martedì, 17 febbraio 2009

Rendimi l'anima

 


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mercoledì, 10 dicembre 2008

Mi sono innamorato!

 


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lunedì, 20 ottobre 2008

Trance break.

 


albatros900
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martedì, 16 settembre 2008

Ordinary man.

Due anni dopo Syd Barrett, un altro dei fondatori dei Pink Floyd s’incammina verso le Porte dell’Alba.
Richard Wright (1943-2008)
Richard Wright è stato il più defilato della band, pur avendo scritto autentici capolavori (basterebbero due titoli: The great gig in the sky e Us and Them). L’ultima volta che ebbi occasione di vederlo e ascoltarlo fu qualche anno fa in un memorabile concerto tenuto al Parco della Musica di Roma, in occasione del tour On an Island di David Gilmour. L’esecuzione integrale della suite Echoes resta tra quelle esperienze per le quali vale la pena vivere in questo fottuto mondo! Senza contare i tre concerti italiani dei PF…
L’essenza del suo carattere è forse racchiusa nel folgorante incipit di Us and Them, “Us and Them…and after all we’re only ordinary men…”
Come mio personale omaggio e saluto, lascio a chi passerà di qua il video della sua ultima canzone con i Pink Floyd, Wearing the inside out, un canto disperato che si apre alla speranza nel finale. La speranza che anche le nubi possano essere allontanate, e che le voci che hanno fatto parte della nostra vita, possiamo tornare ad ascoltarle…
I'm holding out
For the day
When all the clouds
Have blown away
I'm with you now
Can speak your name
Now we can hear
Ourselves again

albatros900
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domenica, 03 agosto 2008

L'aria vulnerabile raccogli.

il fisso e il mobile

Come gli assidui lettori di queste pagine sanno, amo giocare con le parole e metaforizzare le realtà più disparate. Vi offro una delle mie canzoni preferite di Battisti. Appartiene all'ultima fase della sua produzione, quella del nonsense e -appunto!- dei giochi di parole. Essa descrive magistralmente un momento di intimità (non necessariamente sessuale) tra un uomo e una donna. Al primo impatto può sembrare quasi incomprensibile, ma se si ha la pazienza di ascoltarla più volte, se ne scoprono continui scorci, prospettive ardite, metafore affascinanti. La scena del “dono trasparente” della donna al suo uomo la trovo una delle immagini più sensuali e al tempo stesso romantiche della canzone italiana del Novecento! Il testo l'ho inserito nei commenti. La foto che correda il post è stata scattata nella tosca terra, e rappresenta l'incontro e la sovrapposizione del fisso (il palo della luce) e del mobile (le nuvole e le fronde). Forse c'è una metafora. Andatevela a cercare!


albatros900
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giovedì, 24 luglio 2008

Le cicale.

Giorni fa, uscendo da lavoro, ho ascoltato il canto delle cicale. No, non lavoro in un campo. Non ancora, almeno! Ho sempre associato le cicale alla campagna in estate, al meriggio. Il loro alter ego notturno sono i grilli. Non entro nell'annosa diatriba cicala/formica, perché ho simpatia per entrambi questi simpatici insettini. Più per le cicale, però. Ecco, non so in altri campi (aridaje! Me sa che ci finisco davvero...), ma in quello delle relazioni umane mi potrei definire una “formicàla”. Nel senso che mi getto in esse -non nelle cicale- con l'entusiasmo incosciente della scanzonata canterina; ma cerco di preservarle perché durino e non sfioriscano con il passare delle stagioni della vita (che metafore in 'sto blog, eh IK!?).

Il canto delle cicale mi ricorda, ad esempio, le scorribande tra boschi e campi (ah, ma allora è una fissazione) con uno dei miei fratelli, in Toscana, una delle mie terre adottive. I piccoli esploratori. Lui poi è diventato un naturalista sul serio...io neanche naturista. Le cicale segnano il passo del giorno che si avvia alla sera, e quando (ci)calano le tenebre subentrano i grilli. La colonna sonora delle magiche notti. L'arcano, ma anche l'argatto, che domina l'oscurità. Ma che porta in sé tanta, ma tanta luce. Che bella, la notte! Ma non divaghiamo: si parlava degli assolati pomeriggi d'estate e delle signorine cicale. E perché poi dovrebbero essere signorine, signor Albatros? Suppongo perché se ne infischiano di metter su famiglia: vivono del momento. Chiamale sceme. E adesso, una domanda ve la faccio io: perché la famiglia si “mette sempre su” e mai giù, o magari sdraiata? Vivono del momento, e che momento! Quello in cui bolle l'energia, quello che trascina, quello che ubriaca, quello che stordisce. Quando il cuore accelera i battiti. Ai granai ci pensino gli imprenditori, noi pensiamo a campare, nel senso di stare per campi! Mi ero ripromesso di non entrare nella polemica con le formiche, 'nnaggia!

