Tu sei il volto che ho sognato,
Tu sei le mani che ho stretto tra le mie,
Tu sei le lacrime che ho pianto,
Tu sei le lacrime che hai fermato,
Tu sei le parole che non ho detto,
Tu sei il silenzio che mi atterrì,
Tu sei il buio in cui sognai,
Tu sei l'acqua che non mi bagnò,
Tu sei il cibo che mi saziò.
Ma ora sei qui, respiro vivente
trama intessuta dei giorni.
Non ombra o fantasma,
Ma sangue, e vene, e nervi, e pulsazioni
Maggio.

Di maggio sì vi do molti cavagli
e tutti quanti siano affrenatori,
portanti tutti, dritti corritori;
pettorali, testere de sonagli,
bandère con coverte a molti 'ntagli
di zendadi e di tutti li colori;
le targhe a modo degli armeggiatori;
viuole, rose, fior, ch'ogn'om abbagli;
e rompere e fiaccar bigordi e lance,
e piover da finestre e da balconi
en giù ghirlande, e 'n su melerance;
e pulzellette gioveni e garzoni
baciarsi ne la bocca e ne le guance:
Istantanea.
Seppi dei colori della vita
per avermene mostrato
tu
l'arcobaleno...
Istanti.

Legàmi.
Se volessi dipanare
quest'astrusa matassa
dovrei incrociare il tuo sguardo
sconosciuto ancora
o che tale resterà sempre.
Giugno.
Di giugno dovvi una montagnetta
coverta di bellissimi arboscelli,
con trenta ville e dodici castelli,
che sian entorno ad una cittadetta,
ch'abbia nel mezzo una soa fontanetta
e faccia mille rami e fiumicelli,
ferendo per giardin e praticelli
e rinfrescando la menuta erbetta.
Aranci e cedri, dàttili e lumie
e tutte l'altre frutte savorose
empergolate siano per le vie;
e le gente vi sian tutte amorose
e faccianvisi tante cortesie,
ch'a tutto 'l mondo siano graziose.
(Folgore da San Gimignano)
*In attesa di postare la spiegazione della nuova veste di Albatros900, in procinto di partire, vi lascio questi versi a mo' di omaggio e compagnia.
Entreacto.
Siento
que arde en mis venas
sangre,
llama roja que va cociendo
mis pasiones en mi corazòn.
Mujeres, derramad agua,
por favor;
cuando todo se quema,
solo las pavesas vuelan
al viento.
Federico Garcia Lorca, 1921.
μηδὲ νικηθεὶς ἐν οἴκωι καταπεσὼν ὀδύρεο.
ἀλλὰ χαρτοῖσίν τε χαῖρε καὶ κακοῖσιν ἀσχάλα
μὴ λίην· γίνωσκε δ᾽ οἷος ῥυσμὸς ἀνθρώπους ἔχει.
(Archilochos, fr. 128 West)
Marzo.
Di marzo sì vi do una pischiera
d'anguille, trote, lamprede e salmoni,
di dèntici, dalfini e storioni,
d'ogn'altro pesce in tutta la rivera;
con pescatori e navicelle a schiera
e barche, saettìe e galeoni,
le qual ve portino a tutte stagioni
a qual porto vi piace la primera:
che sia fornito de molti palazzi,
d'ogn'altra cosa che ve sie mestero,
e gente v'abbia de tutti sollazzi.
Chiesa non v'abbia mai né monastero;
lassate predicar i preti pazzi,
ch'hanno troppe bugie e poco vero.
(Folgore da San Gimignano)

Un'illogica allegria (anche per me).
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
A volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.
Lo so
del mondo e anche del resto
lo so
che tutto va in rovina
ma di mattina
quando la gente dorme
col suo normale malumore
mi può bastare un niente
forse un piccolo bagliore
un'aria già vissuta
un paesaggio o che ne so.
E sto bene
Io sto bene come uno quando sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia
se mi capita così.
È come un'illogica allegria
di cui non so il motivo
non so che cosa sia.
È come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente
Io sto bene...
Questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.
Da solo
lungo l'autostrada
alle prime luci del mattino.
(parole e musica del grandissimo Giorgio Gaber)
A se stesso.

Ta voix, étrange
Vision qui dérange
et trouble l'horizon
de ma raison.
(Paul Verlaine)
Tes grandes visions étranglaient ta parole
et l'Infini terrible effara ton oeil bleu!
(Arthur Rimbaud)
una visione dedicata a Lady Dk
L'Amor che move 'l sole e l'altre stelle.

"O montanina mia canzon, tu vai:
forse vedrai Fiorenza, la mia terra,
che fuor di sé mi serra,
vota d'amor e nuda di pietate;
se dentro v'entri, va dicendo: Omai
non vi può far lo mio fattore più guerra:
là ond'io vegno una catena il serra
tal, che se piega vostra crudeltate,
non ha di ritornar qui libertate"
(Dante Alighieri,dal Casentino, dopo il 1306.
Rime sparse LIII, 76-84)
Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321, stroncato da febbri malariche, moriva il più grande poeta di tutti i tempi. Esiliato dalla sua città, non poté più farvi ritorno. In tante pagine ha cantato il dolore di quel distacco, e la lucida consapevolezza che non avrebbe più rivisto la sua terra natìa.
La sua anima vaga, immortale, attraverso i secoli.
Maree.
"E tutte le odiose virtù
mi affliggono a morte"
"E il tempo sospinse alla deriva
o in fondo ai mari la mia creatura mortale
avvisata della salata avventura
di maree che mai toccano le rive.
Io che ero ricco fui reso più ricco
sorseggiando alla vite dei giorni.
Nato di carne e spirito, non ero
né spirito né uomo, ma un fantasma mortale.
E fui abbattuto dalla piuma della morte.
Io fui un mortale fino all'ultimo
lungo un sospiro che recò a mio padre
il messaggio del suo morente cristo.
O voi che v'inchinate alla croce e all'altare,
abbiate memoria di me e pietà di Colui
che usò per armatura la mia carne e le mie ossa
e usò doppiezza al grembo di mia madre".
*****************************************
A chi resta fedele
"Sono venuto a spennarti,
a strapparti l'esotico piumaggio,
anche se è forte la tua collera:
a portarti da me,
dove la brina non potrà mai scendere
né i petali di alcun fiore cadere".
*****************************************
Nella luce dell'andare.
"Tu hai peccato, cuore periodico;
ti affogherò irragionevolmente,
ti lascerò in me perché ti trovino
più cupo che mai,
troppo colmo di sangue perché vi scorra il mio amore.
Fermarsi è illusorio
e io voglio la realtà sul palmo della mano,
non come simbolo, pietra parlante o no.
Andarmene è il mio desiderio;
e dunque andrò,
ma nella luce dell'andare
gli attimi sono miei.
Ad altro potrei dedicarli.
La sosta non ha attimi,
ma o io vado o muoio"
Il poeta gallese Dylan Thomas, nato nel 1914, muore per le conseguenze dell'alcolismo all'età di 39 anni. Il suo destino lo accomuna a tanti suoi "colleghi" sparsi nei secoli addietro. E a tanti che sono sotto i nostri occhi nelle strade delle città, negli atri delle stazioni, nei luoghi del nostro "sguardo schifato rivolto altrove". Questo è un omaggio a tutti corpi dimenticati, destinati a divenire anime dimenticate.
Hans