutto per non parlar d'amore
cercar di farsi un po' desiderare è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori
Aver paura di confessare tutto
per il pudore d'innamorarsi troppo
finger che anch'io le altre donne vedo
è un leggero dolor temere di mostrarsi interamente nudo
e soffocare la sana gelosia
e controllarsi, non dirti che sei mia
voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori.
Eh, già.
Dove arriva quel cespuglio, la cucina
che avrà il sole di mattina.
Dove arriva il mio berretto
lì la camera da letto,
e in direzione dello stagno
costruiremo il nostro bagno.
Entra pure è la tua casa,
la tua casa fra le rose.
Ora appena prendo il mese,
il primo muro, la tua casa te lo giuro.
Ora siediti qui dove ci sarà il camino
e pensa a quando tutta quella gente
pur passandoci vicino
non vedrà più niente
quella porta non è un sogno
è robusta è di legno.
Non nascondere la mano,
non nascondere il tuo seno
ora non c'è più nessuno,
più nessuno, ora non c'è più nessuno.
Prendo dalla moto il nostro letto
stendo a terra il telo
ora alza gli occhi al cielo e dimmi
quanto mancherà al tramonto
Ci vuol buio a questo punto
voglio farti tenerezza, la tristezza
si dissolve con il fumo.
Resta solo il tuo profumo,il profumo della pelle
lo sfondo delle stelle
e un vago senso di dolore
che scompare col respiro,
col respiro del tuo amore.
(lucio Battisti)
Dal nulla può nascere il tutto. Ma non sempre.
Increspature.
Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise
They got pretty blue eyes
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange
Looks strange, looks strange
Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand
Pulls you down on your knees
While you're down a pool appears
The face in the water looks up
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today
Sail away, away
Ripples never come back
Gone to the other side
Sail away, sail away
The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know
The water gets below
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that I know
Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline
The song has found a tale
My, what a jealous pool she is
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away
Sail away, away
Ripples never come back
They've gone to the other side
Look into the pool
Ripples never come back
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side.
Come suggerisce il titolo di questa canzone dolce e struggente dei Genesis (Ripples), la vita è fatta di increspature che possono sorprenderci, sommergerci a volte, ma anche rendere più vivi i nostri giorni. Ad un amico incastonato nel mio cuore, in un giorno particolare...

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.
(Battisti)
Impressioni al concerto di Ludovico Einaudi, presentazione del suo nuovo lavoro “Il tempo del mito”, Villa Adriana.

Trasparenza e semplicità.
In attesa di poter scrivere i molti post che ho in cantiere (e in testa), ecco a voi, cari ventiquattro lettori, un piccolo haiku di Franco Battiato...
"Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.
Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla"


Un'illogica allegria (anche per me).
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.
È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
(parole e musica del grandissimo Giorgio Gaber)