E adesso, miei cari ventiquattro lettori, vi schiaffo qua una canzone di Battisti che dedico alle amiche cicale. E tu, fanciulla, vieni con me. Nel campo, ovvio!

L'universo che respira
e sospinge la tua sfera
e la luce che ti sfiora
cosa vuoi?
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te.

Oltre il monte
c'è un gran ponte.
Una terra senza serra,
dove i frutti son di tutti.
Non lo sai?
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te.
E' una vela la mia mente
prua verso l'altra gente
vento, magica corrente
quanto amore!
Voglio te, una vita.
Far l'amore nelle vigne.
Cade l'acqua ma non mi spegne.
Voglio te. Mio per sempre!
Voglio te... te... te.
Ma tu non cambi mai.
Un braccio, che altro vuoi?
Un'ora me la dài.
L'amore è qualcosa di più
del vino, del sesso che tu
prendi e dai.
Ah sarei una cosa tua?
Amore, gelosia
amor di borghesia.
Da femmina latina a donna americana
non cambia molto... sai?
Voglio te, voglio te, voglio te, voglio te...
Ahhhh è una vela la mia mente
prua verso l'altra gente.
Vento, magica corrente...


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venerdì, 27 giugno 2008

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mercoledì, 18 giugno 2008

dark visions

Monday has come around again
I'm in the same old place
With the same old faces always watching me
Who knows how long I'll have to stay
Could be a hundred years
Of sweat and tears
At the rate that I get paid

Sometimes I slowly drift away
From all the dull routine
That's with me every day
A fantasy will come to me
Diamonds are what I really need
Think I'll rob a store, escape the law
And live in Italy

Lately my luck has been so bad
You know the roulette wheel's
A crooked deal
I'm loosing all I had

Soon be like a man that's on the run
And live from day to day
Never needing anyone
Play hide and seek
Throughout the week

My life is full of romance

Guess I'll always have to be
Living in a fantasy
That's the way it's got to be
From now on
You think I'm crazy I can see
It's you for you, and me for me
Living in a fantasy
From now on

(Supertramp, 1977)

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domenica, 15 giugno 2008

 
albatros900
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giovedì, 05 giugno 2008

Intermezzo musicale.

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sabato, 26 aprile 2008

"Scusami, non ho tempo ora"

...meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"...

(De André)

albatros900
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venerdì, 18 aprile 2008

Giorno di luci accecanti.
The more you see the less you know
The less you find out as you go
I knew much more then than I do now
Neon heart dayglo eyes
A city lit by fireflies
They’re advertising in the skies
For people like us
And I miss you when you’re not around
I’m getting ready to leave the ground…
Oh you look so beautiful tonight
In the city of blinding lights
Don’t look before you laugh
Look ugly in a photograph
Flash bulbs purple irises
The camera can’t see
I’ve seen you walk unafraid
I’ve seen you in the clothes you made
Can you see the beauty inside of me?
What happened to the beauty I had inside of me
And I miss you when you’re not around
I’m getting ready to leave the ground
Oh you look so beautiful tonight
In the city of blinding lights
Time… time
Won’t leave me as I am
But time won’t take the boy out of this man
Oh you look so beautiful tonight
Oh you look so beautiful tonight
Oh you look so beautiful tonight
In the city of blinding lights
The more you know the less you feel
Some pray for others steal
Blessings are not just for the ones who kneel… luckily
Dedicato ad Aiace&Crudelia, con tutto l'affetto di cui sono capace. Alla coppia più bella che conosca.
Che la vostra vita possa essere una canzone emozionante...
Vostro, Albion
albatros900
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sabato, 16 febbraio 2008

In due.

Mi perdonerete un'ulteriore incursione nella produzione battistiana?!

Aver paura d'innamorarsi troppo
non disarmarsi per non sciupare tutto
non dire niente per non tradir la mente
è un leggero dolore che però io non so più sopportare.
Non farsi vivo e non telefonare
parlar di tutto per non parlar d'amore
cercar di farsi un po' desiderare è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori
Aver paura di confessare tutto
per il pudore d'innamorarsi troppo
finger che anch'io le altre donne vedo
è un leggero dolor temere di mostrarsi interamente nudo
e soffocare la sana gelosia
e controllarsi, non dirti che sei mia
voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore
Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori
e non studiarsi ubriacarsi di fiducia
per uscirne finalmente fuori.

albatros900
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venerdì, 15 febbraio 2008

Eh, già.

Dove arriva quel cespuglio, la cucina
che avrà il sole di mattina.
Dove arriva il mio berretto
lì la camera da letto,
e in direzione dello stagno
costruiremo il nostro bagno.
Entra pure è la tua casa,
la tua casa fra le rose.
Ora appena prendo il mese,
il primo muro, la tua casa te lo giuro.
Ora siediti qui dove ci sarà il camino
e pensa a quando tutta quella gente
pur passandoci vicino
non vedrà più niente
quella porta non è un sogno
è robusta è di legno.
Non nascondere la mano,
non nascondere il tuo seno
ora non c'è più nessuno,
più nessuno, ora non c'è più nessuno.
Prendo dalla moto il nostro letto
stendo a terra il telo
ora alza gli occhi al cielo e dimmi
quanto mancherà al tramonto
Ci vuol buio a questo punto
voglio farti tenerezza, la tristezza
si dissolve con il fumo.
Resta solo il tuo profumo,il profumo della pelle
lo sfondo delle stelle
e un vago senso di dolore
che scompare col respiro,
col respiro del tuo amore.

(lucio Battisti)

Dal nulla può nascere il tutto. Ma non sempre.

albatros900
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mercoledì, 13 febbraio 2008

Increspature.

Bluegirls come in every size
Some are wise and some otherwise
They got pretty blue eyes
For an hour a man may change
For an hour her face looks strange
Looks strange, looks strange
Marching to the promised land
Where the honey flows and takes you by the hand
Pulls you down on your knees
While you're down a pool appears
The face in the water looks up
And she shakes her head as if to say
That it's the last time you'll look like today
Sail away, away
Ripples never come back
Gone to the other side
Sail away, sail away
The face that launched a thousand ships
Is sinking fast, that happens you know
The water gets below
Seems not very long ago
Lovelier she was than any that I know
Angels never know it's time
To close the book and gracefully decline
The song has found a tale
My, what a jealous pool she is
The face in the water looks up
She shakes her head as if to say
That the bluegirls have all gone away
Sail away, away
Ripples never come back
They've gone to the other side
Look into the pool
Ripples never come back
Dive to the bottom and go to the top
To see where they have gone
Oh, they've gone to the other side.

Come suggerisce il titolo di questa canzone dolce e struggente dei Genesis (Ripples), la vita è fatta di increspature che possono sorprenderci, sommergerci a volte, ma anche rendere più vivi i nostri giorni. Ad un amico incastonato nel mio cuore, in un giorno particolare...

il giardino e la Palma

albatros900
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sabato, 17 novembre 2007

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
che poi entri in chiesa e preghi piano
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano.
Per te che di mattina torni a casa tua perché
per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
e aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.
Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
per te che un errore ti è costato tanto
che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto.
Anche per te vorrei morire ed io morir non so
anche per te darei qualcosa che non ho
e così, e così, e così
io resto qui
a darle i miei pensieri,
a darle quel che ieri
avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi...
al vento avrebbe detto sì.

(Battisti)

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mercoledì, 11 luglio 2007

Giuro che non sono stato assunto nello staff di Battiato (sennò, sai che invidia MauraReggae!). E' che mi serviva un intermezzo...
"Sembra che non finisca questa lunga notte d’inverno
Sembra che tardi il sole come fosse in pericolo.
Rovine inseguono i ricordi, ma io voglio vivere il presente
Senza fine. Il giorno davanti a cui fugga questa notte.
Voglio lontananze d’azzurro per me.
Pensa a come eravamo certe volte di domenica….
Pieni di ostilità e di oscillazioni.
Così cancello i miei ricordi.
Ma io voglio vivere il presente senza fine.
Il giorno davanti a cui fugga questa notte.
Voglio lontananze d’azzurro per me.
Riprenditi la tua libertà, il tuo orgoglio inutile,
la tua precarietà.
Domani parto, cambio vita e altitudine".
albatros900
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venerdì, 06 luglio 2007

Il rito del Tempo.
Si abbassano i riflettori. Le luci di Metropolis occhieggiano lontane, innocue. La magia è qui. Attorno, le vestigia romane parlano lingue arcane e remote, i fari le illuminano di colori cangianti in tonalità dal giallo al rosso. Le prime note introducono alla danza circolare del tempo. (Che sia circolare, me ne renderò conto solo alla fine). La villa dell’Imperatore custodisce le tracce di vite e secoli andati…eppure presenti. Questa sera. Questa magica sera. La musica è l’arte che più di ogni altra scava le viscere della mia anima, traendone tutto quello che le si nasconde nel grembo. Il colore struggente del tramonto ha lasciato spazio all’avvolgente oscurità rischiarata dalla melodia, e dal ricordo del Tempo. Le note si inseguono, ora calme e distese, ora rabbiosamente frenetiche. Proprio come il tempo della vita e le sue imprevedibili alternanze. Perfino una stella, in anticipo sul calendario, “precipita” dalla volta verso di noi, con la sua scia di speranze e desideri non detti: ci sono momenti che hanno il sapore della perfezione. Ci sono attimi in cui senti che la vita è perfetta così. Talmente perfetta da poterla abbandonare senza rimpianti. E allora…i volti perduti…i volti mai visti…le mani mai accarezzate…le voci non sentite…gli sguardi impressi…tutti si danno appuntamento qui ed ora. E danzano, con la musica del pianoforte. Ecco il fratello sconosciuto e perduto, ecco l’anziano pianto al ritmo del Veni Spiritus, ecco la madre compagna di lontane processioni, ecco gli uomini e le donne che mi hanno preceduto sfiorando queste rovine tenaci. Le due colonne di sfondo si spengono e l’abside si tinge di rosso sangue. Il ritmo incalza, per placarsi poi e galoppare nuovamente. In questo Tempo che a volte sembra divorarci e toglierci il fiato ci è dato di vivere momenti che dicono “Non è così!”. Ci sono occasioni di estasi e quiete, una quiete “attiva”, che produce un sovrumano portato di sollievo e conforto. Una quiete che avvicina le epoche lontane, gli amici distanti, gli sconosciuti perfino. E il rito del Tempo, allora, diventa un canto di libertà e di una mia personale forma di gratitudine. L’unico canto, forse, che è lecito intonare nel silenzio di sé.

Impressioni al concerto di Ludovico Einaudi, presentazione del suo nuovo lavoro “Il tempo del mito”, Villa Adriana.

Villa Adriana

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martedì, 03 luglio 2007

Amici, sto partorendo la storia del gatto-albatro...
Nel frattempo, un intermezzo con questa splendida canzone di Francesco Guccini.
*********************************************
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l'estate finiva più "nature" vent'anni fa o giù di lì...
Con l'incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d'inflazione, quella che chiaman la maturità...

Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perché,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos'è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent'anni allora, i quasi cento adesso capirai...

Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c'era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...

E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent'anni fa!

Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all'anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...

Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perché mi amavi non l'ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perché fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...

Infatti i fiori della prima volta non c'erano già più nel Sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch'io mi ribellavo cioé, sognando Dylan e i provos...

E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell'LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l'avevamo mai fatto e noi che non l'avremmo fatto mai,
quell'erba ci cresceva tutt'attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...

Forse ci consolava far l'amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d'un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!

E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...

Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perché
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...

Perché a vent'anni è tutto ancora intero, perché a vent'anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell'età,
oppure allora si era solo noi non c'entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...

E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s'è perso o no a quei party...

Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
(Eskimo, 1978)
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martedì, 26 giugno 2007

Trasparenza e semplicità.

In attesa di poter scrivere i molti post che ho in cantiere (e in testa), ecco a voi, cari ventiquattro lettori, un piccolo haiku di Franco Battiato...

"Seduto sotto un albero a meditare
mi vedevo immobile danzare con il tempo
come un filo d'erba
che si inchina alla brezza di maggio
o alle sue intemperie.

Alla rugiada che si posa sui fiori
quando s'annuncia l'autunno
assomiglio
io che devo svanire
e vorrei
sospendermi nel nulla
ridurmi
e diventare nulla"

trasparenza

albatros900
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venerdì, 15 giugno 2007

"He came your way
And when he had to go
There were roses growing in the snow
Silently you'll go to the shadow of your soul
And you know that it was like this before we had to go

You will never see these lights
Glowing in your nights
Until you feel this way

With every moon it is as though you're getting closer to your soul
And then you go alone and with no fear
Then you will know
That it was like this before we had to go
And you will find that you were blind
Until you saw these lights glowing in your nights 
 
You will never see these lights
Glowing in your nights
If you don't know
And there are roses growing in the snow"
Nico
Nico, sacerdotessa del dark. 1969.
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martedì, 20 marzo 2007

On loop...
…ovvero, alcune canzoni che sento spesso in questo periodo. Sottolineo: alcune!
Hurricane, Bob Dylan. Una delle canzoni più belle mai scritte.
Stargazer, Rainbow. Esplosione di adrenalina.
Book of Thel, Bruce Dickinson. La mia parte metal soul! (lui è la voce degli Iron Maiden)
The river, Bruce Springsteen. Gli Stati Uniti selvaggi e proletari.
Dance me to the end of love, Leonard Cohen. Quel fottuto romanticone che sono!
Child in time, Deep Purple. Rigorosamente versione da studio.
Storie, Riccardo Fogli. “Storie. Ferme sulle panchine in attesa di un lieto fine”
White light/white heat, Lou Reed. Energia del rock psichedelico, rigorosamente live.
Out on the weekend, Neil Young. Voce calda, sonorità folk: fanno bene all’anima!
Green is the colour, Pink Floyd. Difficile che manchino nelle mie giornate!
In attesa di avere il tempo per una serie di post che ho in cantiere…
albatros900
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venerdì, 26 gennaio 2007

Lontano lontano. In ricordo di Luigi Tenco.
Il 27 gennaio del 1967, in circostanze ancora avvolte nel mistero, muore uno dei ‘poeti’ della canzone italiana d’autore, Luigi Tenco. Sul limitare di metà secolo scorso, in un panorama musicale che risentiva ancora delle atmosfere “ingessate” delle canzonette anni ’50, (quasi) tutte violini e rime…agghiaccianti, spuntava il primo di altri astri che avrebbero in séguito illuminato la scena musicale, dandole una decisa svolta di qualità. Non voglio qui fare un ritratto di Tenco, ma solo rendere un omaggio a quello che considero uno degli artisti più sensibili, ispirati e bravi della musica italiana, e con ciò –se possibile- incuriosirne i miei lettori. Certo, anche lui è passato per la canzonetta di genere, soprattutto all’inizio della carriera (Goethe diceva che ogni artista, per quanto grande, resta pur sempre figlio della sua epoca), ma scrivendo in séguito tutt’altro tipo di testi. Ha scritto canzoni di protesta (Cara maestra, E se ci diranno, Ognuno è libero, Io sono uno, Li vidi tornare, prima versione di quella che sarà la sua ultima esecuzione, Ciao amore ciao), canzoni d’amore (Se stasera sono qui, Quando, Lontano lontano, Mi sono innamorato di te, Angela, Io sì, Vedrai vedrai, che –a dispetto di quanto si possa pensare- non è dedicata all’amata, ma alla madre), canzoni di delicata nostalgia, evocanti situazioni e quadri quasi surreali, eppure profondamente eloquenti (In qualche parte del mondo, Il mio regno, Come mi vedono gli altri, La mia valle). Ho sempre legato la mia personale immagine di Tenco ad un altro grande autore piemontese, Cesare Pavese; forse suggestionato dalla fine comune di entrambi. Genovese di adozione, Tenco ha sempre mantenuto un legame forte con le sue radici monferrine, con la tenacia e una certa bonaria rusticità piemontese, valligiana direi. Ricaldone, suo paesello d’origine, con la semplicità genuina della vita di campagna, campeggia qua e là nei suoi testi. Le sue canzoni migliori esprimono, in sintesi, un mondo a mezzo tra il reale e il sogno, tra il visto e il visionario. Forse per questo le amo tanto! Fu lui a scoprire e incoraggiare gli inizi musicali di uno dei suoi più cari amici, un certo Fabrizio De André, di cui cantò splendidamente la Ballata dell’eroe. Questi, ricambiò la cortesia, dedicandogli, all’indomani della tragica morte, una delle sue più belle canzoni.
 

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
dove ho imparato ad amare il sole
perché fa crescere l'erba nei prati
dove ho imparato ad amare la pioggia
perché fa crescere l'acqua nei pozzi.

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
dove la gente lavora i campi
dalla mattina sino alla sera
senza problemi per il vestire
e con la barba sempre da fare.

Se un giorno tu
verrai via con me
amore mio
andremo insieme a vivere là
nella mia valle
e se quel giorno tu non verrai
io dovrò piangere ma andrò da solo
perché se un giorno dovrò morire
voglio morire nella mia valle.
La mia valle
(testo di L. Tenco su musica di P. I. Čajkovskij)
(ringrazio l’amico Wil per il contributo "tecnico")
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martedì, 02 gennaio 2007

Una donna. A mo' d'augurio.
Il 1° gennaio di quattro anni fa, moriva uno dei protagonisti più interessanti, motivati e affascinanti della scena musicale italiana: Giorgio Gaber.
Le sue canzoni di battaglia hanno raffigurato il coraggio della lotta, “l’ottimismo della volontà”, la speranza di partecipare alla costruzione di un altro mondo possibile; e, a differenza di molti, non ha avuto paura di affermare anche le sconfitte sue e della propria generazione, e ciò facendo, renderle vittorie. Definirlo solo cantante, o cantautore, sarebbe riduttivo. Certo, era l’uno e l’altro. I suoi spettacoli (ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo) erano un’esplosione di vitalità, comicità, rabbia, maestria attoriale, voglia di esserci e di comunicare il proprio mondo. Fedele ad un suo verso (“L’uomo è quasi sempre meglio della propria ideologia”), pur essendo manifestamente schierato a sinistra, ha cantato anche il dubbio della propria “parte”, e il bene che poteva essere nelle diverse posizioni. Per chi volesse conoscerlo consiglierei, tra i tanti album che ha pubblicato, “Pressione bassa”, un autentico capolavoro di testi e musica. Da quest’opera, ho tratto la canzone che segue. Mi piace immaginarla, oltre che come un omaggio nel suo anniversario, anche come augurio mio personale all’inizio di questo anno. “Una donna così”, si avvicina molto al mio ‘ideale’.
 
Una donna fasciata in un abito elegante
una donna che custodisce il bello
una donna felice di essere serpente
una donna infelice di essere questo e quello.

Una donna che a dispetto degli uomini
diffida di quelle cose bianche
che sono le stelle e le lune
una donna cui non piace la fedeltà del cane.

Una donna nuova, appena nata
antica e dignitosa come una regina
una donna sicura e temuta
una donna volgare come una padrona.

Una donna così sospirata
una donna che nasconde tutto
nel suo incomprensibile interno
e che invece è uno spirito chiaro come il giorno.

Una donna talmente normale
che rischia di sembrare originale
uno strano animale, debole e forte
in armonia con tutto anche con la morte.

Una donna così generosa
una donna che sa accendere il fuoco
che sa fare l’amore
e che vuole un uomo concreto come un sognatore.

Una donna che resiste tenace
una donna diversa e sempre uguale
una donna eterna che crede nella specie
una donna che si ostina ad essere immortale.

Una donna che non conosce
quella stupida emozione
più o meno vanitosa
una donna che nei salotti non fa la spiritosa.

E se questo bisogno maledetto
lasciasse in pace i suoi desideri
e se non le facessero più effetto
i finti amori dei corteggiatori
allora ci sarebbero gli uomini
e un mondo di donne talmente belle
da non avere bisogno
di affezionarsi alla menzogna del nostro sogno
.

(Giorgio Gaber, 1980)
albatros900
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temi : musica, vita

sabato, 07 ottobre 2006

Un'illogica allegria (anche per me).

Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.

È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.

(parole e musica del grandissimo Giorgio Gaber)

albatros900
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temi : musica, poesia, emozioni

venerdì, 16 giugno 2006

US AND THEM. STATI D'ANIMO.
Dov'eri quando ero bruciato e spezzato?
Mentre i giorni scivolavano via dalla mia finestra?
Dov'eri quando ero ferito e inerme?
Perché le cose che dici e fai mi circondano
Mentre pendevi dalle labbra di qualcun altro
E morendo dalla voglia di credere in quello che senti
Guardavo fisso nel sole splendente
Perso nei pensieri e nel tempo
Mentre i semi della vita
e i semi del cambiamento venivano piantati
Fuori la pioggia cadeva scura e lenta
Mentre meditavo su questo passatempo pericoloso
ma irresistibile
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che era arrivato il momento
Di uccidere il passato e ritornare a vivere
Ho intrapreso una cavalcata celeste attraverso il nostro silenzio
Sapevo che l'attesa era iniziata
E sono andato dritto … nel sole splendente.
 
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Mentre ti guardi attorno nella stanza stasera
Siediti al tuo posto ed abbassa la luce
Vuoi il mio sangue? Vuoi le mie lacrime?
Cosa vuoi?
Cosa vuoi da me?
Dovrei cantare fino a non poterne più
Suonare queste corde fino a che le mie dita siano scorticate
Sei così difficile da soddisfare
Cosa vuoi da me?
Pensi che sappia qualcosa che non sai?
Cosa vuoi da me?
Se non ti prometto le risposte te ne andresti?
Cosa vuoi da me?
Dovrei starmene fuori sotto la pioggia
Vuoi fami diventare una ghirlanda di margherite per te?
Non sono quello di cui hai bisogno
Cosa vuoi da me?
Puoi avere tutto ciò che vuoi
Puoi lasciarti trasportare, sognare anche camminare sull'acqua
Tutto ciò che vuoi
Puoi possedere tutto ciò che vedi
Vendere la tua anima per il controllo completo
È veramente ciò di cui hai bisogno?
Puoi perderti questa notte
Guarda dentro non c'è niente da nascondere
Voltati e mostra la luce
Cosa vuoi da me?
 
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Ho così paura degli errori che ho commesso
ne ho fatti ogni volta che mi sono steso
mi sento un tipo eccentrico con la mente a pezzi
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
sono rimasto perplesso
sin dalla prima pagina
ho vissuto ogni riga che hai scritto
portami giù, portami giù
dallo scaffale sopra la tua testa
E costruiscimi un tempo
In cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina
vivo dove rimango
sullo scaffale come il resto
e l'epilogo suona come una canzone triste
ti prego, prendi la tua macchina fotografica
e usami ancora
e costruiscimi un tempo
in cui i personaggi vanno in rima
e la trama è carina.
 
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 immortali
 
In alto l'albatro sta immobile sospeso nell'aria,
e giù nel profondo dei flutti
in labirinti di caverne coralline
l'eco di un tempo remoto giunge
tremante attraverso le sabbie,
ed ogni cosa è verde sotto il sole;
e nessuno ci mostra alla terra,
e nessuno sa i dove o i perché
ma qualcosa è all'erta, qualcosa si muove
e comincia a salire verso terra
Stranieri passano in strada
per caso due sguardi diversi si incontrano,
ed io sono te, e ciò che vedo sono io,
e ti prenderò per mano per guidarti nel paese,
ed aiutami a capire meglio che posso
e nessuno ci chiama a vedere l'alba,
e nessuno ci fa abbassare gli occhi,
e nessuno parla, nessuno cerca,
nessuno vola intorno al sole
Serena, ogni giorno ti mostri
ai miei occhi che si destano,
m'inviti, guardandomi, ad alzarmi,
e dal muro, attraverso la finestra
arrivano ondeggiando su ali di raggi di sole
un milione di ambasciatori splendenti del mattino
e nessuno mi canta ninne nanne
e nessuno mi fa chiudere gli occhi
così spalanco le finestre
e nuoto fino a te, attraverso il cielo.
 
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Ricorda un giorno prima d'oggi
un giorno di quando eri giovane
Libero di giocare insieme col tempo
La sera non arrivava mai
Canta una canzone che non può esser cantata
Senza il bacio del mattino
Regina tu sarai se lo desideri
Cerca il tuo Re
Perché oggi non possiamo giocare?
Perché non possiamo rimanere come allora?
Arrampicati sul tuo melo preferito
Prova ad afferrare il sole
Nasconditi dalla pistola del tuo fratellino
Sognati fantasticando
Perché non possiamo raggiungere il sole?
Perché non possiamo soffiare via gli anni?
Soffiarli via…
Un soffio ancora...
Hans
albatros900
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temi : musica, emozioni, pink floyd, colori